5 maggio 2015 ore: 10:12
Famiglia

E’ la Somalia il paese dove mamme e bambini vivono peggio

Rapporto Save the children sullo stato delle madri nel mondo. Ai primi posti della classifica annuale Norvegia, Finlandia, Islanda, Danimarca, Svezia. Focus sullo svantaggio urbano: i bambini più poveri di Africa, Asia e America due volte più a rischio di morire entro i 5 anni
Save the children Stato madri mondo 2015 - infografica
Copertina "The urban disadvantage" Save the children

ROMA – E’ la Norvegia il paese al mondo dove madri e bambini vivono meglio. Al polo opposto, come peggior paese per il benessere materno-infantile, troviamo invece la Somalia. A stilare questa particolare classifica è Save the children che, in occasione dell’inaugurazione del Villaggio dell’organizzazione realizzato per Expo 2015, ha diffuso il sedicesimo rapporto sullo Stato delle madri del mondo. La pubblicazione contiene l’Indice delle Madri, cioè una classifica di qualità della vita relativa a 179 paesi. Ai primi posti, dopo la Norvegia  che quest’anno è in testa, si trovano Finlandia, Islanda, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Spagna, Germania, Australia, Belgio. Al polo opposto la Somalia, il peggiore luogo al mondo per madri e bambini, preceduta da Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centroafricana, Mali, Niger, Gambia, Costa d’Avorio, Chad, Guinea Bissau, Haiti e Sierra Leone. L’Italia è al dodicesimo, in flessione di una posizione rispetto allo scorso anno.  

Freetown, Sierra Leone. Foto: Save the children
The urban disadvantage - Save the children 2

860 milioni di persone negli slum di tutto il mondo. Il rapporto quest’anno propone come focus “Lo svantaggio urbano”, cioè l’enorme divario fra i bambini più poveri delle città e i più ricchi, in termini di sopravvivenza e accesso alla salute, insieme alle loro madri. Il rapporto fornisce un’analisi relativa a 47 città del nord e del sud del mondo, in cui mette a confronto il quintile più povero della popolazione con quello più ricco ed è basata sulla comparazione dei dati relativi alla salute materno-infantile e alla malnutrizione, e un ulteriore approfondimento relativo anche ai tassi di mortalità infantile nei contesti urbani di 36 paesi in via di sviluppo. “Nella lotta alla mortalità e malnutrizione infantile c’è un nuovo fronte aperto, che è quello delle aree urbane, dove si trasferiscono, dalle campagne, sempre più famiglie nella speranza di assicurare migliori condizioni di vita ai propri figli. Ben il 54 per cento della popolazione mondiale vi vive attualmente e la percentuale è destinata a toccare il 66 per cento entro il 2050. E solo negli slum, vivono oggi ben 860 milioni di adulti e minori”, sottolinea Valerio Neri, direttore generale Save the Children Italia. “Molte città non sono in grado di stare al passo con questa crescita tumultuosa, lasciando milioni di madri e bambini vulnerabili senza accesso a servizi sanitari di base, all’acqua potabile e al cibo di cui hanno bisogno per sopravvivere e rimanere in salute. Una condizione di ”svantaggio”  che reclama interventi e azioni mirate”, prosegue. 

Stato madri mondo 2015 - infografica

Il rapporto sottolinea, che i bambini più poveri delle città di Africa, Asia e America sono almeno 2 volte più a rischio di morire entro i 5 anni, per cause banali e prevenibili, rispetto ai bambini più benestanti che vivono nelle aree urbane. In particolare in 11 paesi - Bangladesh, Cambogia, Ghana, India, Kenya,  Madagascar, Nigeria, Perù, Ruanda,Vietnam e Zimbabwe il rischio è ancora superiore. In Cambogia e Ruanda è quasi 5 volte maggiore, in Kenya 4 e nello slum della sua capitale Nairobi, la mortalità materna è 45 punti percentuali sopra quella media del paese e delle aree rurali. Uno “svantaggio” nella sopravvivenza infantile e materna che va di pari passo con un analogo gap nella salute e nutrizione di tanti bambini e delle loro madri: in alcune città quali Dacca (Bangladesh) Delhi (India), Distrito Central (Honduras), Addis Abeba (Etiopia) e Kigali (Ruanda), il tasso di malnutrizione cronica nei bambini più poveri è maggiore dai 29 ai 39 punti percentuali rispetto a quelli più ricchi. 

Monrovia, Liberia. Foto: Save the children
The urban disadvantage - Save the children 3

In Bangladesh dove il 62 per cento della popolazione vive in squallide periferie, il rischio di non arrivare a 5 anni è 3 volte superiore per i bambini più poveri; più del 50 per cento dei piccoli che abitano gli slum soffre di malnutrizione cronica, a fronte del 13% di coloro che non vi vivono; guardando alla condizione delle madri, nella capitale Dacca, appena l’11 per cento di quelle incinta ha la possibilità di fare le visite pre-natali raccomandate a fronte del 77 per cento delle donne più benestanti; e solo il 6 per cento di donne partorisce alla presenza di un operatore specializzato a fronte del 77 per cento delle madri agiate. Anche a Delhi, in India, sono malnutriti più della metà (58 per cento) di bambini del quintile più povero rispetto al 20 per cento del quintile più ricco; solo il 27 per cento di donne fa le necessarie visite pre-parto, a fronte del 93 per cento delle mamme benestanti e il 56 per cento dei bambini è vaccinato per il morbillo a fronte del 98 per cento dei coetanei  benestanti. 

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