27 dicembre 2013 ore: 10:58
Giustizia

Dodici anni in Opg per resistenza a pubblico ufficiale. La storia di Max

Privato della libertà per 8 anni dopo aver finito di scontare la pena, per la mancanza di un Dipartimento di Salute Mentale disposto a prenderlo in carico. Dal 2012 è alla comunità Sabrata di Roma, dove ha un piccolo studio di pittura
- Max davanti alle sue opere esposte nella comunità Sabrata di Roma Max davanti alle sue opere esposte nella comunità psichiatrica Sabrata di Roma
Max davanti alle sue opere esposte nella comunità Sabrata di Roma
Max, davanti alle sue opere esposte nella comunità psichiatrica Sabrata di Roma

ROMA - Max mi viene incontro sorridente nella sala della Comunità Psichiatrica di Via Sabrata a Roma, in questi giorni addobbata per le feste, ha molta voglia di raccontare la sua storia. Corpulento, vestito di nero, ha un orecchino e anelli argentati a quasi in ogni dito delle mani. Tra le prime cose mi racconta è che qualche mese fa ha avuto una piccola eredità, tremila euro che ha speso tutti velocemente contro le raccomandazioni degli operatori socio-sanitari: “Me li sono mangiati al McDonald, mi sono comprato delle cose, quello che avevo voglia... dopo più di 10 anni a star rinchiuso!”

Max nel suo studio presso la comunità Sabrata di Roma
Max, davanti alle sue opere esposte nella comunità Sabrata di Roma

Nel 2006 Max aveva finito di scontare tutti i reati ma il giudice gli ha dato sei mesi di Ccc (Casa Cura e Custodia)una misura ritenuta necessaria per la possibile di sussistenza di “pericolosità sociale”, da scontare in Opg. I sei mesi di misura di sicurezza in Ccc sono stati rinnovati per sei anni. Fino all’aprile 2012 – esattamente un mese dopo che il video shock sulle condizioni di vita in Opg girato dalla Commissione d’Inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale era stato mandato in onda dalla trasmissione “Presadiretta” – quando il giudice ha firmato le sue dimissioni motivandole con la “scemata pericolosità sociale”. E’ seguita la presa in carico da parte della Comunità di Via Sabrata a Roma, dove Max vive in regime di parziale libertà (può uscire ma con obbligo di rientrare entro le 20 di sera e di firmare due volte al mese al commissariato di Via Arenula).

box

Mentre Max racconta, si sente l’urlo di un paziente della comunità psichiatrica: “Ecco, in Opg se fai così ti mettono in letto di contenzione”. “In Opg se non hai una struttura che ti prende a carico (un Dipartimento di Salute Mentale), non c’è speranza, perché sei un minorato, ti mettono addosso questa pericolosità sociale e non esci più!” “Ho visto persone che sono state lì 18-20 anni. E poi si suicidano perchè non ne possono più”. Ho visto di tutto là dentro, dice, ho visto tanti suicidi perchè a differenza del carcere, da lì non esci quando hai finito la pena, non sai mai quando e se uscirai, potresti non uscire mai”. “Io il suicidio non l’ho provato mai, ma avevo paura di morire la notte per infarto, per le punture di Aldol che mi facevano, non sapevo se riuscivo a resistere fisicamente.

Dal 4/2011 in cui negli Opg italiani c’erano 1419 internati, al 4/2013, in cui il numero dei reclusi è sceso a 1015, molti, come Max sono stati presi in carico dai Dipartimenti di Salute Mentale del territorio. Max vive da un anno nella Comunità di Via Sabrata a Roma dove è considerato molto tranquillo e sono apprezzati i suoi quadri, appesi in tutte le sale e nel corridoio: “Accanto a una stampa di Van Gogh”, scherza lui. Il prossimo settembre il giudice deciderà se ridargli definitivamente la libertà. (lj)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news