13 gennaio 2017 ore: 15:41
Salute

Droghe, relazione al Parlamento "incompleta": pesa l'assenza della politica

Il documento non convince a fondo le associazioni, colte di sorpresa dalla presentazione del testo al Senato avvenuta lo scorso 6 dicembre. Fict: "Politica assolutamente deficitaria sulle tossicodipendenze". Cnca: "Ci sono grandi margini di miglioramento"
Droghe, nuove sostanze - SITO NUOVO

ROMA – Un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. La Relazione annuale al Parlamento sui dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia 2016 non convince appieno il mondo del privato sociale, delle comunità terapeutiche e dei servizi colti di sorpresa dalla presentazione del testo al Senato avvenuta lo scorso 6 dicembre (il giorno prima delle dimissioni di Renzi). Che la Relazione fosse pronta era ormai risaputo, ma la notizia della presentazione del documento alle Camere è saltata fuori quasi per caso, grazie alla pubblicazione sulle pagine del sito internet del Senato. Un testo in forte ritardo sulla tabella di marcia (stabilita per legge) e per alcuni non senza lacune, tuttavia frutto di un lavoro di coinvolgimento del mondo del sociale a cui la gestione Serpelloni non era abituata. Un cambio di rotta che tutti ritengono fondamentale, frenato però dal cronico disinteresse della politica rispetto al tema delle dipendenze.

Per FeDerSerD si tratta di una Relazione “incompleta”. A mancare, spiega il presidente Pietro D'Egidio, sono i “dati relativi allo stato delle tossicodipendenze in Italia, sulle strategie e sugli obiettivi raggiunti né sugli indirizzi che saranno seguiti". A pesare, però, è soprattutto l’assenza della politica. “Nonostante l’impegno di Patrizia De Rose, coordinatore dell’ufficio tecnico scientifico e affari generali del Dipartimento per le Politiche Antidroga, e la scelta del più ampio coinvolgimento possibile delle realtà territoriali di prevenzione e di cura, la latitanza della politica su questo tema così sensibile e difficile appare in tutta la sua crudezza”. Un’assenza che pesa ancor di più se si guarda ai dati contenuti nella Relazione, spiega D’Egidio. “Il numero degli operatori diminuisce, quello dei pazienti aumenta, la gravità con cui si esprimono le patologie da dipendenza aumenta per l’aumentare delle fragilità e di una cultura dell’eccesso e della irresponsabilità diffusa”. Per D’Egidio occorre riscrivere il mandato istituzionale dei SERD, superare le incomprensibili differenze da regione a regione, eliminare le liste di attesa dei pazienti senza cure, promuovere un programma scientificamente validato di prevenzione delle dipendenze”.

Colto di sorpresa dalla notizia della pubblicazione anche Luciano Squillaci, presidente della Fict, la Federazione Italiana Delle Comunità Terapeutiche. “Abbiamo partecipato alla costruzione della relazione nei limiti di quello che è stato possibile fare – spiega Squillaci -. Il problema vero è a monte: riteniamo che la Relazione dello scorso anno e quella di quest’anno siano il risultato di quella che è una politica assolutamente deficitaria sulle tossicodipendenze. Il Dipartimento, senza indirizzi politici, si è arrabattato in questi due anni mettendo in movimento un meccanismo interessante, cioè quello di condividere la stesura della relazione con le organizzazioni non governative. Il problema, però, è che quando non vi è un’attenzione da parte del governo sulle questioni delle dipendenze, quando c’è un Dipartimento completamente svuotato di personale e significati, quando c’è un totale disinteresse sulle dipendenze, non ci possiamo aspettare dei risultati che vadano oltre quello che c’è”.

