6 giugno 2018 ore: 16:41
Economia

Emergenza abitativa. Appello al governo: "Servono case e politica, non sussidi"

Massimo Pasquini, segretario nazionale di Unione inquilini, invia una lettera aperta al ministro Toninelli e al Governo: “Nel discorso di Conte nemmeno una parola per le 650 mila famiglie che aspettano casa”. Le leggi? “Sono inapplicate ma esistono da tre anni”. I soldi? “La cedolare secca ha regalato 1,86 miliari ai proprietari più ricchi”
Housing sociale, casa che passa da mano a mano

MILANO  - C'è un vuoto nel contratto di governo Lega-Cinque stelle e nel discorso pronunciato dal premier Giuseppe Conte al Senato il 5 giugno, per chiedere la fiducia del nuovo esecutivo. Quel vuoto sono le politiche per la casa. Ne è convinto Massimo Pasquini, segretario nazionale dell'Unione inquilini, il sindacato che dal 1968 lavora nelle regioni italiane sui temi del diritto all'abitare. “Tre timidi punti nel contratto di governo parlano di politiche abitative: a pagina 12 del contratto un riferimento alla promozione della rigenerazione urbana e uno stop molto vago al consumo del suolo – dichiara Pasquini –. Un focus sui campi nomadi, chiamati ancora così nonostante il termine sia desueto, dove si parla di superamento sia degli insediamenti regolari che di quelli irregolari, ma non si spiega per fare cosa. Secondo quello che la stessa maggioranza di governo dichiara ci sono 40 mila rom di cui il 60 per cento sono minori, Fornire soluzioni non è certo un'impresa impossibile ma è necessario”. E infine il dato sulle occupazioni abusive stimato, nel contratto fra Carroccio e grillini, in 48 mila alloggi occupati illegalmente in Italia. Un numero che per Pasquini “è falso, perché quello è il dato di FederCasa che si riferisce alle sole occupazioni di case popolari, ma non agli ex uffici, ex asili o alloggi delle ferrovie in disuso. Il dato complessivo sugli abusivi in Italia non esiste ma solo a Roma andrebbero sommate altre duemila occupazioni”. 

Il segretario nazionale della Ui parla del discorso tenuto dal Presidente del Consiglio a Palazzo Madama definendo una “grave omissione” il fatto che Conte “non abbia speso una sola parola per il problema casa, come se in Italia non esistesse”. Il sindacalista sostiene che “non si fanno politiche per la casa con i sussidi e il reddito di cittadinanza in un paese inchiodato dalla proprietà” e che fa “politiche di mobilità del lavoro” ma vuole tenerle insieme “al fatto che l'80 per cento delle case è di proprietà”. Ma soprattutto per Pasquini vanno presi di petto alcuni numeri come le “650 mila famiglie in graduatoria a cui è già stato riconosciuto il diritto all'alloggio popolare”, mentre “sono 65mila le nuove sentenze di sfratto ogni anno (dato 2017 in pubblicazione a fine giugno NdR) e 35mila gli sfratti eseguiti con l'uso di forza pubblica. I dati del Viminale parlano di 160 mila richieste di intervento con le forze dell'ordine inoltrate dagli uffici giudiziari ai commissariati”. 

Una fotografia allarmante che Pasquini ha riassunto in una video-lettera aperta inviata al neo ministro delle Infrastrutture, il pentastellato Danilo Toninelli: “Si parla molto di appalti, trasporti e infrastrutture – dice il sindacalista – ma chiediamo al ministro di ricordarsi che è lui ad avere le deleghe per le politiche abitative, in questo Paese morte da anni. Il centro studi Nomisma dice che abbiamo un milione e 700 mila famiglie in disagio abitativo. Per affrontare questa montagna si deve aumentare l'offerta di alloggi a canone sociale. Questo è un programma di governo, se vogliono”. 

Come fare? Per il sindacato il nodo delle risorse finanziarie è affrontabile e delle buone leggi già esistono, ma inapplicate. Una chiave la offre il rapporto “Immobili” 2017 del ministero dell'Economia. Dove si legge a pagina 156 che “la perdita di gettito derivante dall'opzione cedolare secca è stimata in 2,2 miliardi di euro” e che su questi “i maggiori risparmi d'imposta (1,86 miliardi) sono fruiti dal decimo di popolazione relativamente più ricco”.

“Se un proprietario vuole un affitto di mercato a 1.700 euro al mese invece che optare per il canone agevolato – commenta Pasquini a proposito di questo dato – ha tutto il diritto di farlo, ma non di avere anche la cedolare secca con l'aliquota al 21 per cento. Perché se dovesse mettere la rendita in dichiarazione dei redditi pagherebbe il 43 per cento”. E aggiunge: “Nella vulgata la cedolare secca è servita per far affittare le case che prima rimanevano vuote, ma il saldo fra contratti chiusi e aperti è rimasto praticamente identico”. Con quei soldi si “può ripristinare il contributo affitto che per il 2019 vale 10 milioni di euro e nel 1999 era di 350 milioni. È inutile con questi capitoli di spesa meravigliarsi che l'88 per cento degli sfratti in Italia nel 2016 è avvenuto per morosità, cioè persone che non ce la fanno a pagare”. 

A proposito di leggi  e disposizioni inapplicate il sindacalista romano ne cita due: l'articolo 26 della legge “Sblocca-Italia”, proposto nel 2014 da Alfonso Bonafede, oggi titolare del dicastero alla giustizia nel nuovo esecutivo. Che recita come proprio “in considerazione della situazione economico-finanziaria del Paese” e per  “promuovere la valorizzazione degli immobili non utilizzati del patrimonio pubblico” allora “hanno priorità i progetti di recupero di immobili a fini di edilizia residenziale pubblica, da destinare a nuclei familiari utilmente collocati nelle graduatorie comunali per l'accesso ad alloggi di edilizia economica e popolare e a nuclei sottoposti a provvedimenti di rilascio per morosità incolpevole”. È questo il comma 1-bis e significa che  “i comuni possono richiedere gratuitamente alle agenzie del demanio civile e militare gli immobili inutilizzati per fare politiche attive sulla casa – spiega Pasquini –. Basti pensare a tutti i ragionamenti su caserme ed ex aree della Difesa”. Un provvedimento “votato insieme da Pd e Cinque stelle” che “esiste da tre anni e a nostra conoscenza è stato utilizzato due volte: una a Cuneo e una a Bari”. 

“Nello stesso decreto Minniti dello scorso anno –  racconta il sindacalista – si parlava di sgomberi solo dopo aver tutelato le famiglie in disagio economico-sociale, non solo le famiglie “fragili” come vengono definite quelle con figli disabili o anziani a carico, e deve essere garantita l'assistenza alle persone, cioè il passaggio da casa a casa o a un'altra struttura”. Un programma questo che è stato “drammaticamente disatteso durante lo sgombero di piazza Indipendenza a Roma con vere e proprie inadempienze di Comune, Regione e prefetto rispetto alla stessa legge Minniti”. “L'ex ministro Minniti e il sindaco di Roma Virginia Raggi – chiude Pasquini – si sono incontrati lo scorso settembre e il Viminale ha fatto girare una circolare. In cui disponeva ai prefetti di fare, assieme con gli enti locali, la mappatura degli immobili della pubblica amministrazione e dei privati inutilizzati, ai fini di un piano di ri-uso. Non credo ci sia un solo prefetto che, a oggi, ha realizzato quella mappatura”. (Francesco Floris)

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