17 giugno 2019 ore: 14:24
Economia

La maternità è ancora un fermo lavorativo

In Emilia Romagna nel 2018 oltre 5.100 lavoratori hanno lasciato il posto nei primi tre anni di vita del figlio (+23% sul 2017), i due terzi sono madri. I motivi? Per le donne, la mancanza di una rete parentale, per gli uomini, il passaggio a un'altra azienda

Manina neonato con la mamma - SITO NUOVO

BOLOGNA – La maternità continua a essere un fermo lavorativo per le donne. È quanto emerge dalla Relazione annuale per il 2018 sulle convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri nei primi tre anni di vita del figlio. In Emilia-Romagna sono state 5.184 quelle convalidate nel 2018 (a livello nazionale sono poco meno di 50 mila), un dato in crescita del 23% rispetto al 2017, di cui i due terzi riferiti a donne. Le convalide sono riferite soprattutto alle dimissioni volontarie (4.946) e per giusta causa (169). Le risoluzioni consensuali sono 69.

I motivi che spingono a lasciare il lavoro


I motivi? Per le donne al primo posto c'è la difficoltà a conciliare il lavoro con la cura del figlio
, ad esempio per mancanza di una rete parentale o per i costi elevati dei servizi che spingono le madri a rimanere a casa, e anche per motivi legati all'azienda, come la mancata concessione del part time oppure orari di lavoro non flessibili, mentre per i padri al primo posto c'è il passaggio ad un'altra azienda. “La maternità è ancora considerata un costo, in particolare, per le piccole e medie imprese – ha detto Sonia Alvisi, consigliera regionale di parità – La normativa c'è, ma spesso non è sufficiente per sostenere i costi aziendali. Il governo dovrebbe lavorare su eventuali incentivi”. Dimissioni e risoluzioni consensuali devono essere convalidate dall'Ispettorato del lavoro perché, precisa Stefano Marconi, capo dell'Ispettorato interregionale del lavoro (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Veneto), “nei primi tre anni di vita del bambino le lavoratrici e i lavoratori sono considerati più vulnerabili, e potrebbero essere indotti alle dimissioni”. Le interviste condotte dall'Ispettorato con i lavoratori permettono di capire le motivazioni alla base delle dimissioni e di rilevare che, spesso, non sono informati su quali sono i loro diritti. In Emilia-Romagna nel 2018 sono stati solamente 2 i casi di dimissioni non convalidate (29 a livello nazionale), “ciò significa che i lavoratori sono abbastanza informati e si dimettono con la convinzione di farlo”, precisa Marconi.

Il 60% delle dimissioni protette avviene nel Nord Italia

 
L'Emilia-Romagna è una delle tre regioni, insieme a Lombardia e Veneto, con il maggior numero di dimissioni protette in Italia. La maggior parte dei casi ha riguardato persone di nazionalità italiana (il 76% con un aumento del 20% rispetto al 2017). Son stati 903 i lavoratori/lavoratrici extraUe che hanno chiesto e ottenuto la convalida delle dimissioni/risoluzioni consensuali (poco più del 17%, a livello nazionale sono l'11% del totale). Più contenuto il numero di cittadini comunitari, 352. Per quanto riguarda la fascia di età, in Emilia-Romagna 2.139 casi riguardano la fascia tra 34 e 44 anni. L'età diminuisce nel caso di lavoratrici di origine straniera, mentre è più elevata per gli uomini. “Confermato il rapporto inversamente proporzionale tra dimissioni/risoluzione convalidate e anzianità di servizio – ha detto Marconi – cioè a una minore esperienza in azienda corrisponde una più rilevante fuga dal posto di lavoro”. Sul totale delle dimissioni convalidate più del 50% riguarda persone con un'anzianità di servizio fino a tre anni. Nel 58% dei casi la lavoratrice o il lavoratore hanno un solo figlio.

Il settore produttivo maggiormente interessato dalle convalide è il terziario (il 75% del totale), “tradizionalmente caratterizzato da una prevalente occupazione femminile”, per quanto riguarda l'inquadramento professionale, le donne sono in gran parte impiegate mentre gli uomini operai. Dalle attività di controllo effettuate dall'Ispettorato nel 2018 sono risultate in Emilia-Romagna 38 violazioni riconducibili alla mancata fruizione di congedi, riposi, permessi legati alla gravidanza o alle cure dei figli, mancata erogazione dei trattamenti economici per queste assenze. Le violazioni degli istituti a tutela della maternità sono diminuite del 37% rispetto all'anno precedente. (lp)

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