10 luglio 2015 ore: 11:32
Immigrazione

E se i migranti fossimo noi? Da Lampedusa alla Tunisia il viaggio degli italiani

E’ la storia raccontata nel libro L’Onda opposta, scritto a quattro mani dalla giornalista del Sir Patrizia Caiffa e dal vicedirettore di Caritas Italiana Paolo Beccegato. Un romanzo che con ironia rifletta sui paradossi dell’immigrazione e invita il lettore a mettersi nei panni dell’altro. La presentazione questa sera a Roma
L'onda opposta - libro

E se i migranti fossimo noi? E se, per colpa della recessione, della disoccupazione, delle difficoltà di questo paese, costretti a imbarcarsi verso l’Africa per cercare un futuro migliore, fossero gli italiani? E’ una storia di immigrazione al contrario quella raccontata nel libro L’onda opposta, scritto a quattro mani da Patrizia Caiffa, giornalista del Sir e Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas italiana, edito da Haiku. Un romanzo che con ironia riflette sui paradossi del fenomeno migratorio e con intelligenza costringe il lettore a mettersi nei panni dei tanti profughi che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste, partendo dal presupposto che nascere dalla parte sbagliata del mondo non è una colpa ma un gioco del destino.

Protagonisti della storia sono Valeria, giovane giornalista meridionale insoddisfatta, e Pino, camionista lombardo con idee al limite della xenofobia, che ha appena perso il lavoro, e non sa più come mantenere moglie e figli. I due decidono di dare una svolta alla loro difficile vita con un “viaggio della speranza”: da Lampedusa verso la Tunisia, compiendo all’inverso la rotta del Mediterraneo. Sulla barca che li porterà in Africa incontrano tutti i volti dell’Italia in crisi: la moglie di un imprenditore suicida, un nero italiano vittima di razzismo, tanti giovani in cerca di un lavoro e quaranta/cinquantenni che il lavoro l’hanno perso e ora aspirano a reinventarsi. Persone di tutte le età ed estrazioni sociali, uniti nella volontà di tentare un’altra strada, di ricominciare in un altro paese. “Siamo i primi italiani a invertire la rotta – dice Valeria – Da Lampedusa alla Tunisia. Dall’Europa all’Africa. Il mondo è caduto, si è fatto male e si è capovolto, nostro malgrado. E noi, qui e ora, stiamo facendo la storia”.

Ma come succede a tanti profughi anche per questi italiani in fuga le frontiere restano chiuse. Una volta sbarcati si rendono conto che i loro documenti non sono validi e per loro si aprono le porte di un campo profughi, quello di Shishi ( ma non è difficile capire che il riferimento è al campo di Shousha al confine tra Tunisia e Libia). Un escamotage letterario che consente agli autori di raccontare le storie di chi, invece, non riesce ad attraversare il Mediterraneo, di chi rimane per anni intrappolato nel deserto e di chi ha vissuto gli orrori delle carceri libiche. Come Selam una giovane eritrea di 22 anni, rapita dalle tribù beduine che trafficano in esseri umani nel Sinai, e riuscita a fuggire dai suoi aguzzini grazie al fidanzato Adu. O come Haidera, che vive nel campo e non ha nessun posto dove andare. I suoi sette figli sono sparsi tra l’Europa e l’Africa, sua moglie in Sudan, ma lui, ferito nella guerra tra Etiopia ed Eritrea non può muoversi da lì: è uno dei “dimenticati di Shishi”.“Una volta eravamo profughi – spiega – ora non sappiamo più chi siamo. Viviamo in questo deserto, volutamente dimenticati dal mondo”.

E così cavalcando l’onda opposta i protagonisti di questa storia inventata (ma non troppo lontana dalla realtà visto che come spiega Idos ormai gli italiani all’estero superano il numero degli immigrati in Italia) capiscono cosa c’è realmente dietro i flussi migratori: “quando chiedevamo ai ragazzi del campo perché volevano imbarcarsi sulle carrette del mare, pur sapendo di rischiare la morte – si legge nel libro -Tutti ci dicevano: non abbiamo nessuna colpa di essere nati nel paese sbagliato, e voi non avete nessun merito. Restare in Africa vuol dire morte certa. Partire vuol dire morte probabile. Voi al nostro posto cosa avreste scelto?”. Ma se per chi fugge da una guerra o da una vita di stenti non c’è scelta, per i due protagonisti c’è la possibilità di fare ritorno in Italia, eppure anche loro come tutti i migranti, non tornano indietro, perché la speranza di un nuovo inizio è per loro più forte della paura.

Il libro mantiene la promessa del titolo, è controcorrente sotto ogni punto di vista: dalla storia raccontata al linguaggio utilizzato. Non cede, infatti alla drammatizzazione dell’immigrazione né al pietismo, ma con uno stile volutamente leggero racconta le vite di persone che da una sponda all’altra del Mediterraneo si trovano a fare una scelta difficile. “In un periodo storico in cui l'Europa chiude le frontiere e si mostra egoista e insensibile di fronte a chi fugge da guerre, violazioni e povertà per cercare un futuro migliore – spiegano gli autori -, il nostro intento è diffondere, attraverso la narrazione, un messaggio forte: la natura umana ha le stesse aspirazioni alla libertà e alla dignità. Solo se ci si mette nei panni dell'altro si può capire che l'unica differenza è essere nati nel Paese giusto o sbagliato. Le frontiere sono un'esigenza pragmatica ma rischiano di diventare un grave ostacolo ai diritti. La solidarietà e l'umanità non possono essere un optional. Siamo tutti nella stessa barca: ci si può salvare solo insieme”.

 Il libro sarà presentato questa sera alla libreria Fandango di Roma: oltre agli autori Patrizia Caiffa e Paolo Beccegato, saranno presenti Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International, Nico Lotta, presidente del VIS. Sono previste le testimonianze di alcuni rifugiati. (ec)