16 gennaio 2013 ore: 16:20
Immigrazione

Al via Re-Lab, finanziate le idee più innovative dei rifugiati

Il progetto del ministero dell'Interno nell’ambito del Fondo europeo per i rifugiati. Coinvolti 90 titolari di protezione internazionale. Prevista l'elaborazione di 20 business plan, tutoraggio e assistenza per tutta la fase di start-up
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ROMA - Creare imprese economicamente sostenibili valorizzando le competenze e le capacità delle persone che hanno ricevuto la protezione internazionale in Italia. E' l'obiettivo del progetto “Re-lab: start-up your business” finanziato dal ministero dell’Interno - dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione e dall’Unione europea, nell’ambito del Fondo europeo per i rifugiati, annualità 2011/2012, presentato questa mattina a Roma. L'iniziativa è promossa dall’International training centre del' Ilo in partenariato con il Consiglio italiano per i rifugiati, Micro progress onlus, l’associazione Microfinanza e sviluppo e il comune di Venezia.
 
Il progetto promuoverà iniziative imprenditoriali di persone titolari di protezione internazionale (rifugiati e titolari di protezione sussidiaria), fornendo competenze e strumenti utili all’avvio di attività economiche, accompagnando le persone in un percorso di orientamento e formazione e sostenendo la creazione di nuove imprese. Tra i risultati attesi c'è la formazione dei 90 titolari di protezione internazionale selezionati nella prima fase, l'elaborazione di 20 business plan relativi alle idee presentante dai partecipanti, l'approvazione di 13 business plan e il finanziamento di altrettanti progetti, l'accompagnamento, il tutoraggio e l'assistenza degli imprenditori rifugiati per tutta la fase di start-up e l'individuazione di 15 persone come futuri formatori.
 
Alla presentazione è intervenuto Riccardo Compagnucci, vice capo Vicario, dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, del Ministero dell'Interno, che ha sottolineato l'importanza di "passare dallo straordinario all'ordinario" nell'ambito di progetti che come questi sono destinati all'integrazione nella società italiana, di coloro che hanno ricevuto dallo Stato la protezione internazionale.
 
Giampietro Pizzo, dell’Associazione Microfinanza e Sviluppo, ha sottolineato come, il fatto che oltre il 57% dei titolari d'imprese in Italia sono stranieri indichi un fattore importante da tenere presente: "I migranti fanno di necessità virtù e sono un fattore dinamico nell'ambito del mondo imprenditoriale". "Per questo – ha affermato Pizzo – faremo un lavoro che coinvolge le banche sul tema dell'accesso al credito". Andrea De Bonis, rappresentante dell'Unhcr (Alto Commissariato Onu per i Rifugiati) ha sottolineato come circa il 50% titolari protezione internazionale oggi in Italia non abbia un lavoro, a dimostrazione della necessità estrema di interventi su questo fronte. (lj)
 
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