18 novembre 2015 ore: 14:54
Economia

Emergenza freddo, Torino raddoppia i posti letto per i senzatetto

Cresce a Torino il numero dei senzatetto: nel solo 2014 erano quasi 1.700; molti dei quali rifiutano l’ingresso in dormitorio o nei centri diurni. Per questo, il Comune ha optato per un approccio più incisivo, raddoppiando, oltre ai posti letto, anche il numero delle unità di strada
Senza dimora steso su marciapiede con coperta
TORINO - Posti letto raddoppiati, aumento delle mense, nuovi spazi aggregativi per le ore diurne e un’intensificazione dell’attività di monitoraggio e assistenza. Con l’inverno alle porte, la città di Torino si prepara a fronteggiare l’emergenza freddo, mentre è ancora fresco il ricordo della morte di Mihail Gatu, il senzatetto romeno deceduto per assideramento lo scorso febbraio nella zona di via santa Giulia. Gatu, 40 anni, era quello che gli operatori sociali chiamano un “resistente”: “ovvero qualcuno che si ostina a rifiutare ogni tipo di intervento - spiega il vicesindaco con delega alle politiche sociali, Elide Tisi  - che sia il dormitorio, o perfino il transito in una struttura diurna”. Secondo i servizi sociali, casi del genere a Torino sarebbero in preoccupante aumento: quasi sempre si tratterebbe di persone gravate da alcolismo o patologie psichiatriche, “che tendono a rimanere in strada pur in presenza di un’alternativa - chiariscono dai servizi sociali - lasciandoci, come unica opzione quella di limitare i danni”. Per questo, a Torino è stato introdotta la Boa urbana mobile, unità itinerante attiva ogni giorno dalle 18.30 alle 2.00, che si occuperà di prendere contatto con chi staziona in strada, monitorandone le condizioni e offrendo assistenza in loco, e il cui servizio verrà raddoppiato nei mesi più freddi. 
 
Ma a crescere, in realtà, è il numero complessivo dei clochard: l’ultima stima della FioPsd (federazione italiana persone senza fissa dimora) ne aveva stimati 1.200; ma soltanto nel 2014, nei centri di accoglienza del Comune ne sono transitati quasi 1. 700,  meno della metà dei quali, in realtà, era originaria di Torino o dei comuni limitrofi  . “Storicamente - spiega Tisi - le città metropolitane  hanno sempre attirato persone in cerca del minimo indispensabile per soddisfare le proprie esigenze primarie: uno spazio al coperto in cui passare la notte e l’offerta di un pasto caldo. La nostra città in questo senso non fa eccezione, tant’è che la maggior parte degli homeless che si rivolgono alle nostre strutture arriva da altri centri, o addirittura da altri paesi”. 
 
Per questo, per l’inverno 2015/16, quasi ogni area di intervento è stata rinforzata, se non proprio raddoppiata: oltre alla vasta rete di dormitori gestiti dal terzo settore, il Comune ha attivato quattro strutture d’accoglienza, che permetteranno di accogliere all’incirca 150 persone. A queste andrà poi a sommarsi il ricovero del parco della Pellerina, costituito da una serie di moduli abitativi che consentiranno di alloggiarne altre 150; oltre a un servizio di accoglienza a bassa soglia, allestito in via temporanea e collocato in una zona facilmente accessibile del centro città. Nei mesi invernali, inoltre, tutte le case d’ospitalità presenti nel capoluogo anticiperanno alle 19 l’orario d’apertura, posticipando invece la chiusura fino alle nove di mattina. 
 
Ma le vere novità nel piano freddo appena attivato sono proprio quelle pensate per i “resistenti”: a loro, oltre alla Boa urbana, sarà dedicato il Servizio educativo di strada, che nelle ore diurne garantirà contatto e ascolto da parte di una rete di operatori, che forniranno inoltre informazioni sui servizi sociali e sanitari, opportunità di accoglienza notturna e diurna e si occuperanno a loro volta di monitorare le situazioni più critiche, coinvolgendo eventualmente i servizi sanitari competenti. In via Sacchi, a pochi passi dalla stazione di Porta nuova, sarà inoltre aperto ogni giorno l’ambulatorio sociosanitario Roberto Gamba; mentre numerosi spazi aggregativi verranno attivati al per quanti vogliano trovare riparo durante le ore del giorno.  Un finanziamento andrà inoltre ad alcune realtà del terzo settore che assicurano ospitalità a nuclei familiari in condizioni di grave disagio e minori non accompagnati, offrendo vitto e supporto educativo. 
 
Ma al di là del piano puramente emergenziale, per quest’anno il Comune ha voluto finanziare anche una serie di iniziative gestite dalla rete del terzo settore cittadino. Tra queste, oltre ad alcuni progetti di inserimento lavorativo, vale la pena segnalare la prima sperimentazione sul territorio Piemontese del metodo housing first: modellato con successo negli anni ’80 negli Stati Uniti - questo tipo di intervento prevede l’ingresso diretto in appartamento per i casi cronici, ovvero per quanti - gravati da dipendenze e problemi psichici - sono rimasti in strada per anni.  In paesi come il Portogallo e la Danimarca, che in anni recenti hanno replicato l’esperienza statunitense, la  percentuale di successo di successo si avvicina al 100 per cento, con un notevole risparmio di fondi, dovuto all’eliminazione di tutta la filiera composta da dormitori e centri diurni. Tanto che ora, con il coordinamento della FioPsd, anche molti comuni italiani stanno cercando di implementarlo: occuparsene sul territorio sabaudo, per il momento, sono due associazioni, che gestiscono 3 appartamenti ciascuno per un totale di sei utenti. Dal Comune, per il primo anno di sperimentazione, hanno appena ricevuto circa 12 mila euro ciascuna. (ams) 
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