6 aprile 2021 ore: 11:46
Giustizia

Ecuador, l’omicidio di Andrés Durazno e la lotta per difendere l'acqua

Ucciso il 18 marzo a pugnalate, lottava da tempo contro il progetto minerario della Ecuagoldmining. La denuncia degli oppositori è che i lavori di estrazione contaminino le acque sotterranee dei bacini idrici di cui le comunità locali hanno bisogno per sopravvivere
Foto: César Muñoz/Andes (via Flickr) Ecuador Proteste a Quito (dicembre 2015) osservatorio diritti

Ecuador, proteste a Quito (dicembre 2015)

L’omicidio di Andrés Durazno risveglia i timori dei difensori dei diritti umani in Ecuador. L’uomo, 49 anni e padre di 8 figli, era il presidente del Sistema di acqua e irrigazione della comunità di Rio Blanco e lottava da tempo contro il progetto minerario della Ecuagoldmining, una società ecuadoregna, ma di proprietà cinese. Durazno è stato ucciso il 18 marzo a pugnalate, forse da un familiare, ma le indagini si stanno ancora svolgendo.

I protagonisti. Ad occuparsi delle miniere d’oro e d’argento di Rio Blanco è la Ecuagoldmining South América S.A., costituita sei anni fa dalla cinese Junefield Group S.A.. I lavori di estrazione mineraria cominciarono tra l’appoggio del governo di Quito di Rafael Correa (e del successore Lenin Moreno) e l’opposizione del Comune di Cuenca e della provincia di Azuay.

Cosa c’è in gioco. I contrari al progetto denunciano come i lavori di estrazione contaminino le acque sotterranee dei bacini idrici di cui le comunità locali hanno bisogno per sopravvivere. Per questo motivo, a fine 2016 la prefettura di Azuay ha dichiarato questi altipiani “zone libere dall’estrazione di metalli”.

Una storia di scontri. Proteste e sit in contro il progetto cominciarono già nel 2017, quando la miniera iniziò a essere sfruttata. La tensione continuò a crescere fino al maggio 2018, quando Yaku Sacha Pérez Guartambel, candidato alle presidenziali di quest’anno per il movimento indigeno ecuadoregno, dichiarò di essere stato minacciato di morte e, insieme ad altri dirigenti, di essere stato sequestrato da uomini della multinazionale. La questione finì in tribunale e il giudice Oswaldo Guerrero decretò la sospensione delle attività, imponendo una “consultazione preventiva, libera e informata in conformità con la Convenzione Ilo 169”.

Vittoria indigena e timori per il futuro. Le parti hanno continuato a scontrarsi fino all’8 settembre 2020, quando il consiglio cantonale di Cuenca ha chiesto alla Corte costituzionale di bloccare ogni progetto nelle aree di “ricarica idrica” dei fiumi Tomebamba, Yanuncay, Tarqui, Machángara e Norcay. La consultazione si è tenuta il 7 febbraio, quando oltre l’80% dei votanti si è espresso per lo stop alle attività. Ma la tensione continua ad essere alimentata dall’omicidio di Andrés Durazno, da una parte, e dal ballottaggio alle presidenziali dell’11 aprile che vede in corsa il candidato correista Andrés Arauz e quello delle destre, Guillermo Lasso, dall’altra. Con Pérez fuori dai giochi, il timore è che saranno approvate nuove liberalizzazioni.

L’articolo integrale di Diego Battistessa (da Barranquilla, Colombia), In Ecuador si muore per difendere l’acqua, può essere letto su Osservatorio Diritti. Foto: César Muñoz/Andes (via Flickr

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news