9 maggio 2014 ore: 12:33
Disabilità

Ecco cosa penso di te. Dieci figli disabili raccontano la loro mamma

Inchiesta del mensile SuperAbile Magazine: testimonianze di personaggi noti e meno noti danno voce con toni confidenziali e ironici a una relazione complessa. Dalla scrittrice Barbara Garlaschelli all'atleta Alvise De Vidi
Barbara Garlaschelli con la mamma

Barbara Garlaschelli. Nata a Milano nel 1965, si è laureata in Lettere moderne. Ama dire di sé che non fa la scrittrice, ma che è una scrittrice

tutto su mia madre (Superabile magazine) 2

ROMA - "Tutto su mia madre": s’intitola così l’inchiesta di maggio del mensile SuperAbile Magazine curata da Antonella Patete, che ha voluto dare spazio a dieci testimonianze. I figli disabili raccontano in prima persona il rapporto con le loro mamme. Pagine diaristiche, con toni confidenziali e a tratti ironici, sulla figura materna, eroina dei nostri giorni, quando si parla di disabilità. Combatte (spesso da sola) contro la burocrazia, i pregiudizi, il welfare che non c’è. Sacrificando la propria vita a beneficio dei propri figli. Ma che ne pensano i diretti interessati? A loro la parola.

Barbara Garlaschelli. Nata a Milano nel 1965, si è laureata in Lettere moderne. Ama dire di sé che non fa la scrittrice, ma che è una scrittrice. Alcuni dei suoi libri sono stati tradotti in Francia, Spagna, Portogallo, Russia, Olanda
Barbara Garlaschelli con la mamma

“Quando ho smesso di camminare, dopo un incidente in mare, il mondo attorno a me è come esploso, ma con una sua compostezza. Mio padre, mia madre, i nonni, gli amici, tutti impazziti per il breve tempo di capire che bisognava riprendere la giusta distanza dal dolore e aiutarmi a ritrovare una strada, diversa da prima ma mia. E così è stato fatto. E mia madre, annientata dal vedere la sua unica e amata figlia proiettata in un futuro in cui la sedia a rotelle l’avrebbe portata in giro per il mondo, è stata piegata dal dolore. Ma come sempre, lei, così fragile nell’apparenza, così disarmata e disarmante, ha raccolto tutte le forze che aveva, e anche quelle che non aveva, ed è stata con me. Sempre. […] Mia madre a cui alcuni mesi fa hanno diagnosticato un cancro ai seni e che ora, bellissima e senza capelli, combatte la sua battaglia, con me e Giampaolo al suo fianco, e non si ferma davanti a niente e sorride anche quando vorrebbe piangere e continua a pensare a proteggere me mentre l’abbraccio e sono io a proteggere lei dagli assalti di una malattia bastarda che non l’avrà”. (Barbara Garlaschelli, scrittrice e presidente dell’associazione culturale Tessere trame).

Andrea Apostolo. Trentaquattro anni, focomelico agli arti superiori, si occupa di organizzazione aziendale e di diversity management per Telecom Italia e collabora con l’Università Luiss Guido Carli
Andrea Apostolo

‘Vai a giocare, vai giù a giocare in cortile, ma mi raccomando... stai attento, mammina, stai molto attento’. E poi il silenzio. E il cenno di approvazione con la mano che potevo incamminarmi. Andando indietro nel tempo, queste sono le prime parole che riesco a ricordare di mia madre. Me le ripeteva ogni volta che le dicevo di voler andare a giocare in cortile. Abitavamo in un alloggio di servizio di un comando dei carabinieri nel comune di Modena, papà giovane capitano e io la mascotte della caserma. Ripensandoci bene, ora non saprei dire esattamente a cosa dovessi ‘stare molto attento’ in quel cortile dove la sicurezza regnava indisturbata”. (Andrea Apostolo, focomelico, lavora per Telecom Italia e collabora con l’Università Luiss)

Cristina Screpante. Nata a Porto San Giorgio in una rara giornata di neve nel dicembre 1978, ha una miopatia di tipo minicore disease, malattia rara della famiglia delle distrofie. Vive presso la Comunità di Capodarco di Fermo
Cristina Screpante con la mamma Bianca

“Nella mia vita da “esploratrice”, quando non potevo difendermi, è lei che mi ha difesa; quando ero sola, lei mi è stata accanto; quando a un certo momento ho smesso di camminare, lei ha camminato per me e ancora oggi, a volte, mi presta le sue gambe”. (Cristina Screpante, laureata in Psicologia clinica, ha una malattia rara della famiglia delle distrofie)

Claudio Imprudente. Giornalista, formatore, scrittore. Affetto fin dalla nascita da tetraparesi spastica, comunica con l’ausilio di una tavoletta di plexiglas trasparente, dove sono impresse le lettere dell’alfabeto
Claudio Imprudente con la mamma

“Cara mamma, ricordi quando l’uomo ha poggiato per la prima volta il piede sulla Luna e Tito Stagno faceva la telecronaca? Allora tu mi portavi con te sulla spiaggia di Misano Adriatico e lì anch’io ho poggiato per la prima volta i miei piedi, anzi le mie ruote, di fronte al mare… […] In genere andava tutto per il meglio finché i miei compagni di gioco non venivano chiamati a rapporto dai loro genitori, un po’ per necessità un po’ perché impauriti dalla mia presenza. Erano altri tempi, ma tu di certo non avevi paura della paura e ti ostinavi a portarmi lì in mezzo, fino a farmi diventare ‘il custode dei castelli di sabbia’”. (Claudio Imprudente, giornalista e formatore, è direttore della rivista Hp-accaparlante)

Alvise De Vidi. Classe 1966, è un atleta paralimpico. Divenuto tetraplegico in giovane età in seguito a un tuffo sbagliato, nel corso della sua lunga carriera sportiva si è cimentato in vari sport, approdando infine all’atletica leggera
Alvise De Vidi

“Certo, l’incidente ha cambiato i ritmi, mamma è dovuta stare al mio fianco h24 nei tre mesi passati in neurochirurgia a Padova. Grazie anche alla rete di supporto della famiglia, che era numerosissima, e dove tutti ci si dava una mano. Non è stata una mamma iperprotettiva, piuttosto mi ha spinto a inseguire i miei traguardi, e mi ha seguito in tanti viaggi, quando facevo le maratone. […] Una forza della natura. In qualcosa ho preso da lei, credo”. (Alvise De Vidi, atleta paralimpico)

Massimo Mera. Milanese, classe 1963, è diplomato in ragioneria e lavora presso gli uffici amministrativi di una multinazionale. Si considera artefice del proprio destino e, per sua ammissione, questa testimonianza rappresenta un mea culpa
Massimo Mera

“Per sintetizzare i miei primi 50 anni vissuti a strettissimo contatto con mia madre mi pare azzeccatissimo ricordare la frase di benvenuto che lei mi ha bisbigliato in sala parto prima di uscire allo scoperto: ‘Copriti... che fuori fa freddo! Non puoi uscire a torso nudo. Guarda che ti ammali...’. Da allora poco, direi nulla o quasi, è cambiato”. (Massimo Mera, acondroplasico, lavora presso gli uffici amministrativi di una multinazionale).

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