27 febbraio 2017 ore: 12:40
Disabilità

Dj Fabo, De Nigris: serve riflessione sul diritto di cura e sul morire bene

L'analisi del direttore del Centro studi per la ricerca sul coma: “Ennesimo caso che mette in luce una mancanza legislativa e di discussione su un problema che ha diverse sfaccettature. Al di là del singolo che va all’estero, il problema va risolto in Italia”
Fabo dj

- BOLOGNA – “Il caso di Fabiano Antoniani richiama alla mente quelli di Piergiorgio Welby e di Luca Coscioni e mette in luce una mancanza non solo legislativa ma anche di discussione e riflessione seria sul diritto di cura e sul morire bene. Il primo non può prescindere dal secondo”. Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma di Bologna, interviene sul caso di Fabiano Antoniani, ex dj tetraplegico e cieco in seguito a un incidente, che dopo essersi appellato più volte, senza risultato, al Presidente della Repubblica “per sbloccare lo stato di impasse voluto dai parlamentari”, lo scorso 26 febbraio ha scelto di andare in Svizzera, dove la morte assistita è legale. Dj Fabo, com’è era conosciuto quando faceva il dj, è morto questa mattina alle 11.40. L’annuncio, “Fabo ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo”, è stato dato su Twitter da Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni che lo ha accompagnato in Svizzera. “Al di là del fatto del singolo, ciò che colpisce è questa sorta di ricatto sociale – dice De Nigris – di andare in Svizzera o in Olanda, quando è qui, in Italia, che il problema va risolto. Chi rimane in Italia cosa fa?”. 

No a contrapporre il fine vita al diritto di cura. “Ci ritroviamo sempre in questo dibattito, ma la verità è che c’è una mancanza di approccio – continua De Nigris –, che la politica non è in grado di farsi carico di un problema complesso”. Il disegno di legge sul testamento biologico al momento è fermo in Parlamento ma, “è una legge zoppa che non soddisfa né i laici né i cattolici”, dice De Nigris. “Io credo che questa materia vada affrontata laicamente ma rispettando tutti i punti di vista, è una medaglia con diverse sfaccettature e il suo rovescio è il diritto di cura - continua - Se calpestiamo il diritto di cura per dare la libera scelta, che io ritengo legittima, facciamo un danno a migliaia di malati che meritano attenzione legislativa e sostegno alle cure di cui hanno bisogno”. De Nigris sottolinea, ad esempio, la questione del diritto alla nutrizione e all’idratazione, “considerati accanimento terapeutico, quando sono sostegno a persone in situazione di grave difficoltà. Perché su questo non c’è un dibattito? Chi combatte per la libera scelta dovrebbe impegnarsi anche per il diritto di cura e al vivere bene”. (lp)

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