7 febbraio 2018 ore: 15:41
Salute

“La rabbia che non si vede”, la ricerca per cogliere i segni precoci di aggressività

Presentato presso il Policlinico Gemelli il progetto di ricerca, che sarà svolto in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) di Roma e con il sostegno di Comunità Incontro onlus. Saranno somministrati test, per misurare l’uso e le funzioni dell’aggressività

ROMA - Misurare il rischio di aggressività e psicopatologie in età infantile e in adolescenza, attraverso la somministrazione di test: è l’obiettivo del progetto di ricerca “La rabbia che non si vede”, promosso dal Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da Web della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli, presentato nel corso del convegno “Prevenire la psicopatologia in età infantile” presso la hall del Policlinico. Dalle risposte ai questionari, differenziati per cinque fasce di età, emergeranno diversi gradi di rischio - basso, intermedio o alto - di sviluppare psicopatologie quali ritiro sociale con abbandono della scuola, cyberbullismo, dipendenze comportamentali e tossicodipendenze. Il progetto di ricerca, che durerà due anni, è svolto in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) di Roma, e sostenuto da Comunità Incontro onlus, in collaborazione con la fondazione Valeur Foundation, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) e della Onlus Tra gioco e realtà. 

La rabbia "che non si vede". “Fin da piccoli – spiega il responsabile del progetto Federico Tonioni, Dirigente medico psichiatra al Policlinico Gemelli - i bambini apprendono dall’esperienza grazie a un istinto primario che promuove l’esplorazione dell’ambiente e la ricerca di relazioni. Questa spinta irrefrenabile rappresenta una sana forma di aggressività, si esprime attraverso il movimento e la capacità di vivere le emozioni, ed è la stessa che induce un bambino a camminare e un adolescente a uscire di casa per la prima volta da solo”. Nei bambini è necessario che tale energia vitale sia accompagnata da una presenza genitoriale attiva che consenta loro di fare esperienze in sicurezza e di avere quell’approvazione genitoriale indispensabile per la crescita. Se ciò non accade in misura sufficiente, l’istinto a crescere non diventa esperienza e in qualche modo viene trattenuto dentro trasformandosi in rabbia. Questa rabbia profonda, che sta alla base di numerose forme di psicopatologia tra gli adolescenti, può esprimersi con una tendenza all’iperattività e alla ribellione o rimanere sottotraccia e, quindi, gestita nel tempo, con la nascita di sintomi psicosomatici, idee ipocondriache, incapacità a intraprendere e a mantenere relazioni con gli altri e abuso di videogame con contenuti violenti. “La rabbia che non si vede – continua Tonioni - riteniamo possa avere un ruolo decisivo anche nei disturbi dell’apprendimento, perché compromette l’autostima e la capacità dei bambini di credere in se stessi, nonostante siano dotati di un nuovo profilo cognitivo”. 

Lo studio. Il progetto di ricerca è strutturato attraverso la somministrazione di un test che misura l’uso e le funzioni dell’aggressività. I test sono stati elaborati e differenziati per cinque fasce di età: 0- 2 anni, 3-5, 6-7, 8-10 e 11-14. “Solo laddove per almeno due anni consecutivi dovessimo rilevare un rischio alto o intermedio alto - spiega Tonioni - verranno somministrati altri test e/o interventi clinici per indagare ulteriormente lo stato del bambino. Negli altri casi i bambini continueranno a essere osservati annualmente”. Il questionario è anonimo, solo il proprio pediatra, attraverso un sistema di numerazione dei questionari, potrà avere accesso all'identità di ciascun assistito.

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