9 maggio 2016 ore: 12:27
Economia

Povertà educativa, a Sicilia e Campania il triste primato in Italia

Rapporto di Save the Children. Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia le regioni più virtuose. In Italia, oltre 1 milione di bambini vive in povertà assoluta ed è stretto il legame tra povertà materiale e quella educativa. Al via l’iniziativa “7 Giorni per il Futuro”, con circa 400 iniziative in tutta Italia
Infografica - illuminiamoilfuturo 2016
Fonte: Save the Children
Tabella  indice di povertà educativa

ROMA - Sono la Sicilia e la Campania a detenere il triste primato delle regioni italiane con la maggiore “povertà educativa”, cioè quelle in cui è più scarsa e inadeguata l’offerta di servizi e opportunità educative e formative che consentano ai minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Al secondo posto della classifica in negativo, con un leggero distacco, la Calabria e la Puglia. Fanno da contraltare Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, le aree più “ricche” di offerta formativa ed extracurriculare per i minori. Questo il ritratto in chiaroscuro di un’Italia lontana dai target europei, in cui le opportunità per bambini e adolescenti sono esigue sia a scuola che fuori, come emerge dal rapporto inedito di Save the Children “Liberare i bambini dalla povertà educativa: a che punto siamo?” e dal relativo indice di povertà educativa (Ipe) regionale, presentato oggi a Roma in occasione della conferenza di rilancio della Campagna Illuminiamo il Futuro.

La copertina del Rapporto
Povertà educativa Rapporto 2016

Il dettaglio. Scarsa l’offerta di servizi all’infanzia (13%), gravissima l’assenza del tempo pieno (non presente nel 68% nelle primarie e all’80% delle secondarie di primo grado) e seriamente insufficiente l’offerta di mense scolastiche (disponibili solo per il 52% degli alunni). Il59% degli studenti frequenta scuole dotate di infrastrutture insufficienti a garantire l’approfondimento. Ne risentono per primi i risultati ottenuti dai ragazzi: quasi il 20% dei quindicenni non raggiunge la soglia minima di competenze in lettura e il 25% in matematica, con un tasso di dispersione scolastica al 15% che, sebbene lievemente migliorato negli ultimi anni, è ancora molto lontano dalla soglia massima del 10% fissata dall’Unione Europea per il 2020 e al 5% per il 2030, con profonde differenze tra Nord e Sud e Isole (il Veneto si ferma all’8%, mentre Sardegna e Sicilia si contendono il primo posto con il 24% di ragazzi che lasciano prematuramente la scuola).

Povertà materiale e povertà educativa. L’analisi di Save the Children conferma la stretta correlazione tra povertà materiale e povertà educativa: è proprio nelle regioni ai primi posti della classifica sulla povertà educativa che si registrano i tassi di povertà più elevati d’Italia. In Italia, ricorda Save the Children, sono 1.045.000 i bambini che vivono in povertà assolutae si concentrano in particolare in regioni come la Calabria (quasi uno su quattro) o la Sicilia (poco meno di uno su cinque).  Sono invece poco meno di due milioni quelli che vivono in povertà relativa (il 19%), ma ancora una volta è il Sud a vivere la situazione peggiore, dove più di un terzo dei minori si trova questa condizione.
Dal rapporto di Save the Children emerge, inoltre, una connessione molto forte anche tra povertà educativa e i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training), ovvero quei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano percorsi di istruzione e formazione. Come in un circolo vizioso, infatti, i bambini e gli adolescenti che nascono in zone dove maggiore è l’incidenza della povertà economica e che offrono poche opportunità di apprendimento a scuola e sul territorio, una volta diventati giovani adulti rischiano di essere esclusi, perpetuando questa condizione per le generazioni successive. 

Foto: Paolo Patruno/Save the Children
Illuminiamo il loro futuro 5

Per contrastare la povertà educativa, nel maggio 2014, Save the Children ha lanciato la campagna “Illuminiamo il Futuro”, per sensibilizzare le istituzioni e contrastare il fenomeno. “La povertà educativa che Save the Children ha individuato come una delle più gravi emergenze del nostro Paese, è finalmente entrata anche nell’agenda delle istituzioni, con la creazione del Fondo per il contrasto alla povertà educativa istituito in via sperimentale con l’ultima Legge di Stabilità, e questo rappresenta certamente un passo importante al quale ora deve seguire un effettivo impegno sul territorio - afferma Valerio Neri -. Per far sì che tutti i bambini possano apprendere, sviluppare talenti e aspirazioni, che possano aver accesso ad un’offerta educativa di qualità e che si possa eliminare la povertà minorile – i tre obiettivi che la campagna Illuminiamo il Futuro si è proposta di perseguire entro il 2030 - è necessario creare delle vere e proprie comunità educanti. Per questo abbiamo coinvolto attorno a questo obiettivo un movimento ampio di associazioni, enti, persone, impegnate nel contrasto alla povertà educativa”. 
La campagna si caratterizza quest’anno per la nuova iniziativa “7 Giorni per il Futuro”,una settimana con circa 400 eventi e iniziative in tutta Italia, promossi da circa di 250 tra enti e associazioni, dedicati ai bambini e alle famiglie per informare e sensibilizzare sull’importanza delle risorse educative per la crescita dei più piccoli.
Il calendario delle iniziative è ricchissimo: si va dalla lettura delle favole nel centro storico di Gioiosa Ionica alla biciclettata di Genova, dal recupero degli spazi urbani a Ponte di Nona a Roma all’esibizione dell’orchestra “Sanitansamble” a Napoli, dal battesimo della Vela a Palermo e Riva di Traiano, ai laboratori scientifici al Museo Natura di Ravenna. E ancora dalla riqualificazione della Piazzetta Capuana a Quarto Oggiaro a Milano alla ‘Notte Bianca’ dedicata ai bambini dell’Accademia del Cinema dei ragazzi di Enziteto a Bari. Tutto l’elenco delle iniziative è consultabile sul sito www.illuminiamoilfuturo.it.

