18 ottobre 2013 ore: 12:50
Disabilità

I giudici riconoscono il diritto di decidere a un giovane con Asperger

Messico: Ricardo Adair Coronel, 25 anni e affetto dalla sindrome, con una sentenza della Corte suprema ha vinto la causa contro l’interdizione impostagli nel 2008. Una sentenza storica. Resta ora da decidere “fino a che punto le sue decisioni possono essere autonome”
Ragazzino autistico di spalle

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Ricardo Adair Coronel Robles ha vinto la sua battaglia: vedersi riconoscere il diritto a decidere e a gestire la propria vita. La Corte suprema del Messico ha accolto il ricorso del giovane di 25 anni, con sindrome di Asperger, sull’interdizione dall’esercizio dei diritti giuridici che gli fu imposta nel 2008. Una battaglia difficile ma che segna uno spartiacque per le persone con Sindrome di Asperger nel paese. “I giudici gli hanno dato ragione e riconosciuto che, d’ora in poi, dovrà essere ascoltato quando si prendano decisioni sulla sua vita. E in alcuni casi, lui stesso potrà scegliere da solo”, sottolinea il quotidiano messicano El Universal. La sentenza della Corte Suprema stabilisce infatti che lo stato di interdizione debba essere proporzionale al grado di disabilità, e quindi definita caso per caso.

cPer questo ora un giudice dovrà ascoltare Coronel e “decidere quali diritti può esercitare e fino a che punto le sue decisioni possono essere autonome”, come spiega il settimanale Proceso, nella sua edizione on line. Proceso definisce la decisione della Corte Suprema “un trionfo storico per le persone in questa situazione” perché segna un precedente, nonostante non siano stati dichiarati incostituzionali gli articoli del codice penale che limitano i diritti politici di cittadini con sindromi di questo tipo.

Il giovane si trova attualmente sotto la tutela dei genitori, stabilita da un giudice cinque anni fa in una sentenza che stabiliva che non aveva la capacità di esercitare i propri diritti. Dopo la lettura della sentenza, riporta il quotidiano Excelsior, Coronel ha sottolineato che si tratta di un importante passo in avanti per il riconoscimento dei suoi diritti come persona e che desidera lavorare, amministrare i propri soldi e comprarsi una casa.

La sentenza non ha, però, soddisfatto tutti, sottolinea il giornale El Economista. Il presidente del Consiglio nazionale per la prevenzione della discriminazione ha dichiarato che “è insufficiente” rispetto a quanto stabilisce la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità e che dovrebbero essere dichiarati incostituzionali gli articoli del codice civile che definiscono lo stato di interdizione.

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