6 aprile 2019 ore: 14:50
Società

Editoria africana. "Non è un'eccezione culturale, ma uno spazio di diversità"

Sono tante le esperienze positive sviluppate nel continente grazie a scrittori ed editori che promuovono lettura e scrittura. Se ne parla sul nuovo numero di Africa e Mediterraneo. Il co-curatore Raphaël Thierry: “Discorso positivo sull'Africa, realista e non idealista”
Libro aperto - SITO NUOVO

BOLOGNA - “L'editoria in Africa non è una eccezione culturale ma esiste con una sua legittimità e contribuisce alla diversità culturale, intellettuale e letteraria”. A parlare è Raphaël Thierry, animatore del sito EditAfrica e co-curatore di “Libri in Africa, libri d'Africa”, il nuovo numero di Africa e Mediterraneo che esamina la situazione dell'editoria africana nel contesto mondiale e il suo impatto sulla diversità dell'offerta editoriale locale e internazionale. “Nel dossier abbiamo voluto mettere in evidenza la normalità dell'editoria africana, la sua modernità, la ricchezza – continua Thierry – contro l'immagine più diffusa ovvero quella di un continente che produce pochi libri”. Molte sono le esperienze positive in Africa, pur nelle persistenti fragilità nell'industria del libro africano, grazie all'impegno di scrittori ed editori che promuovono la lettura e la scrittura: ci sono mercati regionali, nazionali, diverse aree linguistiche, librerie, fiere innovative e un'industria del libro organizzata. “Nel dossier abbiamo cercato di mettere in evidenza la diversità del libro prodotto in Africa – spiega – Il nostro non è un giudizio, ma un discorso positivo, realista e non idealista, per dire che c'è”.

“L'era moderna della stampa in Africa è legata all'invasione europea, all'evangelizzazione missionaria e poi alla colonizzazione – raccontano Thierry e Sandra Federici, direttrice della rivista, nell'editoriale - Dopo le indipendenze, il settore del libro in Africa è stato dominato dall'editoria del nord, che ha conquistato il mercato scolastico del continente e realizzato in Europa collane di letteratura africana che sono state meglio diffuse della produzione locale. Di conseguenza, l'immagine di un continente che produce pochi o nessun libro si è gradualmente sviluppata in confronto a un'editoria del Nord più competitiva e innovativa”. Al contrario, come raccontano Thierry e Federici, dagli anni '60 l'Africa ha sviluppato un mercato del libro eterogeneo e multilingue, la cui diversità è basata su spazi nazionali, regionali e persino continentali e che, ovviamente, rende inadeguata qualsiasi visione semplificatrice. “In particolare, questa editoria si evolve ed è influenzata da un mutevole contesto geopolitico ed economico, nel quale i fenomeni della globalizzazione del mercato e della mondializzazione letteraria rappresentano il passo finale – continuano – Le manifestazioni di dominio economico e intellettuale spingono l'edizione africana verso forme di reazione supportate dal concetto di bibliodiversità che ha favorito negli ultimi vent'anni, una maggiore presenza di produzioni editoriali africane nel mercato internazionale del libro e un più forte riconoscimento della loro diversità”.

Il dossier è aperto da Walter Bgoya e Mary Jay con un excursus storico sul ruolo dell'editoria indipendente in Africa, dove “nei primi anni post-indipendenza furono create case editrici parastatali e autonome, alle quali i governi africani, preoccupati soprattutto dello sviluppo economico, hanno dato poco o nessun sostegno”, spiegano Thierry e Federici. “L'aiuto dei finanziatori negli anni '90 non ha risolto i problemi che ostacolano il lavoro degli editori africani cioè le politiche educative insufficienti, le infrastrutture deboli, la mancanza di potere d'acquisto, l'adozione delle lingue coloniali nell'insegnamento, la prevalenza di società straniere nel mercato dei libri scolastici – continuano – Gli editori locali continuano a perseguire la loro autonomia cercando di utilizzare le tecnologie digitali e la stampa su richiesta per accedere ai mercati del nord, per essere finalmente liberi dai vincoli coloniali, dal dominio degli editori multinazionali, dalle politiche linguistiche regressive e dalla mancanza di riconoscimento da parte dei governi locali dell'importanza economica e culturale dell'editoria”.

Il discorso di Richard A.B. Crabbe all'apertura della sedicesima edizione della International book fair in Ghana sottolinea l'importanza di un'editoria autoctona per lo sviluppo economico di un Paese. Bodour Al Qasimi, editrice e vicepresidente dell'International publishers associations, spiega come le industrie librarie dei Paesi africani e degli Emirati Arabi Uniti stiano avendo un'influenza crescente nel mercato mondiale. Valentin Moulin racconta la storia di re Nyoya che alla fine del XIX in Camerun inventò la scrittura bamum, fondò scuole e una tipografia. Jama Musse Jama, promotore dell'Hargeysa International Book Fair, propone una riflessione su alcune fasi fondamentali attraversate dalla società somala in relazione alla produzione artistica e culturale. Agnes Girard racconta la nascita delle edizioni Bakame fondate nel 1995 da Agnes Gyr-Ukunda per pubblicare testi della tradizione orale e promuovere una letteratura basata sulla cultura rwandese. Il momento di crisi del libro in Egitto è raccontato da Chiara Comito, mentre Anita Magno fa un ritratto della complessa storia dell'editoria algerina. Infine, Cecilia Draicchio, Giulia Riva, Francesco S. Longo parlano della presenza in Italia dei libri africani, a partire dall'esperienza della libreria Griot di Roma che, da oltre dieci anni, si occupa di letterature africane e afrodiscendenti. (lp)

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