30 dicembre 2013 ore: 11:47
Disabilità

Disabilità, un 2013 da prima pagina. Ma solo per le proteste di piazza

Bilancio sociale. Dal “Comitato 16 novembre” al caso Stamina, sulla grande stampa trovano spazio soprattutto le proteste eclatanti. Eppure l’anno della Conferenza di Bologna e del via libera al Programma d’azione andrà ricordato anche per il lavoro dei tavoli ministeriali
Eleonora Camilli/Rs I disabili gravi del Comitato 16 novembre manifestano sotto al ministero dell'Economia (Roma, 20 novembre 2013)

I disabili gravi del Comitato 16 novembre manifestano sotto al ministero dell'Economia (Roma, 20 novembre 2013)

ROMA – La disabilità in prima pagina. E’ questa una delle novità che, nei suoi ultimi mesi, l’anno che sta per chiudersi ha portato con sé. Non però la disabilità del Piano d’azione biennale finalmente approvato al governo, non quella della Conferenza nazionale, dei tavoli ministeriali e dei confronti con le istituzioni: sulle prime pagine dei quotidiani, cartacei e online, è finita invece la disabilità della piazza e della rivendicazione, delle proteste e del malcontento, dei comitati e delle associazioni.

Una data su tutte, quella del 23 ottobre. Il Comitato 16 novembre era sceso in piazza per la nona volta, a rivendicare risorse più adeguate per le gravi disabilità e le non autosufficienze: alla fine della protesta, la sera in albergo, è morto Raffaele Pennacchio, membro del direttivo del comitato, malato di Sla, ben noto agli interlocutori istituzionali, che poche ore prima lo avevano incontrato e ascoltato in una stanza del ministero dell’Economia. E’stata la morte di Pennacchio, avvenuta nel corso della protesta, a portare la disabilità in primo piano, dando peso e visibilità alle rivendicazioni del suo comitato. Rivendicazioni di carattere economico, innanzitutto, visto che la crisi economica tocca in modo particolarmente grave le famiglie con disabili, a maggior rischio d’impoverimento rispetto alle altre. Ma, oltre all’aumento del fondo destinato alle disabilità gravissime, anche una trasformazione del modello assistenziale, con un passaggio graduale dal ricovero in Rsa alle cure domiciliari: modello che, secondo il comitato, migliorerebbe la qualità di vita dei malati e delle loro famiglie, assicurando al tempo stesso consistenti risparmi allo Stato.

Il 2013 è costellato però anche da altre “proteste della disabilità”: ci sono quelle, ripetute, di chi reclama il diritto alla libertà di cura e in particolare l’accesso al più che controverso metodo Stamina, e quelle, assai meno eclatanti, di chi rivendica il diritto allo studio per i propri figli, o il diritto al lavoro per tutti. In un momento di crisi economica diffusa, infatti, i tagli non risparmiano le ore di sostegno, raramente adeguate al bisogno effettivo di chi ne fruisce. Né le aziende, perfino le amministrazioni pubbliche, risparmiano le categorie “protette” dalla mannaia dei blocchi delle assunzioni. Pronta, anche nei casi della scuola e del lavoro, la reazione delle famiglie, divenute ormai sentinelle dei diritti: da un lato, si moltiplicano i ricorsi per il sostegno scolastico, che sempre più spesso si organizzano in forma collettiva; dall’altra, le voci di protesta levate da più parti (associazioni, ma anche sindacati) riportano le amministrazioni pubbliche ai loro obblighi nei confronti della categorie protette.

L’anno che si chiude è però anche l’anno del Programma d’azione sulla disabilità, approvato in Consiglio dei ministri il 27 settembre dopo essere stato presentato e discusso ufficialmente in occasione della Conferenza nazionale sulle politiche per la disabilità tenutasi il 13 e 14 luglio a Bologna. Un appuntamento, questo, pressoché ignorato dalla grande stampa (se si esclude il particolare – peraltro totalmente falso – dei disabili bloccati ai piani alti e costretti da un blocco degli ascensori a farsi portare giù per le scale…) nel quale il governo raccoglie un generale riconoscimento dell’impegno profuso sui vari fronti aperti (con il viceministro Cecilia Guerra protagonista principale). Certo, non è tutto “rose e fiori”, come dimostrano le garbate ma nette proteste e preoccupazioni che si levano intorno alla riforma dell’Isee, giunta a conclusione nel mese di dicembre dopo un iter durato anni, ma il clima – nella consapevolezza del permanere della difficile situazione generale del paese - è di generale collaborazione.

Il Piano d’azione, frutto dell’impegno del ministero del Lavoro e delle politiche sociali e della sinergia con i rappresentanti delle associazioni, contiene gli obiettivi principali e le strategie fondamentali nei diversi ambiti che riguardano la vita delle persone con disabilità: dalla scuola al lavoro, dal sostegno economico alla salute. Il Programma piace ed è condiviso, ma ora il timore più diffuso è che, per mancanza di risorse, resti solo sulla carta. I diversi capitoli insomma sono scritti ma ancora tutti da realizzare e restano come questioni aperte per il 2014: la revisione del sistema di valutazione dell’invalidità, con il riconoscimento delle relative previdenze; l’aggiornamento dei Lea e del nomenclatore tariffario, la realizzazione di una piena inclusione lavorativa, con un’applicazione concreta della legge 68/99 sono solo alcune delle urgenze che le associazioni continuano a sottoporre all’attenzione delle istituzioni, nella speranza che al programma possa presto seguire l’azione. (cl/ska)

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