7 novembre 2016 ore: 17:11
Giustizia

Emilia-Romagna, i detenuti stranieri sono il 40%. La garante: “Formazione e lavoro”

Intervento di Desi Bruno all’incontro “Diritti e dignità nell’esecuzione della pena” per operatori e volontari. “Sarebbe grande conquista introdurre la rappresentanza dei detenuti e le celle aperte sarebbe rivoluzione copernicana se venissero attivate opportune attività parallele”

BOLOGNA – “In Emilia-Romagna la presenza di stranieri nelle carceri supera il 40%. L’espulsione non è la soluzione, occorrono prospettive collegate a formazione e lavoro”. Lo assicura la Garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, che ne ha parlato intervenendo oggi all’iniziativa “Diritti e dignità nell’esecuzione della pena”, una giornata di formazione di scena in Regione, aperta dalla referente della Conferenza regionale del volontariato a tema Paola Cigarini, per operatori e volontari impegnati nel circuito dell''esecuzione penale. Richiamando la manifestazione di ieri a Roma, Bruno rileva che “amnistia e indulto non sono all’ordine del giorno, non abbiamo riscontrato condivisione da parte del ministero della Giustizia”; in ogni caso, spazia la Garante, “sarebbe per noi una grande conquista introdurre in Emilia-Romagna la rappresentanza dei detenuti, in qualche carcere viene già fatto ma non nella nostra regione”. E sul regime delle celle aperte, inoltre, Bruno parla di “rivoluzione copernicana, se venissero attivate opportune attività parallele”. A Bruno poi è arrivato un messaggio della presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta Saliera, la quale rileva che “troppo spesso i problemi strutturali e le difficoltà economiche vengono utilizzati come alibi con cui finiscono vanificate le volontà e le progettualità più promettenti, quelle che tutti i giorni servono dentro e fuori il carcere per costruire un ambiente più attento e rispettoso nei confronti della dignità e dei diritti di tutti coloro che, a vario titolo, vivono la pena”. Ciò accade, continua Saliera esprimendo apprezzamento per il lavoro dei volontari, “anche perché con grande frequenza i ruoli, le relazioni, le esperienze di questi interlocutori non sono condivise, non ci si confronta con il leale intento di conoscersi, capirsi, arricchirsi reciprocamente”. 

Intanto, continuano le polemiche attorno alla gestione del carcere di Modena. Il gruppo M5s in Assemblea legislativa chiede con una risoluzione che sia “un intervento immediato per risolvere la situazione di emergenza che da ormai troppo tempo si sta verificando all’interno del Sant’Anna di Modena” sia “un confronto con il Governo sulla necessità di dare vita a un piano nazionale che preveda la costruzione di nuove carceri e l’ammodernamento di quelle già esistenti”. Scandisce e contestualizza la consigliera regionale Giulia Gibertoni: “La situazione delle nostre carceri, Modena in prima fila, è ormai al collasso. Alla casa circondariale di Modena è in atto un intenso stato di agitazione da parte di buona parte del contingente di Polizia penitenziaria, sostenuto e rappresentato compattamente dalla quasi totalità delle sigle sindacarli, a causa di un clima lavorativo divenuto insostenibile ad avviso di tali rappresentanze sindacali”. Così, “nonostante la Regione negli anni scorsi si sia impegnata per cercare di risolvere alcune delle criticità più evidenti, dal problema del sovraffollamento all’aumento dei suicidi tra i detenuti passando per la mancanza di sicurezza, con rischi anche sanitari, per gli operatori di Polizia penitenziaria, niente è stato fatto”. Gibertoni sollecita quindi, “immediatamente, un’inversione di rotta”, anche in vista della stessa “nomina del nuovo Garante per i detenuti che la Regione dovrebbe affrontare nelle prossime settimane...”. (Dire) 

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