- Un’offerta educativa a macchia di leopardo. I dati regionali che emergono dall’Ipe raccontano un’Italia estremamente frammentata in cui i servizi educativi e le opportunità extrascolastiche si differenziano da territorio a territorio. Differenze si registrano anche all’interno delle stesse regioni e talvolta all’interno delle stesse città, quindi nessun dato può essere generalizzato, ma una lettura “regionale” consente di cogliere alcuni divari macroscopici. Se in Italia solo il 13% dei bambini tra gli 0 e i 2 anni riesce ad andare al nido o usufruisce di servizi integrativi, i divari regionali possono diventare baratri: sono infatti 25 punti percentuali a dividere l’Emilia Romagna (la regione del Nord con la più alta presa in carico di bambini 0-2 anni, pari al 27%) dalla Calabria (2%). Per il tempo pieno, le differenze tra regione e regione sono fortissime: da un lato la maglia nera alla Calabria, con il 78% delle classi primarie che non fanno orario pieno, alla sorpresa che arriva dalla Basilicata, la regione con il maggior numero di scuole ad offrire questa opportunità (il tempo pieno non è presente nella regione nel 49% delle primarie e nel 41% delle secondarie di primo grado, dati che a livello nazionale si alzano rispettivamente al 68% e 80%), mentre la maglia nera va al Molise (il 99% delle classi secondarie non ha il tempo pieno), seguito dall’Emilia-Romagna (94%). Anche sulle mense scolastiche la maggior parte delle regioni è molto carente: la Sicilia è la regione con la minore disponibilità del servizio (80%), che vede invece il Piemonte con la migliore performance (solo il 28% non ce l’ha). Su questo tema è però necessario segnalare che sono molti i Comuni che non garantiscono la continuità del servizio ai non abbienti e limitano le esenzioni o le riduzioni del costo ai soli residenti, colpendo le fasce più esposte della popolazione.

Infografica - illuminiamoilfuturo 2016

Situazione non positiva anche per quanto riguarda le strutture scolastiche. Il grave ritardo dell’indagine sull’anagrafe scolastica non permette di avere un panorama dettagliato delle condizioni generali dei luoghi di apprendimento, ma secondo le indagini Pisa-Ocse, il 59% degli adolescenti frequenta “scuole dotate di infrastrutture insufficienti a garantire l’apprendimento”. Un dato relativamente positivo è invece rappresentato dal progetto Scuola 2.0: “nonostante il 28% delle aule non sia ancora dotato di connessione internet veloce – si legge nel rapporto -, si nota un significativo miglioramento rispetto all’anno precedente (37% nell’anno scolastico 2013-2014). Restano però ancora molto limitati i programmi didattici volti a favorire l’acquisizione di competenze digitali da parte dei minori”.

L’importanza delle attività extracurricolari. Oltre al percorso scolastico, uno degli elementi fondamentali per contrastare la povertà educativa è determinato dal contesto di vita al di fuori delle mura scolastiche: andare a teatro o ad un concerto, visitare musei, siti archeologici o monumenti, svolgere regolarmente attività sportive, leggere libri o utilizzare internet, sono tutti fondamentali indicatori dell’opportunità o della privazione educativa. In Italia, ben il 64% dei minori nell’ultimo anno non ha svolto quattro tra le sette attività sopra richiamate. Il 17% ne ha svolta soltanto una, mentre l’11% non ne ha svolta nessuna. Il 48% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro, se non quelli scolastici, nell’anno precedente, il 69% non ha visitato un sito archeologico e il 55% un museo, il 46% non ha svolto alcuna attività sportiva. Se nel Sud e nelle Isole la privazione culturale e ricreativa è più marcata, arrivando all’84% della Campania, nelle regioni del Nord riguarda comunque circa la metà dei minori considerati, dove solo le province di Trento e Bolzano scendono al di sotto di questa soglia (rispettivamente 49% e 41%). 

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