25 settembre 2020 ore: 10:44
Giustizia

Elezioni Bielorussia, il rebus russo e la posizione dell'Ue

Il 23 settembre Aljaksandr Lukashenko ha giurato per il suo sesto mandato come presidente della Bielorussia, ma la situazione è tutt’altro che tornata alla normalità. Ecco cosa è accaduto
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Il 23 settembre Aljaksandr Lukashenko ha giurato per il suo sesto mandato come presidente della Bielorussia. Ma la situazione è tutt’altro che tornata alla normalità. L’Alto rappresentante per la politica estera europea, Javier Borrell, ha commentato dichiarando che l’investitura “manca di qualsiasi legittimazione democratica”. E il sito del Consiglio europeo ha parlato delle presidenziali dello scorso 9 agosto dicendo che “non rispettano gli standard internazionali richiesti da uno stato membro dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce)”. E le elezioni non sono state “né libere, né eque”.

Cosa è successo. In seguito alle ultime presidenziali, in Bielorussia è montato un movimento pacifico di protesta, a cui è seguita la repressione dello Stato. Tanto che già il 14 agosto i ministri degli Affari esteri dell’Ue hanno invitato le autorità a interrompere la violenza sproporzionata verso i manifestanti. E il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha dichiarato cinque giorni dopo che “l’Ue non riconosce i risultati elettorali presentati dalle autorità bielorusse”.

Sanzioni in vista. L’Unione europea ha dichiarato di essere pronta a imporre sanzioni contro i responsabili di violenze, repressioni e frodi elettorali, tanto che è in preparazione un elenco di alti funzionari ritenuti colpevoli di queste azioni. Tra gli eventi inquietanti del post-voto, c’è anche la sparizione di Maria Kolesnikova, una delle leader dell’opposizione che oggi si trova in una cella della capitale accusata di tentato colpo di stato. Le nuove sanzioni si aggiungeranno a quelle già in vigore: embargo di armi e congelamento dei beni e proibizione di viaggiare per i responsabili di sparizione di persone nel 1999 e 2000.

Il rebus russo
. Mosca non ha ancora preso posizione in maniera chiara sulle elezioni e sugli eventi che ne sono seguiti. Per la Russia c’è in gioco un paese che sta al confine con l’Ue e che è da sempre legato a doppio filo col Cremlino. Il 19 agosto aveva riassunto bene la situazione Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo: “Si sta parlando di una questione di geopolitica, della lotta per il controllo dello spazio post-sovietico”. Mosca vuole dunque evitare la nascita di un altro paese filo-occidentale, ma allo stesso tempo i rapporti tra Minsk e il Cremlino stanno peggiorando da qualche anno a questa parte:
dal 2014, quando Putin aveva annesso la Crimea, Lukashenko ha puntato con forza crescente sull’autonomia del suo paese da Putin.

L’articolo integrale di Margherita Forni, Serena Zanirato ed Elisabetta Zanoni (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Master in Human Rights and Conflict Management), Elezioni Bielorussia: il fragile equilibrio di Lukashenko tra brogli, Ue e Russia, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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