13 settembre 2022 ore: 17:21
Società

Elezioni, l’Avis chiede attenzione per il settore trasfusionale

L’associazione ha stilato una lista di interventi prioritari da attuare al più presto per garantire l’autosufficienza di sangue e plasma. E in merito all’impegno dei propri soci, il presidente nazionale, Gianpietro Briola, avverte: “Separare l’impegno associativo da quello politico”

ROMA – “Il valore apolitico e apartitico della nostra associazione è un principio fondamentale che va tutelato anche e soprattutto in campagna elettorale”. Con queste parole il presidente di Avis Nazionale, Gianpietro Briola, ha voluto ricordare, in vista delle elezioni politiche del 25 settembre prossimo, l’importanza di separare l’aspetto associativo da quello politico.

L’appartenenza alla nostra associazione – sottolinea Briola - non dovrebbe essere in alcun modo sfruttata a fini elettorali. Il dono, così come il volontariato, sono gesti che non possono essere strumentalizzati per trarre un qualsivoglia vantaggio. Per questo invitiamo i nostri soci candidati alle prossime elezioni a non utilizzare nel proprio materiale elettorale il nostro logo o un qualsiasi riferimento esplicito ad Avis. Una simile attenzione – ossia di non commistione tra l’essere donatori di sangue Avis e candidati – dovrebbe essere garantita e rispettata anche sui profili social.

Appare inoltre consigliabile, nel caso di candidature per le elezioni, l’autosospensione dall’incarico di dirigente associativo fino alla conclusione della campagna elettorale. L’impegno politico è e rimane un dovere civico che richiede competenza e dedizione cosi come l’impegno associativo e sociale. Sono ruoli distinti ma complementari e per questo invitiamo tutti a mantenerli tali, nella consapevolezza di agire con senso massimo di etica e responsabilità per il bene delle nostre comunità”.

L’associazione ricorda che lo Statuto di Avis è chiaro fin dall’articolo 2, che riafferma la sua natura apartitica e la non discriminazione dei soci per ideologia politica. Ciò significa che l’associazione, in quanto persona giuridica, non può e non deve fare campagna elettorale – in modo diretto o indiretto - per qualsiasi partito o candidato. Questi comportamenti sono riaffermati anche dal Codice etico, specialmente in relazione a possibili conflitti d’interesse.

“Diverso è il caso di rappresentare e portare le nostre istanze agli interlocutori politici e istituzionali. Non a caso – ricorda Briola - abbiamo recentemente promosso una campagna proprio per sensibilizzare ulteriormente le istituzioni a intervenire per rafforzare il sistema trasfusionale italiano. Se Avis è l’associazione italiana di donatori di sangue più importante del Paese – conclude il presidente – è proprio grazie a quei volontari che, periodicamente, compiono il loro gesto di solidarietà in modo volontario, responsabile, gratuito e soprattutto silenzioso e anonimo”.

“Il settore trasfusionale sia al centro delle politiche sanitarie”

Rendere sempre più capillare la raccolta sangue sul territorio italiano e incrementare il numero di medici e infermieri impiegati in queste attività. Sono solo due dei principali obiettivi che Avis ha voluto illustrare nell’ambito di una campagna, dal titolo #DiamoDiPiù, partita sui suoi canali social per porre l’attenzione sulle principali esigenze del sistema trasfusionale italiano.  

“Quello che stiamo attraversando – continua il presidente di Avis Nazionale - è un periodo storico estremamente delicato, in cui si stanno delineando nuovi scenari non solo in ambito italiano, ma anche internazionale. In questa fase così cruciale è necessario che il Paese prenda consapevolezza delle necessità di un settore, quello trasfusionale, da cui dipendono molte attività sanitarie, da quelle emergenziali a quelle di routine”.

Nei primi sei mesi del 2022 – prosegue Briola - abbiamo registrato un calo del 4,2% nella raccolta di sangue e addirittura del 4,4% in quella di plasma. Se da un lato questa flessione va ricondotta in buona parte alla variante Omicron, non possiamo dimenticare che da ormai troppi anni registriamo una grave carenza di personale sanitario impiegato nelle strutture trasfusionali. Tutto ciò ha provocato delle ripercussioni negative sulle attività di raccolta, che infatti hanno subito una riduzione”.

I dati parlano chiaro: in Italia ci sono meno di 5 centri trasfusionali ogni milione di abitanti e il numero di professionisti sanitari operanti in tali strutture ogni 100.000 persone è inferiore a 13. Spostando l’attenzione al plasma, l’Italia è ancora costretta a importare dall’estero circa il 25% dei farmaci prodotti con questo emocomponente indispensabile nella cura dell’emofilia, delle immunodeficienze primitive e secondarie, di alcune patologie neurologiche, nella prevenzione di tetano, dell’epatite B e nei trapianti.

“Se vogliamo affrancarci definitivamente dai Paesi stranieri - precisa il presidente Avis - bisogna diffondere capillarmente su tutto il territorio nazionale i punti prelievo per la raccolta di plasma. Auspichiamo che un sostegno concreto al raggiungimento di questo obiettivo possa arrivare dai 6 milioni di euro annui previsti dalla recente legge di conversione del DDL Concorrenza e destinati agli interventi di miglioramento organizzativo delle strutture dedicate alla raccolta e alla conservazione del plasma. Inoltre, per poter meglio rispondere alle esigenze del sistema sanitario è fondamentale incrementare l’indice di donazione individuale, fermo all’1,6%. Un traguardo che possiamo e dobbiamo centrare rispondendo maggiormente alle esigenze dei donatori, che non sempre riescono a conciliare i propri impegni personali e lavorativi con gli orari di apertura dei punti di raccolta. A questo bisogna aggiungere le difficoltà che incontrano nel compiere il proprio gesto di solidarietà in modo periodico e costante a causa dell’eccessiva distanza da tali strutture. Ecco perché bisognerebbe incentivare le aperture pomeridiane e avvicinare maggiormente i centri trasfusionali alla cittadinanza attraverso il loro inserimento nelle nuove Case di comunità”.
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