Droghe: anche montagnaterapia e corsi per pizzaioli per la prevenzione
ROMA - Puntare sull’empowerment delle persone tossicodipendenti attraverso la montagnaterapia o prepararli al futuro attraverso la formazione professionale di futuri panettieri o pizzaioli. Sono queste alcune delle attività con cui Dianova Italia, associazione Onlus che sviluppa programmi innovativi negli ambiti della prevenzione e del trattamento delle tossicodipendenze, affronta il cambiamento nel mondo delle dipendenze in Italia. A raccontare le sfide che dovranno affrontare le comunità terapeutiche in futuro è Pierangelo Puppo, presidente di Dianova Italia, che a margine del XVI° Simposio Ewodor dal titolo “Il modello di Comunità terapeutica come strumento di empowerment” organizzato a Roma da Dianova Italia, Dianova International e dall’Università di Ghent, Belgio. “Le sfide per le comunità terapeutiche sono i cambiamenti che avvengono con una velocità incredibile e che ti impongono una certa flessibilità nel pensiero, nel lavoro, in quello che fai tutti i giorni - spiega Puppo -. Sono cambiamenti così rapidi che se continui a mantenere le posizioni che potevano essere coerenti e valide alcuni anni fa, oggi rischi di non cogliere il problema per quello che realmente è. Credo che la sfida più grossa la stiamo vivendo”.
Per Puppo, le comunità terapeutiche negli anni hanno vissuto profondi cambiamenti ed oggi assomigliano poco a quello che erano. “Una volta c’erano solo eroinomani e cocainomani - spiega -, invece oggi vediamo una moltitudine di sostanze”. Tuttavia bisogna adattarsi non solo alle nuove sostanze, a cambiare sono anche le generazioni. “Bisogna tenere conto che c’è un problema di dipendenza tra i giovani che sfugge al servizio pubblico e alle strutture private, giovani difficili da agganciare, ma c’è anche una parte importante di persone che pian piano sono invecchiate, che oggi hanno più di 50 anni e che nonostante tutto continuano ad essere in questo circuito. Anche loro devono essere accolti in comunità. Al contrario di quanto accadeva negli anni 80, oggi c’è una disomogeneità nell’età delle persone e trovi strutture dove ci sono ragazzi di 20 anni e persone di 55 o 60 anni e devi riuscire a cercar di far svolgere un programma sia ai più giovani, che a chi ha più anni”. Per questo, secondo Puppo, è diventato “centrale nei programmi il progetto educativo personalizzato”. Ed è quello che, con le cinque comunità residenziali per adulti e un “gruppo appartamento” per minori provenienti sia dal circuito penale, sia minori stranieri non accompagnati, Dianova cerca di fare.
Le radici dell’associazione sono da cercare in una organizzazione nata in Francia nel 1974, Le Patriarche. In Italia arriva nel 1984. Oggi è un’associazione Onlus giuridicamente riconosciuta che sviluppa programmi innovativi negli ambiti della prevenzione e del trattamento delle tossicodipendenze, dell’educazione, della gioventù e nelle aree di sviluppo socio-comunitario. Con Dianova International è presente in 11 paesi del mondo ed è membro ufficiale dell’Unesco. Oggi le sue strutture per adulti sono in Lombardia (2), una nelle Marche, una a Palombara Sabina nel Lazio e una in Sardegna, in provincia di Cagliari. Sono 167 i posti accreditati nelle rispettive regioni e 10 posti nella struttura per minori, mentre ci sono 120 collaboratori tra educatori professionali, psicologi, psichiatri, operatori sociosanitari e di comunità.
Una delle attività più interessanti è quella della “montagnaterapia”. Un’esperienza nata dalla volontà di alcuni operatori appassionati di montagna e dalla partnership del Centro alpino italiano. “La montagna è una metafora - racconta Puppo -, iniziare ad arrampicarsi, salire e arrivare in cima è come iniziare il programma e raggiungere l’obiettivo dell’autonomia. Queste attività ti permettono la socializzazione con altre persone, di saper controllare le emozioni e i gesti perché la montagna ha le sue regole. Piccole metafore che riportano la persona a quello che è il suo problema”. L’attività dura ormai da quattro anni per la comunità di Garbagnate e si sta diffondendo anche nelle altre strutture, ma uno dei problemi su cui Dianova sta lavorando molto è anche il problema del reinserimento lavorativo. “Oggi se vogliamo essere realisti reinserire le persone trovando un lavoro è difficilissimo - racconta Puppo -. Dire il contrario significa non dire la verità. Siamo i primi ad essere in difficoltà. Per questo stiamo pensando di dare una formazione professionale nel momento in cui fanno il programma”. Con le risorse raccolte quest’anno durante la maratona di Milano, aggiunge Puppo, partirà una nuova iniziativa. “Abbiamo raccolto dei fondi per dotare tutte le strutture di un forno professionale - racconta -. Analizzando i bisogni nel nostro paese, parlando di mestieri, abbiamo visto che quelli della panificazione, il pizzaiolo o il pasticcere sono molto ricercati. Per questo in tutte le strutture stiamo organizzando corsi professionali con rilascio di diploma”.
A preoccupare, però, non è solo il cambiamento e il futuro. Anche in questo caso pesa la latitanza della politica sul tema delle dipendenze. Per Puppo manca un “indirizzo” e una “prospettiva”. “Sembra che non ci sia un reale interesse al problema - spiega -. Sono tanti anni che le dipendenze sono l’ultima ruota del carro e il rischio è che si banalizzi, salvo poi trovarsi con migliaia di ragazzi coinvolti nel problema. Ci rendiamo conto che ci sono sempre più persone dipendenti, anche senza sostanze, e di fronte ad un aumento crescente di dipendenze patologiche, c’è un’assenza quasi totale della politica”.