20 novembre 2020 ore: 11:43
Disabilità

Donne disabili e violenza: il racconto delle vittime

Sono 235 in tutto le donne con disabilità che hanno ricevuto un supporto materiale, psicologico e legale negli ultimi sei anni dall’associazione Differenza donna. Ma dietro i numeri ci sono delle donne in carne e ossa e le loro storie
Immagine tratta da “Silenzi Interrotti”, regia di Ari Takahashi. Un corto su violenze e abusi su donne con disabilità prodotto da Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e Differenza Donna

Immagine tratta da “Silenzi Interrotti”, regia di Ari Takahashi. Un corto su violenze e abusi su donne con disabilità prodotto da Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e Differenza Donna

ROMA – Sono 90 le donne con disabilità che hanno ricevuto supporto materiale, psicologico e legale dall’associazione Differenza donna nell’ultimo anno tra la città di Roma e la provincia di Salerno. E 245 in 5 anni, tra il 2014 e il 2019. Ma dietro i numeri ci sono delle donne in carne e ossa e le loro storie. Maria Teresa ha 69 anni e tre diversi tipi di disabilità. Soprattutto ha una lieve disabilità cognitiva, riscontrata fin dai tempi della scuola e mai accettata dalla famiglia, che la fa sentire sempre inadeguata. A 17 anni si fidanza con un uomo più grande di lei di 10 anni, e si sposano il giorno dopo il compimento del suo 18 esimo compleanno. Dalla relazione, che dal primo giorno si rivela violenta, nascono sette figli, uno ogni anno e mezzo, fino a quando, compiuti 49 anni e dopo l’ennesimo scoppio di violenza, decide di andarsene: “Ormai i miei figli sono grandi, posso finalmente pensare a me”. La violenza subita incide però sul suo stato psicofisico e il Cim le riscontra una depressione grave dovuta ai soprusi subiti. Ciò nonostante Maria Teresa raccoglie le forze e riesce a trovare una piccola casa dove paga l’affitto, pur lavorando in maniera precaria. Ma un giorno, durante lo svolgimento del suo lavoro, è colpita dalla caduta di un cornicione e per molto tempo non può né lavorare né pagare l’affitto. L’incidente le provoca una paralisi del braccio e della gamba e, in un attimo, perde la libertà che era riuscita tanto faticosamente a conquistarsi, ritrovandosi senza lavoro, senza soldi e senza casa. Così per un periodo finisce in strada e subisce uno stupro. Qualche tempo dopo una delle sorelle l’accoglie a casa, ma visto che non è più in grado di lavorare come una volta le propone di aprire un profilo su un sito di incontri per “fare il mestiere più vecchio del mondo”. Tradita anche dalla sorella che vorrebbe indurla alla prostituzione, Maria Teresa chiede aiuto e viene ospitata presso un Centro antiviolenza che le dà una mano a reinserirsi sia dal punto di vista sociale che lavorativo.

Marta, una doppia storia di violenza

Marta è una donna con disabilità cognitiva. I suoi genitori non l’hanno mai fatta sentire diversa dagli altri bambini. E anche i bambini non l’hanno mai fatta sentire diversa da loro. A 23 anni conosce Mario, un ragazzo con problematiche di dipendenza, che è stato fermato più volte per spaccio di stupefacenti. Marta si innamora di Mario e, dopo qualche mese, va a vivere con lui. Mario però si dimostra molto violento con lei e più volte le chiede i soldi per vivere e per comprare la droga. Quando Mario viene arrestato, dopo una retata, Marta va a trovarlo ogni settimana. Mario chiede a Marta di procurargli qualche soldo per i suoi bisogni all'interno del carcere e le dice di rivolgersi a un suo amico. L’amico però le propone di prostituirsi in strada, cosa che Marta fa per circa un anno. Durante l’incontro con un cliente resta incinta e decide di tenere il bambino, rassicurata anche da Mario che le promette di prendersene cura insieme a lei. Il bambino nasce e Mario esce dal carcere. Inizia però a maltrattarla, lasciandola per giorni senza cibo e denunciando la negligenza di Marta ai servizi sociali, che alla fine allontanano il bambino. Qualche tempo dopo Mario muore di overdose e, passati pochi anni, Marta incontra un altro uomo. All’inizio Nicola è gentile, ma poi comincia a essere violento anche lui. Abita in una roulotte senza acqua, luce e gas e chiede a Marta di andare a vivere con lui. Insieme hanno un bambino che, appena nato, viene allontanato dai servizi sociali. Marta rimane così sola con Nicola, che la costringe ad andare a prendere tutti i giorni pranzo e cena alla Caritas e a fare accattonaggio. Sola e senza nessuno che la possa aiutare, Marta esegue gli ordini ma, a un certo punto, torna a casa da sua madre. Per liberarsi definitivamente di quell’uomo e delle sue pressioni, si rivolge a un Centro antiviolenza, che l’aiuta a lasciarlo definitivamente.

Il riscatto di Valentina che oggi aiuta donne come lei

Valentina ha 25 anni e una disabilità fisica procurata alla nascita. Vive in una comunità perché i suoi genitori sono risultati non idonei alla potestà. La sua è una famiglia difficile: sua madre subisce per oltre 20 anni la violenza del marito fino a quando non muore per mano sua. Valentina è libera di uscire dalla comunità quando vuole per incontrare amici o andare nel centro diurno che frequenta. Un giorno, nel parco che attraversa quotidianamente per ritornare in comunità, incontra un uomo che, dopo averla attirata con l’inganno, la stupra dietro un cespuglio. Non contento, l’uomo riesce a far credere a Valentina che la colpa sia soltanto sua e a stuprarla ogni volta che vuole dietro lo stesso cespuglio. Qualche mese dopo, le apre gli occhi un corso sulla violenza di genere e decide di raccontare quello che gli è successo alle operatrici, che avvisano la polizia, riuscendo a far arrestare lo stupratore. Una volta riconquistata fiducia in sé stessa, Valentina comincia ad aiutare altre donne a uscire dalle situazioni di violenza. (ap)

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