21 ottobre 2015 ore: 13:22
Salute

Emilia-Romagna alla prova del testamento biologico

Il Comitato articolo 32 per la libertà di cura ha consegnato all’assessore Emma Petitti 3.500 firme per chiedere una legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà.Tranne Forlì e Piacenza, tutti i capoluoghi di provincia hanno istituito un registro
Testamento biologico

BOLOGNA – L’Emilia-Romagna alla prova del testamento biologico. Il Comitato articolo 32 per la libertà di cura, formato da varie associazioni tra cui Arci, Anpi, Auser, Uaar, Udi e dalla Cgil, ha consegnato questa mattina in Regione oltre 3.500 firme di cittadini, in calce a una petizione popolare che chiede a viale Aldo Moro una legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà. Ovvero, dare la possibilità a ognuno di far inserire il proprio testamento biologico (che sia contro l’accanimento terapeutico o che voglia l’ausilio delle macchine fino all’ultimo respiro) nella tessera sanitaria o nel Fascicolo sanitario elettronico. In sostanza,

sia attraverso gli sportelli sia online, dando anche modo alle strutture pubbliche e convenzionate di accedere a questi documenti in caso di necessità. A ricevere le firme l’assessore regionale al Bilancio, Emma Petitti, che afferma: “Su questo tema c’è già una forte consapevolezza nei territori. La mia presenza qui oggi è un segnale di attenzione alla richiesta delle associazioni”. In Regione, appare scontato l’appoggio di Sel (l’assessore Massimo Mezzetti ha firmato la petizione) e dell’M5s (la capogruppo Giulia Gibertoni ha fatto sapere di aderire). Per il Pd, invece, rischia di essere l’ennesimo terreno scivoloso, nonostante il consigliere regionale Antonio Mumolo stia già lavorando a un progetto di legge del tutto simile a quanto chiesto nella petizione (e che in commissione potrebbe diventare il testo base su cui aprire la discussione). Proprio Mumolo oggi era presente alla conferenza stampa del comitato in Regione, insieme ai colleghi dem Luciana Serri, Gianluigi Molinari, Luca Sabatini e Massimo Iotti. I cinque democratici si sono detti personalmente d’accordo con la proposta sul testamento biologico, ma allo stesso tempo si sono affrettati a sottolineare come “nel Pd ci sono sensibilità diverse” anche sul tema del fine vita. In ogni caso, assicurano i dem, nell’avviare una riflessione e una discussione sulla legge si cercherà “il massimo della condivisione, anche in modo trasversale alle altre forze politiche”.

A oggi, tranne Forlì e Piacenza, tutti i capoluoghi di provincia dell’Emilia-Romagna hanno istituito un registro per il testamento biologico. In totale, sono circa una sessantina i Comuni in regione che hanno adottato questo strumento: gli ultimi in ordine di tempo sono stati Vezzano sul Crostolo (Reggio Emilia) e Mirandola (Modena). “Istituire una modalità uguale per tutti in Emilia-Romagna può aiutare il cittadino nella sua legittima scelta, qualunque essa sia”, sottolinea Mumolo. Dal canto loro, le associazioni lavorano per ampliare ancora di più il numero dei Comuni dotati del registro per il testamento biologico e sono fiduciose che la Regione stia al passo col Friuli, la prima Regione a legiferare in tal senso. “Il Paese è pronto per questa legge”, afferma Maria Luisa Cattinari, presidente dell’associazione Libera Uscita. (Dire)

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