2 luglio 2014 ore: 14:41
Salute

Droghe, Cnca: "Bloccare il progetto D-Audit voluto da Serpelloni"

Le comunità di accoglienza lanciano un appello per fermare un progetto da 435 mila euro che mira a sostituire le Conferenze nazionali sulle droghe. De Facci, vice presidente Cnca: “Mancano criteri di trasparenza e legalità decisivi nei finanziamenti pubblici”
Davide Monteleone/Contrasto Droghe: ragazzo fuma all'aperto

Davide Monteleone/Contrasto

ROMA – Ripensare, se non bloccare, il progetto D-Audit voluto dal dipartimento Politiche antidroga guidato dall’ex capo dipartimento Giovanni Serpelloni che alle casse dello Stato costerà ben 435 mila euro, attualmente al vaglio della Corte dei conti e non ancora erogati. È quanto chiede Riccardo De Facci, vice presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) in una lettera inviata agli organizzatori del progetto che prevede la realizzazione di un “sistema sperimentale avanzato di tipo consultivo e di audit nell’ambito delle dipendenze per l’acquisizione da parte dei vari stakeholders, di orientamenti ed opinioni”. Il progetto, che ha una durata di due anni, avvierà i propri lavori con la convocazione di una conferenza preparatoria fissata per l’11 luglio prossimo, nonostante sulla carta, il progetto sarebbe dovuto iniziare l’1 febbraio 2014. Il Cnca, però, si dice “estremamente contrario” all’iniziativa e chiede la sospensione dei lavori per un ripensamento sull’intero progetto.

Per De Facci, l’avvio del progetto è “inopportuno, non trasparente, al limite del legale”, proprio per via delle finalità espresse. Il progetto “dichiara nei suoi obiettivi la quasi inutilità delle conferenze nazionali perché ideologiche ed a eccessivo influenzamento politico – spiega De Facci - e la sua proposta di sostituzione con un piattaforma informatica di rilevazione e sintesi che il progetto Audit dovrebbe garantire”. Per il vice presidente del Cnca, però, le conferenze nazionali “vanno fatte come la legge prevede con il coinvolgimento vero degli operatori e di tutti i vari riferimenti del sistema di intervento, e non sostituite e controllate per via informatica, per dichiarato presunto rischio di influenzamento da chi questi condizionamenti li hanno realizzato in questi anni,  Giovanardi e Serpelloni per primi”.

Altro punto debole del progetto, secondo il Cnca, un evidente “conflitto di interessi”. Gli enti partner, secondo De Facci, sono “immediatamente riconducibili agli stessi attori della superata gestione del dipartimento Antidroga”. Il coordinamento scientifico, infatti, è affidato oltre che al dipartimento Antidroga, anche all’Università di Bologna, con il coinvolgimento del dipartimento di Sociologia e Diritto dell'Economia dell’Alma mater studiorum e la Ulss 20 di Verona “da cui proviene ed a cui è ritornato Serpelloni”, precisa De Facci. Tra i partner, l’Italian Scientific Community on Addiction, ma anche Drog@news, “sito da lui direttamente promosso e controllato e l’associazione degli operatori delle dipendenze da lui organizzata. Con una assegnazione diretta del progetto di cui sarebbero beneficiari gli stessi affidanti in ruoli diversi precedenti”.

Un progetto, quindi, che da solo non riuscirebbe a garantire un confronto libero sul tema delle dipendenze. “Siamo in una fase in cui tutti nostri enti ed i servizi – scrive De Facci nella lettera -, pur se su posizione diverse, dichiarano l’assenza ormai da molti anni di una vera occasione di confronto come la legge prevede ed una conferenza sulle droghe dovrebbe garantire. Parliamo di una conferenza aperta, espressione di tutte le posizioni, capace di valorizzare l’evoluzione del sistema di intervento e di una proposta alla politica di evoluzione e adeguamento. Noi pretendiamo che le conferenze si facciano, ma con criteri di trasparenza, confronto e libertà di espressione vera e condivisa. Vorremmo ricordarvi come sia stata da poco dichiarata l’incostituzionalità di tale legge e di conseguenza l’illegittimità di tutte le scelte conseguentemente prese e di cui l’impostazione del precedente Dipartimento antidroga è stato custode e garante”. Per il Cnca, quindi, mancano “criteri di congruità, trasparenza, legalità, logica e opportunità che dovrebbero essere criteri decisivi nei finanziamenti pubblici”.(ga)

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