15 luglio 2013 ore: 16:21
Immigrazione

Insulti alla Kyenge, la solidarietà del sindaco di Bologna

Virginio Merola si dice “preoccupato per l’imbarbarimento della politica”. Sergio Lo Giudice del Pd ha segnalato l’episodio all’Unar. In Consiglio comunale presentato un odg di solidarietà a Kyenge e la maggioranza auspica le dimissioni di Calderoli

BOLOGNA – Dalle Due Torri piovono critiche verso il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, e solidarietà nei confronti della ministra per l’Integrazione, Cécile Kyenge. Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, e la presidente del Consiglio comunale, Simona Lembi, condividendo le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno sottolineato la loro “grande preoccupazione per l’imbarbarimento della politica, quando lo scontro di opinioni non si fonda sulle idee e sulle proposte, cui i rappresentanti delle istituzioni e dei partiti sono tenuti a rimanere, ma devia su piani offensivi inaccettabili”. Inoltre, durante la seduta odierna del Consiglio comunale bolognese, è stato presentato un ordine del giorno per esprimere formalmente la solidarietà della città alla ministra. Con l’ordine del giorno, i gruppi consiliari Con Amelia per Bologna con Vendola, Pd e Centro democratico auspicano le dimissioni di Calderoli dal ruolo di vicepresidente del Senato, ricordando che “nel nostro Paese la discriminazione a sfondo razziale è un problema culturale radicato, che andrebbe contrastato a partire dall’esempio di chi è chiamato a incarnarne le istituzioni più alte della Repubblica”. 

Segnalato l’episodio di discriminazione all’Unar. Ci ha pensato il deputato bolognese Sergio Lo Giudice (Pd) che ha spiegato in una nota di aver inviato questa mattina all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), che monitora gli episodi di razzismo in Italia, “una formale segnalazione dell'inquietante episodio di offese a sfondo razziale verso la ministra”. Lo Giudice ha sottolineato di aver ritenuto suo “dovere segnalare l’episodio che, per la fonte istituzionale da cui proviene, assume una gravità eccezionale e rischia di essere elemento di sostegno e promozione di comportamenti fondati su un'idea di superiorità razziale e di discriminazioni sulla base delle origini etniche”.

Le dichiarazioni di Calderoli hanno scosso anche il mondo cattolico: don Giovanni Nicolini, della Caritas, le ha considerate “obbrobriose”, sottolineando però che “per fortuna gli italiani non sono come Calderoli”. Nicolini ha proseguito sostenendo che da una parte, “certe affermazioni vadano ignorate, perché insulse”, e dall’altra ha parlato dell’opportunità di creare “meccanismi giudiziari ad hoc, che impediscano a rappresentanti delle istituzioni di comportarsi in certi modi”. Una sorta di organo di controllo che risolva la questione a monte, insomma, affinché chi si produce in esternazioni di questo genere venga automaticamente punito e sanzionato. In quanto credente, poi, don Nicolini ha ricordato che “la Chiesa cattolica deve portare avanti la testimonianza della dignità di ogni persona e ogni cultura, perfino di ogni fede”, e da questo punto di vista “sarebbe giusto sottolineare come dichiarazioni di un certo tipo non siano in nessun modo accettabili”. (giovanni baiano)

 

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