11 agosto 2006 ore: 12:31
Disabilità

Don Franco Monterubbianesi: una vocazione lunga mezzo secolo

Il fondatore della Comunità di Capodarco festeggia il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione a sacerdote; la ricorrenza si lega al quarantennale della realtà da lui creata
Don Franco Monterubbianesi

Don Franco Monterubbianesi

CAPODARCO DI FERMO – Una vocazione religiosa lunga mezzo secolo segnata da un forte desiderio di giustizia sociale. Sabato, 19 agosto, don Franco Monterubbianesi festeggerà il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione a sacerdote. La ricorrenza ha un significato del tutto particolare, quest’anno, in quanto si lega ad un altro “compleanno”, quello della Comunità di Capodarco, da lui fondata 40 anni fa, nel Natale del 1966.

Il prete fermano ha oggi  75 anni (è del ’31) e non ha perso la sua vitalità e coerenza. Fin dal principio la sua scelta è stata chiara: la ricerca della giustizia e dell’uguaglianza tra gli uomini. Questa spinta ha preceduto e profondamente segnato la sua vita religiosa.

La sua vocazione nasce nel volontariato, nel contatto con i “malati” di tubercolosi ossea dell’Istituto elioterapico Divina Provvidenza di Porto Potenza Picena. “Erano un mare di bambini, che vivevano su lettini arcuati tutto il tempo per non far gravare la colonna con il peso, in modo che le vertebre in quella maniera non pesando l’una sull’altra non si disfacessero. – ricorda -  Vedevi questi bambini in cameroni di 50-60 posti, condannati a non vedere i loro genitori anche per anni. La mia vocazione è stata segnata da questo incontro”.

Fu il “colpo allo stomaco”. Don Franco sente che la professione medica, che all’inizio aveva scelto, non può essere abbastanza per tante sofferenze “incurabili”, che “ci voleva qualcosa di più, lavorare sulle coscienze, lavorare sulle anime”. “E’ stato un passaggio logico diventare da medico dei corpi a medico delle anime … - dice - l’origine di Capodarco è in questo gruppo di amicizia e di serenità per gli ex tubercolotici, così si chiamavano originariamente”. Per questo, nel 1951, entra in Seminario, prima a Fermo e poi a Roma, nel collegio “Capranica ” e il 19 Agosto 1956 è ordinato sacerdote.

 

Durissima era la condizione dei disabili in quegli anni, in Italia. Praticamente senza diritti, abbandonati a sé stessi in grandi istituti o ricoveri per anziani. Quasi sconosciute le idee di riabilitazione, parità, integrazione sociale. Nella Chiesa, pesava moltissimo l’aspetto “passivo” della teologia della sofferenza.

In don Franco comincia a farsi strada l’idea di un’alternativa. “La comunità è partita nel ‘66, dal ’60 c ’è stata una lenta incubazione. – ricorda - Il Centro comunitario Gesù Risorto, che io ho fondato, era un grido di battaglia che si contrapponeva al dolorismo dei volontari della sofferenza dove si parlava solo di croce: ‘poverini, portate la croce’, dicevano. Non si predicava altro che sofferenza. Per me giovane prete non erano malati, ma handicappati, vivevano la condizione del limite, ma non della malattia”.

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