25 giugno 2019 ore: 16:09
Salute

Droghe. Comunità e servizi: “Conferenza, Lea e revisione 309 non più rinviabili”

Il mondo delle comunità e dei servizi delle dipendenze riunito oggi a Roma per riflettere sulle sfide nel sistema di intervento per le dipendenze. Cnca, Fict, Federserd, Intercear e Sitd: “Urgente che istituzioni e politica facciano i conti col fenomeno invece di ignorarlo”
Adolescenti e droghe - SITO NUOVO
ROMA - Avviare al più presto un tavolo di confronto che porti ad una Conferenza nazionale sulle droghe con l’obiettivo di ripensare il sistema di intervento; applicare realmente i Lea per Sert, comunità, riduzione del danno e gioco d’azzardo patologico, assicurando la necessaria copertura finanziaria e infine aprire un processo di revisione della legge sulle droghe, la 309/90, “del tutto inadeguata” a quasi trent’anni dalla sua approvazione. È quanto chiedono il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), la Federazione italiana comunità Terapeutiche (Fict), la Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze (Federserd), il Coordinamento nazionale dei coordinamenti regionali che operano nel campo dei trattamenti delle dipendenze (Intercear) e Società italiana tossicodipendenze (Sitd) riunite a Roma oggi per un convegno in occasione della Giornata internazionale sulle droghe che si celebra ogni anno il 26 giugno. “È urgente che istituzioni e forze politiche facciano i conti con la realtà del fenomeno droghe - si legge in una nota congiunta - invece di ignorarlo o, peggio, utilizzarlo per conquistare consenso riproponendo la vecchia ricetta, totalmente fallimentare, della sola repressione”. Mentre “l’interesse di alcuni partiti rimane concentrato solo sulla cannabis - continua la nota -, i dati ci dicono che dobbiamo fare i conti con il ritorno dell’eroina, un aumento delle overdose, un impressionante numero di nuove sostanze psicoattive, modi inediti di procurarsi le sostanze come il dark web”. 
 
Le sfide sono tante e diverse, ha spiegato Riccardo De Facci, presidente del Cnca a margine del convegno. “In questo momento viviamo una sorta di schizofrenia tra il sistema e le domande che ci arrivano. C’è un aggravamento sul fronte eroina e cocaina. Il fatto che i costi diminuiscano ci dice che di sostanza ce n’è tanta, così è tanta la domanda - ha spiegato De Facci -. Da un lato abbiamo bisogno di riscrivere l’approccio verso gli eroinomani che oggi magari hanno dai 16 ai 20 anni, non hanno vissuto gli anni 90 e che non hanno presente il tema dell’overdose, dell’Hiv e dell’epatite C; dall’altro, ci sono sempre più luoghi di consumo e sostanze nuove”. Per SerT e comunità, è arrivato il tempo di “uscire dalle colline e dai servizi blindati - ha aggiunto De Facci -. Vuol dire agganciare unità mobili, équipe e territori e iniziare a pensare a servizi di presa in carico precoce, in cui il giovane consumatore non si deve sentire trattato da tossicodipendente, ma da persona che consuma e che può avere dei problemi. La sostanza più usata, ad esempio, è la cannabis e qualcuno, sono pochi, incomincia a farsi male anche con questo. Vogliamo continuare a fare un ragionamento ideologico su qual è il limite della dannosità o vogliamo iniziare a riflettere davvero su quali sono i problemi che le persone ci stanno portando? Tutto questo chiede al sistema di cambiare”. 
 
Tuttavia, sul cammino del cambiamento per De Facci, ci sono delle “criticità” che rischiano di rimandare ancora una volta il monento di confronto tanto atteso. Motivo per cui torna a farsi concreta l’idea di una Conferenza nazionale autoconvocata. “Non credo che questo governo riuscirà a fare una Conferenza nazionale - ha aggiunto De Facci -, credo però che il sistema debba iniziare a trovare ugualmente luoghi di confronto. La Conferenza nazionale è un bisogno e allora la faremo partendo dal basso”. Difficoltà sottolineata anche da Pietro Fausto D’Egidio, presidente di Federserd, secondo cui manca ancora una volta “un interlocutore istituzionale”. “Vorremmo che ci ascoltassero su tutto quello che abbiamo costruito in questi trenta anni - ha aggiunto a margine  D’Egidio - per poter essere una risorse di questa nostro paese”. Per D’Egidio, tra i temi di una futura Conferenza nazionale è ora di mettere quello “della medicina di prossimità e della medicina proattiva che va verso chi non sa ancora di averne bisogno - ha aggiunto il presidente di Federserd -. Una medicina moderna in cui non ci si batte per i posti letto e per il potere. Il vero potere è dato dalla capacità di condivisione e di giocare in squadra con tutte le agenzie della sanità, del sociale e del territorio”.
 
Che la Conferenza nazionale, sia considerata una necessità ormai improrogabile lo evidenzia anche l’intervento di Stefano Regio, del Cnca Lazio. “La legge prevede che la Conferenza sia il contesto per il legislatore per riorganizzare norme, provvedimenti e leggi per governare un fenomeno che mostra bisogni sempre diversi - ha spiegato Regio -. L’assenza di questo momento significa che i servizi sul territorio, i finanziamenti, i regolamenti e le metodologie potrebbero essere ferme all’ultima conferenza di dieci anni fa. Chi lavora in questo ambito sa benissimo cosa succede in un solo anno, figuriamoci in tutto questo tempo”. Tra le questioni da affrontare c’è anche l’introduzione nei Lea della Riduzione del danno che per Regio “ha aperto un nuovo filone di lavoro - ha aggiunto -. Le regioni dovranno iniziare a riflettere e a decidere cos’è la riduzione del danno e come si realizza nei territori”. Ma un altro tema emerso durante il convegno riguarda anche il ricambio generazionale nei servizi. “I servizi sono pieni di persone che tra un paio d’anni non ci saranno più - ha spiegato Onofrio Casciani, di Sitd -. Se nel frattempo non c’è un ricambio, il nostro patrimonio di conoscenze e il nostro modo di lavorare andrà in pensione con noi. Allora ci sono delle cose da chiedere ai decisori politici. Tuttavia, non dobbiamo fare richieste singole, ma essere uniti e contrastare il nemico più grosso, cioè la disattenzione”.
 
Che occorra “interessare nuovamente la politica” sui temi delle droghe e delle dipendenze lo ha ribadito anche De Facci, rispondendo alle sollecitazioni dell’unico volto del mondo della politica intervenuto durante il convegno, ovvero il deputato del Partito democratico, Graziano Delrio. 
“Credo che siamo di fronte ad un grande problema culturale - ha affermato Delrio -. Le dipendenze non sono più viste come un pericolo e la prima questione che la politica deve assumere è che il recupero delle persone ha un valore generativo per la comunità”. Secondo Delrio, “abbiamo bisogno, al di là delle differenze politiche, di assumere le nuove dipendenze e nuove fragilità come sfida e di rimettere in campo, anche attraverso la revisione della 309 e una Conferenza sulle dipendenze, una nuova offensiva culturale”.(ga)
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