3 aprile 2017 ore: 18:18
Disabilità

Disabilità, una proteina predice l'aggravarsi della Sla

Una ricerca del Centro Clinico NeMO, centro di eccellenza per il trattamento delle malattie neuromuscolari, svolta in collaborazione con il Centro CRESLA dell'ospedale Molinette della citta' della salute di Torino, dimostra che la misurazione nel sa...

Una ricerca del Centro Clinico NeMO, centro di eccellenza per il trattamento delle malattie neuromuscolari, svolta in collaborazione con il Centro CRESLA dell'ospedale Molinette della citta' della salute di Torino, dimostra che la misurazione nel sangue nelle fasi iniziali della malattia della proteina C-reattiva, una molecola nota da tempo e facilmente dosabile, puo' essere utilizzata per predire l'aggressivita' di una delle patologie neuromuscolari piu' gravi e note, la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), da cui sono affette oggi in Italia oltre 6000 persone.

Ad alti valori di questa proteina, infatti, sono associati una piu' rapida progressione della malattia e una ridotta sopravvivenza. La proteina C-reattiva potra' anche diventare in futuro strumento per selezionare pazienti potenzialmente rispondenti a specifiche molecole mirate alla modulazione della cosiddetta neuroinfiammazione, cioe' la componente infiammatoria che si scatena nel sistema nervoso quando e' colpito da malattie neurodegenerative come la SLA. Gia' oggi e' in corso negli Stati Uniti uno studio su pazienti con alti livelli di questa proteina per verificare l'efficacia di uno specifico farmaco modulatore dell'attivita' dei macrofagi, cellule chiave nei processi neuroinfiammatori, i cui risultati saranno disponibili nei prossimi mesi.

Lo studio del centro clinico NeMO, guidato da Christian Lunetta, sviluppato in collaborazione con il centro regionale esperto per la sclerosi laterale amiotrofica (CRESLA), dell'azienda ospedaliera universitaria citta' della salute e della scienza di Torino, sara' pubblicato oggi su una delle testate scientifiche internazionali piu' prestigiose JAMA Neurology.

Alberto Fontana, presidente del centro clinico NeMO, sottolinea: "Il centro clinico NeMO e' oggi noto soprattutto come centro che eccelle per la presa in carico dei pazienti e una ricerca della SDA dell'universita' Bocconi ha recentemente mostrato quanto sia efficace il suo approccio omniservice, in cui il paziente e' messo al centro e gli specialisti necessari ruotano intorno a lui. Ma il nostro obiettivo per i prossimi anni sara' sviluppare la ricerca per dare una risposta terapeutica alle malattie neuromuscolari, a oggi purtroppo ancora incurabili. Per questo motivo questo risultato ci riempie di orgoglio e a Milano, Roma e Messina stiamo aprendo nuovi spazi clinici e di ricerca".

La proteina c-reattiva e' una proteina prodotta dal fegato e dalle cellule adipose, cioe' del grasso corporeo. Nella fase piu' acuta di alcune patologie, nei processi infiammatori e dopo gli interventi chirurgici questa proteina e' prodotta in misura superiore al normale, raggiungendo cosi' una maggiore concentrazione nel sangue. In generale l'aumento di questa sostanza nel sangue e' associato a situazioni in cui l'organismo e' sottoposto a forti stress.

I ricercatori del centro clinico NeMO hanno individuato la relazione tra alte concentrazioni di proteina C-reattiva, il conseguente forte processo infiammatorio in corso nell'organismo e l'aggressivita' della SLA nei diversi pazienti analizzando i dati raccolti nella sperimentazione di un nuovo farmaco, NP001, che ha tra le sue caratteristiche anche una funzione di modulatore dell'attivita' di cellule implicate nei processi infiammatori. I ricercatori hanno osservato che questo farmaco era efficace solo su una parte dei pazienti coinvolti nello studio e hanno pertanto ricercato che cosa li caratterizzasse. Il risultato di questa indagine e' stato che i tutti i pazienti che rispondevano alla terapia presentavano un alto livello di proteina C-reattiva nel sangue.

A supporto di questa ipotesi i ricercatori hanno, inoltre, analizzato i dati della storia clinica di gruppi differenti di pazienti in fase iniziale e privi di evidenze di processi infiammatori in altri distretti, provenienti da Lombardia e Piemonte, e hanno osservato che ad alti livelli di proteina C-reattiva corrisponde un quadro clinico del paziente piu' grave secondo la ALS Functional Rating Scale Revised (ALSFRS-R), la scala di misurazione usata a livello internazionale che permette di esplorare i principali ambiti funzionali (funzione bulbare, destrezza motoria, forza globale, respirazione), descrivendone il grado di compromissione e fornendo un quadro delle capacita' residue e del grado di autonomia del paziente.

Inoltre, e' stato rilevato che la sopravvivenza alla malattia in questi pazienti era piu' breve. Lo studio in corso negli Stati Uniti per verificare l'efficacia di un modulatore dell'attivita' infiammatoria nei pazienti con alti livelli di proteina C-reattiva impiega proprio il farmaco NP001. Sottolinea Christian Lunetta, neurologo del centro clinico NeMO e primo autore dello studio: "Capire il ruolo dell'infiammazione nella progressione della malattia sara' fondamentale per i ricercatori che stanno lavorando a possibili terapie per il trattamento della SLA, perche' proprio la modulazione dei processi neuroinfiammatori della SLA potra' divenire una strategia terapeutica interessante da sviluppare in questa terribile malattia. E' importante, pero', ricordare che si tratta ancora di una ricerca e non di una terapia disponibile nell'attivita' clinica quotidiana, passo per il quale potrebbero essere necessari alcuni anni".

Dichiara Adriano Chio', responsabile del centro regionale esperto per la SLA dell'azienda ospedaliera universitaria citta' della salute e della scienza di Torino: "La ricerca sulla SLA in questi anni si sta orientando all'individuazione di meccanismi regolatori del processo degenerativo della malattia. La neuroinfiammazione sta emergendo come uno dei meccanismi di maggiore interesse, perche' suscettibile in futuro di interventi terapeutici mirati, adattati alle caratteristiche del singolo paziente. La nostra ricerca va appunto in questa direzione". (DIRE)

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