6 novembre 2019 ore: 17:08
Immigrazione

Egitto, raffica di arresti nel paese nel silenzio della comunità internazionale

di Chiara Ercolani
Dopo le proteste del 20 settembre si contano più di 5.000 persone arrestate in tutto il paese. Arresti arbitrari ma non solo: tra loro ci sono, infatti, avvocati per i diritti umani, giornalisti, attivisti ed esponenti politici scomodi al regime di al-Sisi. Una delegazione della società civile egiziana ospite di Arci Nazionale

ROMA - "Sedici avvocati arrestati in due giorni, tremila fino ad oggi" inizia così l'incontro di questa mattina presso Arci Nazionale di Roma che ospita dal 5 al 7 novembre tre rappresentanti della società civile democratica egiziana.
A parlare è Ahmed Mefreh, direttore esecutivo del Comitee for Justice: "si tratta in particolare di avvocati per i diritti umani e questo è un messaggio, un messaggio del governo per la società civile."

Lo scopo della delegazione è di aprire un dialogo con le istituzioni e la società civile italiana sulla situazione dei diritti umani in Egitto, in particolare in seguito alla brutale repressione. Arresti di massa, censura, coprifuoco. La repressione ormai scandisce le giornate egiziane.  Ahmed Mefreh, insieme a Muhammad Al Kashef, avvocato dei diritti umani e ricercatore indipendente e Leslie Piquemal, rappresentante a Bruxelles per il Cairo Institute for Human Rights Studies, ci spiegano e chiariscono quello che la stampa internazionale e tenta di occultare. Dopo le proteste del 20 settembre si contano più di 5.000 persone arrestate in tutto l’Egitto. Arresti arbitrari ma non solo: tra loro ci sono, infatti, avvocati per i diritti umani, giornalisti, attivisti ed esponenti politici scomodi al regime di al-Sisi. Tra questi; Mahienour al-Masry,  avvocata è stata sequestrata davanti la procura dei servizi, Alaa Abdel Fattah blogger, attivista, volto noto della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011; insieme a lui il suo avvocato Mohamed Baker e ancora Esraa Abdel Fattah, giornalista, arrestata il 12 ottobre.

Amnesty International parla, non a caso, della "più ampia ondata di arresti di massa dall’arrivo al potere del presidente Al-Sisi". Non si chiedeva una semplice riforma: migliaia di giovani che si sono riuniti, quel venerdì 20 di settembre,  in Piazza Tahrir al Cairo, come ad Alessandria, Suez e tante altre città del paese, chiedevano le dimissioni dell'attuale presidente Al-Sisi. Una rivolta partita dai social; con un hashtag #BastaAl-Sisi lanciato da Mohamed Alì, ingegnere edile egiziano, fuggito in Spagna il quale denunciava il presidente e lo stato per corruzione. Le proteste non sono nate esclusivamente per un appello social lanciato dall'ingegnere edile Mohamed Alì, ci spiega la delegazione, che in passato ha lavorato per l'esercito egiziano, ma la sua denuncia ha incontrato il malessere di una larga fetta della società che sta vivendo condizioni di vita al limite della povertà. I motivi che hanno portato a questa rivolta dal basso, è legata principalmente alla realtà socio-economica del paese e alla forte repressione.

Le accuse alle persone arrestate sono di "collaborazione con gruppo terroristico nel raggiungimento dei suoi obiettivi", "partecipazione a proteste non autorizzate" e "diffusione di notizie false". Ahmed Mefred parla, inoltre, dell'ultimo arresto nel paese, l'ennesimo, avvenuto proprio ieri. Questa volta si tratta di Ibrahim Metwaly Hegazy, uno dei legali di Regni, già  in carcere da oltre due anni (era stato arrestato per la prima volta il 10 ottobre del 2017). Ieri mattina doveva essere rilasciato, quando è stato raggiunto dai membri della Sicurezza Nazionale egiziana nella stazione di polizia di Kafr El Sheikh con una nuova accusa: fondazione di gruppo terroristico.

"La repressione è divenuta più violenta all'indomani della vittoria del referendum costituzionale che sostanzialmente modifica i poteri del presidente Al-Sisi" garantendogli una lunga presidenza, ci spiega Muhammad Al Kashef e prosegue: "purtroppo gli arresti e le sparizione non sono cose nuove per noi.  Giulio Regeni non è stato né il primo né l'ultimo". La situazione del paese, infatti, non fa ben sperare per la ricerca di verità di Giulio Regeni e se il presidente americano Trump aveva mostrato il suo appoggio alla politica del presidente egiziano, durante il summit dell'Onu a New York proprio durante le proteste, i paesi europei sembrano tacere sulla questione. "Non ci sono reazioni da parte dei paesi membri dell'Unione Europea ed è questa la cosa più preoccupante" afferma Leslie Piquemal.

Come ricorda Sara Prestianni, responsabile del progetto #externalisationpolicieswatch di Arci, tra Italia ed Egitto c' è una una duplice collaborazione. La prima è rinforzare i controlli alla frontiera per contenere i flussi migratori; in questa prima collaborazione rientra il progetto ITEPA, che attraverso il supporto del Ministro dell'Interno  , prevede la formazione della Polizia di frontiera di 22 Paesi africani per contrastare l’immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani. La seconda collaborazione riguarda i rimpatri forzati che contrastano con il principio di non- refoulement. "Il tutto fa parte del processo di esternalizzazione delle frontiere europee - spiega - che consiste nella collaborazione tra paesi di origine e paesi di transito con il chiaro obiettivo di espellere o di bloccare, i migranti dal territorio europeo."

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