27 dicembre 2013 ore: 16:44
Economia

Dopo una vita di solitudine, in tanti per l’ultimo saluto ad Andrea

Questo pomeriggio a Roma le esequie della trans uccisa 5 mesi fa alla stazione Termini. Presenti anche il sindaco Marino e la ministra Kyenge. Padre Feroci: “Ha sofferto tanto. Abbiamo il dovere di aiutare questi nostri fratelli, non possiamo lasciarli da soli”
Gabriella Lanza/Rs Andrea, la trans uccisa alla stazione termini
Andrea, la trans uccisa alla Stazione Termini
Andrea, la trans uccisa alla stazione termini

ROMA - In tanti oggi hanno voluto dare l’ultimo saluto ad Andrea, la trans uccisa a Termini lo scorso 29 luglio. Erano presenti il sindaco Ignazio Marino, il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge, Vladimir Luxuria, il Cesv che insieme alla Caritas di Roma ha pagato la cerimonia, gli operatori che la incontravano alla mensa di Colle Oppio, la Croce Rossa, alcuni senzatetto della stazione e tanti altri. Più di cento persone che hanno riempito la chiesa del Gesù a Roma portando un fiore bianco stretto tra le mani. Perché la morte di Andrea riguarda tutti, riguarda chi ogni giorno la vedeva seduta davanti alla stazione, chi si fermava a parlare con lei e anche chi non la conosceva.

“Andrea era una nostra sorella”, ha detto padre Enrico Feroci della Caritas che insieme a padre Giovanni La Manna del centro Astalli ha celebrato il funerale dall’altare. “Conoscevamo Andrea, veniva alla nostra mensa e a volte dormiva al parco di Colle Oppio. I nostri operatori la aiutavano come potevano.

Al centro, il sindaco Marino e la ministra Kyenge
Funerale Andrea

Madre Teresa di Calcutta ha detto che ‘la miseria peggiore non è la povertà o la lebbra ma essere abbandonato e rifiutato da tutti’. Andrea era una di noi, apparteneva alla nostra città. Ha sofferto tanto. Noi abbiamo il dovere di aiutare questi nostri fratelli, non possiamo lasciarli da soli”.

Il sindaco Ignazio Marino ha ricordato l’importanza di aver celebrato la cerimonia nella chiesa del centro Astalli per rifugiati: “Questo è un segno importante per Roma. Aiutare le persone come Andrea è il nostro impegno prioritario. Dobbiamo cancellare la Bossi-Fini e impegnarci per accogliere al meglio i migranti che arrivano nella nostra città. A Roma 6mila persone non hanno dove dormire e questo non è accettabile. Anche l’Europa però ci deve aiutare”.

Al funerale era presente anche Luigi, un senzatetto di 70 anni che conosceva Andrea. Ogni giorno andavano insieme alla mensa di Colle Oppio. Ed è proprio al sindaco Marino che Luigi ha rivolto il suo appello: “Quello che è successo ad Andrea non deve più accadere. Noi non abbiamo niente, viviamo per strada. Lei deve fare qualcosa per noi”, ha detto al primo cittadino di Roma.

Vladimir Luxuria, ex parlamentare, scrittrice e conduttrice televisiva a Redattore Sociale ha affermato: “La morte di Andrea è una sconfitta per tutti. E’ stata calpestata e abbandonata come i mozziconi di sigaretta che raccoglieva. Era ottimista nonostante le botte, gli insulti, credeva nel principe azzurro, era pronta all’abbraccio e invece ha trovato la morte. Dobbiamo solo trovare il modo di farci perdonare da lei”, ha detto Luxuria che per la “sua sorellina stanca” ha scritto una poesia.

Andrea ha attraversato la sua vita senza far rumore. Era partita dalla Colombia 4 anni fa, immaginava di essere felice, forse sognava di trovare la famiglia che non ha mai avuto. Invece è bastato poco per finire nel giro sbagliato. E’ stata aggredita più volte, è entrata in coma e quando si è svegliata non poteva più muovere un braccio e trascinava a fatica la gamba. Non aveva un posto dove andare, era sola al mondo, senza possibilità di lavorare. E’ finita a dormire in stazione, il porto sicuro che accoglie tutti, la sua nuova casa.

Passava le sue giornate a fissare il vuoto davanti all’ingresso di Termini. Era lì anche pochi giorni prima di morire, quando l’abbiamo incontrata. Aveva voglia di parlare Andrea, di qualcuno che l’ascoltasse. Il suo sguardo diffidente aveva lasciato subito il posto a un sorriso dolce. Ci aveva raccontato un po’ della sua vita, l’arrivo in Italia, le violenze subite, le sue paure. E poi aveva parlato del suo futuro perché Andrea aveva solo 30 anni e immaginava un domani lontano dalla strada “troppo brutta”. L’avevamo accompagnata alla mensa della Caritas per il primo pasto della giornata, convinti di rivederla presto. Sei giorni dopo, è stata uccisa a bastonate, il suo corpo abbandonato lungo il binario 10. E’ rimasta cinque mesi all’obitorio mentre l’ambasciata cercava di rintracciare i familiari in Colombia. Non hanno trovato nessuno.

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La polizia continua ad indagare. Intanto Andrea sarà sepolta al cimitero di Prima Porta, nel campo dove vengono seppellite a spese dell’Ama le persone che hanno nessuno al mondo. Nel 2012 sono state 260.  
La morte di Andrea ci riguarda e nessuno può sentirsi escluso. Ma più ancora ci riguarda come è vissuta: da sola, dormendo in una stazione con la paura di essere aggredita. Forse solo oggi, nel giorno del suo funerale, non si sarebbe sentita così sola, in mezzo a 150 persone accorse per salutarla un’ultima volta. Se fosse ancora viva, avrebbe conosciuto il lato umano di questa città, l’affetto e la solidarietà di chi oggi ha voluto esserci anche se non la conosceva. Per Andrea è troppo tardi, per gli ottomila senzatetto di Roma ancora no. (Maria Gabriella Lanza)

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