27 settembre 2021 ore: 11:33
Disabilità

Elezioni Bologna, cosa chiedono le persone con disabilità: la lettera di Aias, Uildm e Anffas

di Alice Facchini
In occasione delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre, le tre associazioni hanno elaborato alcune proposte necessarie per tutelare le persone disabili e le loro famiglie. Tra i punti il progetto di vita, servizi appropriati per gli over 65 e politiche abitative che favoriscano l’autonomia. Vesco (Anffas): “Bologna è ricca di servizi, ma si può sempre fare meglio”
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BOLOGNA – Lavorare su un progetto di vita delle persone con disabilità, mettere a punto servizi appropriati per gli over 65, progettare politiche abitative che favoriscano l’autonomia. Sono alcune delle proposte per la città di Bologna elaborate da Aias, Uildm e Anffas, che in occasione delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre hanno inviato ai candidati sindaco una lettera per chiedere interventi ad hoc in tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie. La lettera, firmata dai tre presidenti Alice Greco (Uildm Bologna), Gianluca Pizzi (Aias Bologna) e Gaspare Vesco (Anffas Bologna), affronta una serie di criticità del contesto bolognese, offrendo idee e soluzioni per superarle.

Il punto numero 1 riguarda l’importanza di stilare un progetto di vita, che raccolga i bisogni e i desideri della persona con disabilità fin dalla sua nascita, creando una continuità tra servizi diurni, residenziali, laboratoriali. “È un discorso che stiamo portando avanti da alcuni anni, ma non abbiamo ancora ricevuto una risposta soddisfacente – afferma Gaspare Vesco, presidente di Anffas Bologna –. La nostra città è ricca di servizi e non possiamo certo dire che il territorio non offra opportunità, ma si può sempre fare meglio”.

Il progetto di vita permetterebbe di non stravolgere, come spesso accade, la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie nel passaggio da un servizio a un altro. In questa ottica si inquadra anche il tema degli over 65: “Ancora in troppi casi si vedono interruzioni e cambi dei servizi forniti solo in ragione di un criterio puramente anagrafico – continua Vesco –. Questa è la conseguenza di un fenomeno nuovo: oggi le persone con disabilità vivono più a lungo, e come tutti invecchiano e diventano anziane. Al momento, dopo i 65 anni, queste persone escono dai servizi per disabili e vengono inserite nei servizi per anziani, un passaggio spesso traumatico. Quello che chiediamo è di valutare il da farsi situazione per situazione: non si possono spostare le persone come se fossero dei pacchi”.

Altra questione è quella delle barriere architettoniche, che ancora ostacolano la vita delle persone con disabilità. “Nonostante Bologna abbia sempre dimostrato una grande sensibilità, ancora ci capita di scontrarci con le barriere architettoniche – spiega Vesco –. Un esempio sono alcuni nuovi edifici che, nonostante siano stati appena costruiti, comunque hanno le porte dell’ascensore troppo strette per farci passare una sedia a ruote. Chiediamo quindi di mantenere alta l’attenzione su questo punto, che può sembrare già ampiamente trattato, ma su cui è importante non abbassare la guardia”. Le tre associazioni chiedono anche un potenziamento del ruolo del Disability manager, un’esperienza che, secondo loro, non ha potuto apportare particolare miglioramento alle relazioni dirette dei cittadini con la politica.

E poi c’è il grande tema delle politiche abitative: “C’è bisogno di trovare delle abitazioni e degli appartamenti adeguati alle persone con disabilità che vogliono andare a vivere da sole e sperimentarsi nella loro autonomia, naturalmente con l’accompagnamento degli educatori e dei servizi – racconta Vesco –. Oggi, grazie alle nuove tecnologie e alla domotica, sono possibili tante soluzioni che prima non si prendevano in considerazione. Le grandi strutture non sempre rispondono ai desideri di queste persone: il sogno di molti è di avere una casa propria, accessibile ed economicamente sostenibile”.

Infine, la lettera chiede una maggior attenzione verso le persone con una disabilità lieve, che spesso faticano a trovare percorsi lavorativi adeguati e passano da tirocinio a tirocinio, senza riuscire ad essere veramente inserite nel tessuto sociale ed economico cittadino; e un supporto ai caregiver, una delle categorie più colpite durante la pandemia. “In questo senso diventa, indispensabile promuovere e ridefinire concretamente i supporti e gli aiuti, riconoscendo il carico di lavoro di queste persone”, conclude Vesco.

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