17 novembre 2021 ore: 15:00
Economia

Economia, Banca d’Italia: “Migliorano le attese delle famiglie”

Indagine straordinaria sulle famiglie italiane. Pesano positivamente le valutazioni sui progressi della campagna vaccinale e sulle prospettive del quadro epidemiologico. Circa un terzo è riuscito ad accantonare qualche risparmio dall’inizio della pandemia. In ripresa la propensione a spendere, ma resta la cautela 

ROMA - Circa un terzo delle famiglie afferma di essere riuscito ad accantonare qualche risparmio dall’inizio della pandemia - la quota è più ampia per i nuclei il cui capofamiglia è laureato – mentre rimane sostanzialmente stabile (44%) la percentuale di famiglie che ritiene di riuscire a risparmiare nei prossimi dodici mesi, in maggioranza nuclei che hanno già risparmiato durante la crisi. Un previsione che interessa anche le famiglie che dichiarano di arrivare alla fine del mese con qualche difficoltà. E’ quanto emerge dalla sesta edizione dell’Indagine straordinaria sulle famiglie italiane che la Banca d’Italia ha condotto tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, coinvolgendo oltre 2.000 nuclei familiari, che avevano partecipato anche alla quinta edizione dell’indagine.

“Rispetto alla rilevazione della scorsa primavera le attese delle famiglie sulla situazione economica dell’Italia sono nel complesso migliorate, - si legge - grazie alle valutazioni sui progressi della campagna vaccinale e sulle prospettive più incoraggianti del quadro epidemiologico. Anche la propensione a spendere nei comparti più colpiti dalla pandemia, tra cui alberghi, bar e ristoranti, è in ripresa. Permane tuttavia ancora cautela nelle prospettive di spesa, soprattutto tra i nuclei meno abbienti”.

Secondo l’indagine i comportamenti di consumo “restano condizionati dall’emergenza sanitaria, ma appaiono in progressivo miglioramento”. Rispetto alla rilevazione di aprile la percentuale di famiglie che dichiarano di avere ridotto le spese per alberghi, bar e ristoranti nel confronto con il periodo pre-pandemia è diminuita di 15 punti percentuali, pur restando elevata (al 71 per cento; aveva toccato quasi il 90 per cento nelle fasi più acute della pandemia); la riduzione della quota è di circa 30 punti (al 55 per cento) per i nuclei che arrivano con facilità alla fine del mese. Anche le percentuali di famiglie che hanno fatto meno frequentemente acquisti in negozi di abbigliamento e per servizi di cura della persona sono significativamente scese, rispettivamente al 63 e al 57 per cento.

Tra le motivazioni che hanno frenato la spesa, "è rimasta invariata l’importanza attribuita alla paura del contagio; è sensibilmente diminuita quella associata alle misure di contenimento, in connessione con il venire meno delle restrizioni a partire dalla primavera". Permane tuttavia, registra l'istituto, "una certa cautela nelle attese di spesa a tre mesi, in particolare tra le famiglie con maggiori difficoltà economiche e tra quelle che nel mese precedente l’intervista hanno percepito un reddito più basso rispetto a prima della pandemia".

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