Per Umberto Paioletti, presidente di Intercear, il coordinamento degli enti ausiliari regionali, bisogna innanzitutto risolvere il nodo della delega politica. “Ormai da molti anni il settore delle dipendenze sembra essere fortemente dimenticato – aggiunge Paioletti -. Se all’interno del governo non c’è un ministro o un sottosegretario con delega, si finisce per non avere nessun referente con cui interloquire”. Eppure di carne da mettere sulla brace ce n’è. A partire dalle differenze territoriali dei servizi. “Abbiamo regioni estremamente diversificate nell’intervento trattamentale – spiega Paioletti -, con una varietà tariffaria notevole e ingiustificata. Vorremmo che ci fosse un raccordo con la Conferenza con le Regioni e costruire nel corso dell’anno la raccolta dei dati. Trasformare la relazione da un momento burocratico ad uno strumento che serva a capire e scrivere il futuro della tossicodipendenza”.

A sottolineare gli aspetti positivi della relazione è soprattutto Riccardo De Facci, coordinatore Dipendenze per il Cnca, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza. “La relazione è figlia di un processo condiviso con molte realtà dei ministeri e del privato sociale. Un processo che condividiamo, nella scelta del dato e dell’impostazione – afferma De Facci -. In un momento di assenza della politica su questi temi, la relazione ha provato comunque ad assorbire una serie di sollecitazioni e percorsi del sistema nazionale”. Positiva anche la scelta dei temi che, secondo De Facci, ricalcano lo schema della relazione europea. “Ci sono contenuti sulla prevenzione, sulla riduzione del danno, sulla cura, sul contrasto dell’offerta e anche sul gioco d’azzardo. Contributi importanti in un momento in cui abbiamo i Lea sulla riduzione del danno e quelli sul gioco da azzardo da applicare. La relazione può essere un buon materiale di supporto a una riflessione e a uno sviluppo e definizione dei Lea, e una buona fotografia di quello che sta accadendo nei sistemi territoriali”. Tuttavia, sspiega De Facci, c’è ancora da lavorare. “Ci sono grandi margini di miglioramento – aggiunge -. Non avendo un indirizzo politico preciso, la relazione non ha dentro indicazioni come invece dovrebbe essere da mandato”.

L’assenza della politica, però, rischia di vanificare il lavoro fatto. “Non c’è una delega politica che possa gestire questi dati – spiega De Facci -. Se i dati che arrivano al Senato e alle Camera non hanno una interlocuzione politica, la relazione resta zoppa. Il documento, quindi, rischia di non avere un luogo per costruire risultati, percorsi e offerte”. Eppure, per De Facci, di questioni su cui urge un intervento ce ne sono. A partire da una legislazione “non più adeguata”. “Emerge la necessità forte di una riflessione legislativa e di sistema – spiega De Facci -. A chi portiamo questa domanda?”. C’è poi la “forte responsabilità regionale che ha portato a 20 sistemi di offerta profondamente diversi – aggiunge -: sia nella tipologia delle Comunità che nella tipologia dei servizi ambulatoriali e pubblici. In alcune regioni non esistono comunità per doppia diagnosi, per coppie o per minori”. Infine il tema della prevenzione su cui non mancano differenze nei territori. “Andiamo da investimenti che vanno dal 2 al 5 per cento del Fondo sanitario sulla prevenzione su alcuni territori, alla totale assenza di fondi su questo tema”.

Al silenzio della politica si aggiunge quello del nuovo capo del Dipartimento politiche antidroga, incarico assegnato lo scorso ottobre al consigliere Paola D'Avena. “Non abbiamo avuto nessun contatto col nuovo capo Dipartimento – spiega D’Egidio -. Abbiamo provato a contattarlo, ma senza successo”. Nessun contatto neanche con la Fict. “Non abbiamo ancora avuto il piacere di conoscerlo – puntualizza Squillaci -. Ci sembra che abbia scarso interesse verso la questione e non ci sembra che sia stato fatto nulla dalla nomina ad oggi”. Nessun tipo di comunicazione neanche per il Cnca, sottolinea De Facci, che lancia un appello al governo e al nuovo capo Dipartimento. “Non abbiamo avuto nessun tipo di contatto e nessun segnale di indirizzo su questi temi. Chiediamo quindi che almeno il nuovo capo del Dipartimento e il nuovo governo convochino il comitato redazionale e il sistema di intervento almeno per un primo momento di conoscenza e di approccio su questi temi”. (ga) 

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