14 aprile 2015 ore: 15:50
Immigrazione

Due sbarchi in tre giorni a Reggio Calabria. Identificati e arrestati tre scafisti

Nel gruppo di oggi anche una neonata e il cadavere di una donna. A portare in salvo le 667 persone arrivate stamane al porto è stata la nave della marina militare “Orione” impegnata nell’operazione Triton
Immigrazione. Sbarchi in Calabria. Aprile 2015

REGGIO CALABRIA - Si chiama Lamlam, è una neonata eritrea nata solo poche ore fa mentre i genitori si avventuravano in un tormentato viaggio della speranza, tra le acque del Mediterraneo, insieme a tanti altri connazionali. Lamlam, che in lingua araba significa ‘unità familiare’ è arrivata quest’oggi nel porto di Reggio Calabria insieme ad altre centinaia di migranti. Nonostante le tante difficoltà affrontate durante la traversata del Canale di Sicilia, le sue condizioni sono apparse buone; insieme ai genitori è stata trasportata agli Ospedali Riuniti della Città dello Stretto dove resterà in osservazione in via precauzionale. Lamlam rappresenta una piccola nota di gioia e di vita per quello che è stato il secondo sbarco di ‘disperati’, verificatosi in soli in due giorni sulle coste reggine.

Immigrazione. Sbarchi in Calabria. Aprile 2015

A portare in salvo le 667 persone arrivate stamane al porto è stata la nave della marina militare “Orione” impegnata nell’operazione Triton per il monitoraggio dei barconi che partono dalle coste del nord Africa e si avventurano nel Canale di Sicilia. Da poco sono finite le operazioni di accoglienza, iniziate stamattina, per 600 uomini e 67 donne; nel gruppo anche tantissimi bambini e ragazzi. Tra loro anche i 144 migranti recuperati dopo il naufragio di due giorni fa al largo delle coste della Libia. Lo stesso nel quale hanno perso la vita circa 60 persone. Uno dei cadaveri, recuperati dalle motovedette della guardia costiera, è stato sbarcato al porto di Reggio. Si tratta di una donna, probabilmente di origine eritrea. Alcuni, tra i suoi compagni, hanno riferito che aspettava un bambino: sarà l’autopsia a chiarire le reali condizioni della donna. Lo stato di salute degli altri migranti tutto sommato è stato giudicato buono dagli operatori sanitari; è stato segnalato solo qualche sporadico caso di scabbia. Buona parte delle persone giunte nel porto calabrese è stata già avviata nelle strutture delle regioni individuate per l'accoglienza.

Domenica sera, solo due giorni fa, a Reggio Calabria era arrivato un altro consistente gruppo di migranti, messi in salvo dalla nave “Dattilo” della guardia costiera che li aveva soccorsi a circa 30 miglia dalle coste libiche. Il gruppo era formato da circa seicento persone, tutti uomini tra cui una decina di minorenni, quasi tutti provenienti dai paesi del Corno d’Africa, soprattutto Eritrea ed Etiopia. I ‘disperati’ in fuga erano stati recuperati al largo di Lampedusa, i natanti sui quali viaggiavano erano diretti verso le coste italiane ma rischiavano di perdersi in balia delle onde per la loro inadeguatezza ad affrontare il mare aperto. Subito dopo l’attracco della Dattilo, gli uomini della squadra mobile reggina sono saliti a bordo per interrogare alcuni dei migranti e scattare immagini identificative, sperando di raccogliere qualche elemento utile ad individuare gli scafisti. Dalle tante dichiarazioni raccolte gli agenti della polizia sono giunti alla conclusione che ogni migrante, per poter partire ha dovuto versare dai 400 ai 1500 euro e che probabilmente quasi tutti sono partiti dai porti della Libia.

Le indagini coordinate dalla procura reggina hanno prodotto dei frutti immediati, infatti, la polizia ha fermato i tre scafisti che guidavano le imbarcazioni relative allo sbarco di domenica scorsa, su cui viaggiavano circa seicento migranti. I tre uomini sono stati sottoposti a fermo per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nel territorio dello Stato italiano; il provvedimento è stato emesso dalla Direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Reggio Calabria “sulla base di pregnanti elementi indiziari acquisiti dalla squadra mobile reggina”. Ai tre scafisti Semi Demba senegalese di 23 anni, Alaf Senghor Moustafa senegalese ventenne e Dadwa Camraa di 24 anni del Gambia, i reati contestati sono aggravati dalla circostanza di aver sottoposto i migranti a pericolo di vita e a trattamento inumano o degradante. Per entrambi gli sbarchi di questi ultimi due giorni è stata molto efficiente e ben collaudata la macchina dell’accoglienza e del primo soccorso coordinata dalla prefettura. (msc)

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