22 dicembre 2017 ore: 17:12
Economia

Como, le associazioni chiedono al sindaco di ritirare l'ordinanza anti senza dimora

In una nota, 12 realtà che si occupano di grave emarginazione criticano l'amministrazione comunale per un'ordinanza ritenuta superflua e inutile, il cui unico risultato finora è stato quello di "umiliare ed emarginare in misura ancora maggiore le persone più deboli e fragili della nostra società"
Senza dimora dorme all'aperto

MILANO - Associazioni ed enti che si occupano a Como di senza dimora, chiedono al Sindaco di ritirare l'ordinanza che vieta il bivacco e l'accattonaggio nel centro della città. Non si placa lo scontro tra l'amministrazione comunale e i volontari, dopo che domenica mattina la polizia locale ha impedito ai giovani del "Gruppo della colazione" di offrire bevande calde ai senza dimora di fronte alla ex Chiesa di San Francesco, proprio in virtù di quell'ordinanza. In un lungo comunicato, sottoscritto da 12 realtà (tra le quali Caritas, City Angels e San Vincenzo), il provvedimento del Sindaco viene definito superfluo e inutile, il cui unico risultato finora è stato quello di "umiliare ed emarginare in misura ancora maggiore le persone più deboli e fragili della nostra società". In una conferenza stampa, mercoledì scorso il sindaco Mario Landriscina e il comandante della Polizia Locale, hanno sostenuto che non è vero che i vigili urbani hanno impedito ai volontari di distribuire domenica mattina la colazione ai senza dimora e che si è trattato solo di un malinteso. Le associazioni smentiscono questa ricostruzione dei fatti accomodante. "Teniamo a ribadire - scrivono nel comunicato stampa - che i volontari sono stati esplicitamente invitati ad allontanarsi dall’ex Chiesa di San Francesco, perché a rischio di essere sanzionati sulla base dell’ordinanza". 

"Sette anni fa gli enti hanno costituito un Coordinamento (di cui fa parte lo stesso Comune di Como) con la finalità di lavorare per migliorare la qualità della vita delle tante persone senza dimora della nostra città -viene ricordato nel comunicato stampa-. Lo stile che fin da principio ha contraddistinto la nostra attività è stato quello di lavorare in una logica di rete e di condivisione nel rispetto delle diverse competenze e posizioni. L’ordinanza in oggetto, che va a colpire indistintamente e senza opportuno discernimento le persone con cui e per cui noi operiamo, è stata purtroppo emanata senza la minima condivisione (o preventiva comunicazione) da parte dell’Amministrazione Comunale. Lungi da noi voler dettare la linea a Sindaco e Giunta, siamo però rimasti colpiti dal metodo: nessun coinvolgimento in merito e nessuna volontà di ascolto/confronto preventivo con chi da anni opera, in collaborazione con l’Amministrazione, e con il coinvolgimento di tantissimi cittadini volontari, nell’ambito della grave marginalità. Un fulmine a cielo (quasi) sereno. Da qui la necessità di esprimerci attraverso questo comunicato, dopo aver comunque espresso personalmente alla Vicesindaco quanto qui riportato, come riteniamo corretto in una logica di rete". 

"Il Sindaco ha affermato di essere disponibile ad incontrarci -aggiungono-. Noi ci siamo e continuiamo a credere in un dialogo costruttivo, distante da strumentalizzazioni politico-partitiche ma improntato alla ricerca di soluzioni condivise. Rimaniamo però fermamente convinti che vi siano altri modi per approcciarsi al tema e questo ci porta ad entrare nel merito. Crediamo sia un errore mettere sullo stesso piano fenomeni e persone in modo indiscriminato, senza operare un distinguo e una diversa modalità di intervento tra accattonaggio, senza dimora, racket, venditori di merce contraffatta… Nell’ordinanza tutto è da colpire, nascondere, allontanare. Non dalla città, beninteso, ma solo da alcune zone e solo per il periodo di feste. Come enti che lavorano da anni nel campo della grave marginalità ci sentiamo di mettere in guardia da misure apparentemente risolutive nell’immediatezza. Riteniamo si debbano pensare e costruire processi di cambiamento in cui tutta la comunità venga coinvolta. Processi che operino dei distinguo, che tengano conto della complessità e della diversità delle problematiche, processi che approfondiscano la conoscenza della grave marginalità, delle sue specificità e degli interventi possibili di prossimità relazionale, mediazione sociale, accompagnamento, valorizzazione delle risorse (non riteniamo le persone senza dimora sempre e solo povere di tutto!), azioni di sistema, anche secondo quanto espresso con molta chiarezza dalle linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia, emanate dal Governo nel 2016. Le soluzioni facili non fanno altro che parlare alla pancia della gente e rimangono, a nostro avviso, prettamente nel campo dell’ideologia". 

Secondo le associazioni, non c'era nessun bisogno di emanare un'ordinanza per la tutela del decoro e delle vivibilità della città. "L’esistenza di strumenti, già previsti dalla normativa vigente, che possono contrastare i fenomeni illegali quali il racket criminale dell’elemosina o il commercio abusivo di merci contraffatte, ci induce a ritenere il provvedimento, se non altro, superfluo. Ci colpisce anche la sua inutilità. Tutti siamo consapevoli a priori che le multe non verranno mai pagate e siamo consapevoli a priori che i problemi di cui ci si vorrebbe far carico difficilmente verranno risolti con questi interventi. Il dato di fatto è che finora l’unica conseguenza visibile sembra essere quella di umiliare ed emarginare in misura ancora maggiore le persone più deboli e fragili della nostra società, le persone che più hanno bisogno della nostra vicinanza e accoglienza. Non solo. L’altra conseguenza è stata quella di arrivare a colpire un gruppo informale di cittadini e volontari che da ormai sette anni tutte le mattine porta un caffè, una brioche e soprattutto una preziosa relazione di prossimità, un insostituibile contatto umano con le persone senza dimora. Abbiamo ascoltato la ricostruzione resa dagli Agenti del Comando di Polizia Locale (peraltro meri esecutori e non responsabili del provvedimento), ma teniamo a ribadire che i volontari sono stati esplicitamente invitati ad allontanarsi dall’ex Chiesa di San Francesco, perché a rischio di essere sanzionati sulla base dell’ordinanza. Le considerazioni espresse ci portano a chiedere al Sindaco di fare un passo indietro e di revocare l’ordinanza. Non sarebbe una sconfitta, ma il segno della volontà di ragionare sui problemi in modo partecipato e valorizzante delle tante competenze presenti in città". Gli enti firmatari del comunicato stampa sono: Asci Don Guanella onlus, Associazione Incroci onlus, Casa Vincenziana Onlus e Volontari San Vincenzo, City Angels, Cooperativa Sociale Lavoro e Solidarietà, Cooperativa sociale Symploké, Fondazione Caritas Solidarietà e Servizio onlus, Fondazione Somaschi, Gruppo “Legami”, Opera don Guanella, Parrocchia di Rebbio e Piccola Casa Federico Ozanam. (dp)

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