24 novembre 2016 ore: 11:58
Giustizia

Divario salariale e ricatti sessuali: i volti della violenza sul posto di lavoro

Domani la Cgil Veneto promuove un focus sulle differenze salariali tra uomo e donna nell'ambito delle iniziative per la Giornata contro la violenza sulle donne. "In Ue retribuzione oraria femminile più bassa del 16,7% rispetto agli uomini; in Italia la differenza è leggermente inferiore. Inoltre, in Veneto 9 lavoratici su 100 subiscono o hanno subito molestie o ricatti sessuali sul lavoro
Identità di genere. Donna e uomini nel lavoro

VENEZIA - La violenza non è solo quella fisica o psicologica, ma è anche quella economica. Per questo domani, 25 novembre, la Cgil Veneto promuove un focus sulle differenze salariali tra uomo e donna nell'ambito delle iniziative per la Giornata contro la violenza sulle donne (ore 10, teatro Momo a Mestre). "In Europa la retribuzione oraria delle donne è del 16,7% in meno rispetto a quella degli uomini - fa sapere il sindacato -; in Italia la differenza è leggermente inferiore ma comunque corrisponde a una mensilità in meno percepita ogni anno dalle donne rispetto agli omologhi maschi". Se poi si considera il lavoro nelle sue molteplici modalità - includendo quindi anche il maggior ricorso al part time e i periodi di interruzione dal lavoro per la cura dei figli o di altri familiari - il divario retributivo di genere arriva quasi a quota 40%.

C'è poi l'altra forma di violenza,  molto diffusa negli ambienti di lavoro, fatta di molestie e ricatti sessuali. In base a una rilevazione, in Veneto 9 lavoratici su 100 (cioè oltre 78 mila lavoratrici) subiscono o hanno subito molestie o ricatti sessuali sul lavoro nel corso della vita. Le molestie rappresentano poco più di un terzo, mentre ricatti e richieste di disponibilità sessuali riguardano il 65% delle situazioni di cui sono vittime le donne, soprattutto se giovani e con elevati titoli di studio. Nel 25% dei casi le “avances” sono ripetute, trasformando il lavoro in un vero e proprio inferno per persone continuamente sottoposte (45% dei casi) alla minaccia di perdere il lavoro o restare professionalmente segregate.

Dallo studio emerge anche che raramente chi subisce un ricatto sessuale sul lavoro ne parla con qualcuno. Si tace per “paura di essere trattata male”, “per la vergogna e l’auto-colpevolizzazione”, “per paura delle conseguenze per sé e la famiglia”, per “sfiducia”. Alla fine, molte si sentono costrette a mollare: il 57,2% cambia lavoro, il 2,5% viene licenziata, il 3,8% trasferita, il 2,7% si mette in malattia. Solo nell’1,2% dei casi “è andato via lui” e nello 0,8% c’è stata una denuncia. "Su questa problematica il sindacato nel Veneto è riuscito a conseguire alcuni accordi aziendali atti a prevenire e reprimere ricatti e molestie sul lavoro - fa sapere la Cgil -. È un impegno che continua e si arricchisce di sempre nuove intese". (gig)

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