17 febbraio 2015 ore: 14:36
Disabilità

Autismo a teatro raccontato con gli occhi di una madre

Dopo il successo de L’orologio di Benedetta, Gabriella La Rovere porta in scena il monologo “Storia di un’attinia e di un paguro Bernardo”. “Una sfida emozionante che affronto con un pizzico di incoscienza”
Gabriella La Rovere con Benedetta

Gabriella La Rovere con Benedetta

- ROMA - Gabriella La Rovere è una madre che non si ferma dinanzi a nulla. Prima il successo de “L’orologio di Benedetta”, volume autobiografico pubblicato alla fine dello scorso anno per Mursia (e già alla prima ristampa) dove si possono leggere le avventure di una madre-medico e della sua unica paziente: una ragazza di 22 anni affetta da una malattia rara come la sclerosi tuberosa e anche da autismo. Ora un monologo teatrale che da quel volume prende spunto e che vedrà il debutto presso il prossimo 27 febbraio presso il Teatro di CorTe Coriano, un paese in provincia di Rimini quasi 200 chilometri a Nord-Est dal comune di Marsciano (Perugia) dove Gabriella e Benedetta vivono in compagnia del cane Lillo . Storia di un’attinia e di un paguro Bernardo - L’autismo, le battaglie e l’amore”, questo il titolo del monologo, “rappresenta un modo nuovo, realmente innovativo di presentare un libro perché la drammatizzazione consente di vivere empaticamente ciò che viene narrato, un po’ come trasformare i numeri in immagini”, spiega Gabriella. Ma il progetto non finisce qui: “Per la prima volta una mamma, non un’attrice professionista, decide di raccontare se stessa e così facendo mette in piazza le difficoltà vissute da ogni genitore, fornendo gli spunti per un cambio radicale della visione d’insieme – prosegue –. Si può convivere con l’autismo nel momento in cui si abbandonano preconcetti e si cerca un linguaggio comune per comunicare. Dare alla persona autistica l’opportunità di esprimersi significa riconoscerla come persona. Questo è il primo, importante passo verso la felicità, sogno di ognuno di noi”.

Ma cosa ha spinto a mettersi in gioco questa madre, che ha cresciuto da sola e senza arrendersi ai verdetti sconsolanti dei medici una ragazza che oggi, pur con le difficoltà del caso, parla, comunica e soprattutto ha scoperto un talento imprevisto come batterista? “Una sfida emozionante che affronto con un pizzico di incoscienza – dice – sicura che sarà un modo totalmente nuovo di raccontare un libro, questo libro e questa vita che accomuna almeno 600 mila famiglie in tutta Italia. È il numero stimato per chi convive ogni giorno con l’autismo. Siamo ormai abituati a pensare per immagini e il numero non ha generato in nessuno alcuna emozione. La visione cambia se pensiamo di moltiplicare il numero per 3 (componenti base di una famiglia) ottenendo più della popolazione di una grande città come Milano. Pensa a questa città abitata solo da famiglie con figlio autistico. Detto così è sconvolgente, vero?” L’ingresso al teatro è gratuito e al termine sarà possibile fermarsi a “sgranocchiare” qualcosa insieme. “In questo riemerge la mia anima di medico che non abbandona il paziente ma lo accompagna per metabolizzare le emozioni”, precisa Gabriella. Il venerdì seguente, 6 marzo, lo spettacolo sarà alla Sala Pegasus di Spoleto, chiesa sconsacrata che è stata trasformata in cinema-teatro, nell’ambito dei giorni dedicati ai festeggiamenti alla donna. (Antonella Patete)

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