25 marzo 2024 ore: 14:38
Salute

Droghe. Cnca: “Risoluzione Onu su riduzione del danno sia anche in Italia spinta per politiche di salute pubblica”

La presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Caterina Pozzi: “La repressione e la famigerata war on drugs non sono state capaci di impedire la morte di tante persone e il diffondersi dell’Hiv. Per il Cnca la riduzione del danno, la prevenzione, l’educazione, l’informazione e la de-stigmatizzazione sono strumenti fondamentali per garantire la salute a tutti i cittadini”
Cocaina, busta aperta. Droghe

“La risoluzione approvata dalla Commissione per le droghe narcotiche delle Nazioni Unite rappresenta una pietra miliare nell’impegno politico per un riequilibrio della politica sulle droghe e dell’approccio per garantire la salute pubblica. Ci volevano forse i 500 mila morti per il fentanyl negli Stati Uniti per arrivare a questo pieno riconoscimento della riduzione del danno in sede Onu”. Così Caterina Pozzi, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), in merito alla risoluzione delle Nazioni Unite che riconosce per la prima volta la riduzione del danno come una parte importante di un’efficace risposta sanitaria pubblica.

Continua Caterina Pozzi: “La repressione e la famigerata war on drugs non sono state capaci di impedire la morte di tante persone e il diffondersi dell’Hiv, che – per le persone che consumano droghe - è sette volte superiore rispetto a chi non ne fa uso. Per il Cnca la riduzione del danno, la prevenzione, l’educazione, l’informazione e la de-stigmatizzazione sono strumenti fondamentali per garantire la salute a tutti i cittadini. Le evidenze scientifiche lo hanno ampiamente dimostrato, così come le esperienze dei nostri servizi di riduzione del danno, attivi da trent’anni. Finalmente anche i 38 paesi (su 53) che hanno votato a favore di questa risoluzione, se ne sono accorti”.

“Ci auguriamo – conclude - che questo importante riconoscimento sia una spinta affinché la riduzione del danno possa essere davvero in tutta Italia parte strutturale delle politiche per la salute pubblica, garantendo in ogni regione quello che è già previsto nei Livelli essenziali di assistenza”.
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