20 aprile 2021 ore: 10:39
Immigrazione

Donne e mamme fragili, nel "Safe Space" ascolto e aiuto per uscire dall'invisibilità

A Palermo il centro accoglie circa 40 donne migranti, soprattutto mamme, e 30 bambini. La storia (e la sfida) di Deborah, mediatrice culturale, arrivata dalla Nigeria 20 anni fa e tra i primi operatori formati dall’Unicef nella risposta alla violenza di genere. "Mi faccio guidare dall’ascolto e dalla mia esperienza personale"
Deborah, mediatrice culturale del Women and Girls Safe Space di Palermo

Deborah, mediatrice culturale del Women and Girls Safe Space di Palermo

ROMA - "Quando penso ai bisogni delle altre donne mi faccio guidare sempre dall’ascolto, dalla mia esperienza professionale, ma anche da quella che è stata la mia esperienza personale."

Esordisce così Deborah, 43 anni, mediatrice culturale e mamma di quattro bambini, arrivata in Italia dalla Nigeria, circa venti anni fa. “Ogni volta che iniziamo un nuovo percorso le sfide ci sono e sono tante – dice – ma se condivise possono diventare risorse a supporto di altre donne”.

“Quando sono arrivata in Italia, i primi anni ero mamma e moglie a tempo pieno. Stavo bene ma mi mancava una socialità fuori casa, all’inizio non è semplice ambientarsi. Parli poco la lingua e le difficoltà di comprensione isolano, non sai come muoverti con i documenti, non conosci i percorsi che puoi intraprendere. Frequentando persone e iniziando a conoscere la realtà esterna, ho realizzato che il mio italiano non era così buono come pensavo, che man mano che apprendevo la lingua riuscivo con più facilità ad accedere ai servizi, a informarmi. Sono diventata più consapevole delle opportunità che avevo."

Possiamo essere mamme, mogli, migranti, ma siamo prima di tutto donne che hanno diritto alla protezione e alla libertà di scegliere, tra tutti i percorsi possibili, quale è il nostro. - Deborah, mediatrice culturale del Women and Girls Safe Space di Palermo

La sfida più grande: offrire alle donne la possibilità di scegliere

Queste sfide, sempre attuali, sono state recentemente acuite dalla pandemia da Covid-19 che ha esacerbato inoltre il rischio sempre costante di violenza, una minaccia che accompagna tante donne e ragazze, sia italiane che straniere. Per queste ultime, purtroppo, la violenza di genere caratterizza spesso l’intero percorso migratorio, dal paese d’origine ai paesi di transito, fino al paese d’accoglienza.

È da una chiacchierata tra la mediatrice e Maria Chiara Monti, etnopsicologa e psicoterapeuta del Centro Penc di Palermo, che nasce l’idea del Women and Girls Safe Space. È uno spazio che, grazie anche al supporto dell’Unicef, accoglie giornalmente donne, ragazze e i loro bambini, offrendo opportunità di socializzazione e incontro, ma anche sostegno da parte di operatori e operatrici specializzati.

Deborah è stata proprio tra i primi operatori formati dall’Unicef sul ruolo della mediazione culturale nella risposta alla violenza di genere.

"Abbiamo avviato il centro e costruito il programma insieme alle ospiti. - racconta Deborah - Ripensando alle sfide che ho affrontato in passato, sono consapevole che il primo ostacolo è ancora la resistenza che ognuno di noi ha quando non si sente parte di qualcosa, quando invece ti senti a casa allora è lì che inizi a partecipare attivamente, proporre, che trovi il coraggio di aprirti e coinvolgere altre persone".

Il Women and Girls Safe Space, una nuova casa per mamme migranti e rifugiate. E non solo

Dopo pochi mesi di attività e grazie al passaparola delle prime mamme coinvolte, il Safe Space conta oggi la presenza costante di circa 40 donne e ragazze, soprattutto mamme, dai 15 ai 40 anni e di circa 30 bambini. Il centro organizza svariate attività ricreative e volte al rafforzamento delle competenze personali, ma anche uno spazio-bimbi dove le mamme possono lasciare i propri figli, per dedicarsi ai diversi appuntamenti.

In poco tempo il calendario del centro si è arricchito di diverse attività che spaziano dallo sportello legale e sanitario all’orientamento al lavoro, dai corsi di italiano e professionali alle attività sportive e artistiche, in risposta ai bisogni e ai desideri delle donne che lo frequentano. Tutto questo rispettando sempre le normative e buone pratiche di prevenzione al C.

Uscire dall’invisibilità, favorire l’empowerment, facilitare l’emersione della violenza e l’accesso ai servizi, sono alcuni degli obiettivi del Safe Space, definito sulla base di linee guida globali riconosciute da una rete di organizzazioni che ha sperimentato questo modello di lavoro in diverse parti del mondo.

"La nostra speranza è quella di riuscire a raggiungere sempre più mamme in condizioni di vulnerabilità", raccontano Deborah e Maria Chiara. "Anche la nostra vicina di casa, italiana o straniera, può avere bisogno. Il Safe Space nasce per le mamme migranti e rifugiate, ma la porta è sempre aperta per tutte le donne e mamme che possono trovarsi in situazioni di rischio o che possono avere bisogno di una rete di supporto, soprattutto in questo periodo di lockdown e isolamento, in cui sono aumentate le segnalazioni dei casi di violenza anche in ambito domestico

L’apertura favorisce inoltre l’incontro e le occasioni di scambio. Il Women and Girls Safe Space è pensato come una seconda casa. Quando le mamme che accogliamo ci dicono che si sentono a casa, che stanno bene qui, quella è la nostra vittoria".


In pochi mesi

Il Women and Girls Safe Space, nato da un’idea del Centro Penc con il supporto dell’UNICEF


70 ospiti

Regolarmente presenti nel centro

40 donne

Tra i 15 e i 40 anni, soprattutto mamme

Il Women and Girls Safe Space nasce a Luglio 2020 con il supporto dell’International Rescue Committee (IRC) e dell’Unicef.

L’Unicef supporta il Safe Space nel contesto del programma "Azione Contro la Violenza di Genere che Colpisce Donne e Bambini Rifugiati e Migranti in Grecia, Italia, Serbia e Bulgaria", realizzato con il contributo del Governo degli Stati Uniti.

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