5 febbraio 2018 ore: 13:19
Welfare

Elezioni, le tre richieste degli assistenti sociali: diritti, infrastrutture, formazione

Esigibilità e universalità dei diritti, creazione di infrastrutture sociali sul territorio, profonda e radicale riforma della formazione degli assistenti sociali sono le principali questioni sottoposte dagli oltre 43 mila assistenti sociali italiani. "Sul welfare, servono proposte serie e credibili"
Elezioni, mucchio di schede

ROMA - Esigibilità e universalità dei diritti dei singoli e delle comunità; creazione di infrastrutture sociali sul territorio; profonda e radicale riforma della formazione degli assistenti sociali: sono queste le tre principali questioni sottoposte dagli oltre 43 mila assistenti sociali italiani alle forze politiche candidate alle prossime elezioni politiche. In una lettera aperta, gli assistenti sociali mettono in evidenza le emergenze e le priorità con cui dovrà confrontarsi, con proposte “serie e credibili”, chi si propone per la guida del Paese. Gli ambiti d'intervento a cui rivolgere principalmente l'attenzione sono: giustizia, lavoro, casa, ambiente, sicurezza, integrazione socio-sanitaria, lotta alla povertà, disabilità e non autosufficienza, immigrazione, nuova centralità del servizio sociale professionale, terzo settore.

“Per noi – spiega Gianmario Gazzi, presidente del Consiglio nazionale degli assistenti sociali - è importante capire bene quanto le forze politiche siano disposte ad investire sia in termini normativi che in termini finanziari. Quella appena conclusa è stata la legislatura più 'sociale' di sempre. Temi molto importanti sono stati affrontati in modo positivo: esecuzione penale esterna, Reddito di inclusione, Dopo di noi, minori stranieri non accompagnati. Ora, però, serve proseguire su questa strada ed evitare incompiute o, peggio, cattedrali sociali nel deserto. Ius soli temperato, norme organiche contro il maltrattamento, estensione ad una platea più vasta delle norma contro la povertà: temi decisivi a tutela della dignità delle persone”. 

Ma c’è anche dell’altro: “Come saranno investite le risorse che deriveranno dalla crescita che sembra consolidarsi nel Paese? - si chiede Gazzi - I numeri sono chiari: aver tagliato, nel passato, i finanziamenti nel sociale non ha creato risparmi ma ha solo prodotto ulteriore impoverimento. Investire nel sociale consente, invece, di mettere in modo meccanismi virtuosi in grado di produrre benessere e dignità. Mi auguro – conclude - che nessuno si sottragga al confronto con noi che abbiamo – come tutti - molto da ascoltare e, perché no, anche da imparare. Ma abbiamo anche molto da raccontare, spiegare e proporre: soprattutto sentiamo – più di altri – il dovere di rappresentare alla politica quanto ascoltiamo ogni giorno dai cittadini più deboli e fragili”. (cl)

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