22 aprile 2014 ore: 11:54
Immigrazione

Emergenza nordafrica 2011: “Molti tunisini sono tornati a casa”

Sesta puntata di “Questo mare è di piombo”, l’audio reportage dai luoghi del Mediterraneo dove transitano i migranti. Nel porto di Zarzis un “passeur” ricorda i giorni in cui tutti volevano partire e si capì che si potevano fare tanti soldi in poco tempo
Antonio Zambardino/Contrasto Profughi: uomini in un bus al onfine tra Libia e Tunisia

Profughi: uomini in un bus al onfine tra Libia e Tunisia

boxM. è di Zarzis, un porto nel sud della Tunisia, ed è stato uno di primi a capire che con la rivoluzione si potevano fare molti soldi, organizzando viaggi di sola andata per i giovani che volevano partire per Lampedusa. "Nel 2011 era l'anarchia – spiega – e noi trafficanti non abbiamo corso alcun rischio. Bastava raggruppare i giovani, comprare una barca e farli salire su". Le barche partivano sotto gli occhi della guardia costiera, racconta ancora; 100 barche sono partite in poco tempo.

Un business che in una notte poteva fruttare decine di migliaia di euro e che permetteva ai trafficanti di mantenere ognuno una banda di 15-20 persone. "A Zarzis - racconta un pescatore - i trafficanti avevano preso il controllo... hanno fatto partire anche molte barche che a vederle pensavi sarebbero affondate dopo pochi chilometri".

Oggi i viaggi non si organizzano più (“quello è stato un momento particolare”) e il porto di Zarzis è tornato in mano ai pescatori. Molti di quelli partiti nel 2011, assicurano, sono tornati, altri, e sono oltre un migliaio, non sono mai riusciti ad arrivare. Come i 600 e passa dispersi. Partiti tra marzo e aprile 2011 e di cui ancora oggi le famiglie cercano le tracce.

Ascolta la sesta puntata di "Questo mare è di piombo, l'audio reportage dai luoghi del Mediterrano dove transitano i migranti.

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