27 luglio 2013 ore: 16:54
Non profit

Egitto, appello a Bonino: “Fermi l'invio di armi italiane"

Dopo gli scontri violenti con almeno 75 morti, l'Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal) chiede alla Farnesina di fermare le esportazioni di armi. E attacca: “In tre anni abbiamo dato alle Forze armate egiziane un autentico arsenale bellico”
Egitto, manifestazioni 2013 per Morsi

ROMA - “Ministro Bonino, cosa deve succedere in Egitto per sospendere l’invio di armi italiane?”. La domanda arriva dall’Opal, l'Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia, un’associazione che riunisce varie realtà sociali, dai missionari comboniani e saveriani a Pax Christi, fino alla Cgil della città lombarda. Il riferimento, dopo quanto accaduto la scorsa notte, con gli scontri di piazza fra manifestanti a sostegno dell'ex presidente Morsi ed esercito (scontri che hanno causato almeno 75 morti) è alle “ingenti esportazioni di sistemi militari destinati alle Forze armate egiziane”. Esportazioni che – segnala l'Osservatorio – sono in costante crescita, tanto che lo nel 2012, durante il governo Monti, hanno raggiunto i 28 milioni di euro. Tra di essi, viene detto, “figura di tutto: dai fucili d’assalto e lanciagranate della Beretta alle munizioni della Fiocchi, dalle bombe per carri armati della Simmel alle componenti per centrali di tiro della Rheinmetall, dai blindati della Iveco alle “apparecchiature specializzate per l’addestramento militare”.

L’Osservatorio afferma di aver esaminato attentamente la Relazione ufficiale sulle esportazioni di sistemi militari inviata al Parlamento nelle scorse settimane dal governo Letta. “A fronte della situazione di forte tensione, agli arresti arbitrari dei leader politici e di giornalisti in Egitto, il presidente degli Stati Uniti ha deciso di rinviare la consegna dei caccia F-16 all’Aeronautica militare egiziana”, dichiara Piergiulio Biatta, presidente dell’Osservatorio OPAL. “Ci aspettiamo che la titolare della Farnesina, che ben conosce la situazione nel paese nordafricano, faccia lo stesso e dichiari pubblicamente la sospensione dell’invio di ogni sistema militare alle forze armate egiziane”, conclude Biatta.

Con la riforma avvenuta lo scorso anno, spiega l'Opal, “la titolarità delle esportazioni di materiali militari risiede nella nuova Autorità nazionale per le Autorizzazioni di Materiali di Armamento (Uama) presso la Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese (Dgsp) del Ministero degli Affari Esteri”. “Apprezziamo la costante attenzione e la profonda preoccupazione espressa dal ministro Bonino per gli atti di violenza e di intimidazione nei confronti della popolazione”, commenta Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo a cui Opal aderisce. “Proprio per questo riteniamo che l’Italia - che sta per ratificare in Parlamento il Trattato internazionale sul commercio delle armi - si debba subito fare promotrice in sede europea di un’iniziativa affinché tutti i paesi membri dell’Unione sospendano l’invio di armi all’Egitto, fino a quando la situazione non si sarà chiarita”.

Le esportazioni di armi dall’Italia all’Egitto sono in costante crescita e vedono il nostro paese tra i cinque maggiori fornitori europei delle Forze Armate egiziane. Spiega Giorgio Beretta, analista di Opal. “Le autorizzazioni ministeriali per forniture di armamenti all’Egitto non superavano i 10 milioni di euro del 2010, sono salite a oltre 14 milioni di euro nel 2011 e lo scorso anno, col governo Monti, hanno toccato il picco di oltre 24,6 milioni di euro. E di conseguenza sono cresciute le consegne effettive di sistemi militari, che nel 2012 hanno superato i 28 milioni di euro (€ 28.679.837). Esportazioni che sono tuttora in corso, visto che nei primi tre mesi del 2013 l’Istat ha già rilevato spedizioni all’Egitto di armi e munizioni per oltre 2,6 milioni di euro”, conclude Beretta. Sorprende soprattutto la tipologia di armi esportate dall’Italia all’Egitto proprio tra il 2011 e il 2012, cioè durante le rivolte che hanno portato alle dimissioni del presidente Hosni Mubarak e alla nomina del nuovo presidente Mohamed Morsi, oggi a sua volta destituito.

Quello inviato dall’Italia alle Forze armate egiziane è un autentico arsenale bellico. Opal afferma che già nel 2010 erano state esportati al Cairo ben 2.450 fucili d’assalto automatici della ditta Beretta modello Scp70/90 corredati di 5.050 parti di ricambio a cui sono seguiti nel 2012 altri 1.119 fucili automatici sempre modello Scp70/90 e 2.238 caricatori e da altri 35 fucili d’assalto calibro 5,56 Nato modello Arx-160 ciascuno corredato da caricatori e baionetta e muniti di 35 lanciagranate e da silenziatori tutti dell’azienda bresciana Beretta. Nel 2011 è stata autorizzata, dal governo Berlusconi, l’esportazione di 14.730 colpi completi per carri armati del calibro 105/51 TP-T IM 370 (equivalente al colpo completo cal. 105/51 TP-T M490) e nel 2012 altri 692 colpi completi calibro 40/70 Pffc IM212 con spoletta e altri 673 colpi completi 76/62 TP tutti prodotti da Simmel Difesa. Sempre nel 2011 – continua Opal- è stata autorizzata l’esportazione di 355 componenti per la centrale di tiro Skyguard per missili Sparrow/Aspide e affusti a cui sono seguiti nel 2012 altre 1.000 componenti e corsi d’addestramento per la stessa centrale di tiro prodotta dalla Rheinmetall Italia. Nel 2012 è stata autorizzata dal governo Monti l’esportazione di 55 veicoli blindati Lizard della Iveco. Vanno poi segnalate le esportazioni autorizzate nel 2012 a Oto Melara per attrezzature del cannone navale 76/62 S/R e apparecchiature elettroniche e software della Selex Elsag. 

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