5 marzo 2015 ore: 16:29
Società

Emilia-Romagna, nel 2014 oltre 3 mila donne si sono rivolte a un centro antiviolenza

8 marzo. “Nel 2015 la Giunta adotterà una delibera per destinare le risorse al potenziamento dei centri antiviolenza”, spiega l’assessore regionale alle Pari opportunità Emma Petitti. E se l’occupazione cresce, le giovani donne si confermano fascia più in difficoltà
Simona Ghizzoni/Contrasto Violenza donne. Sulla sedia

Violenza donne. Sulla sedia

BOLOGNA - 15 centri antiviolenza per le donne in Emilia-Romagna, con 22 sedi totali in tutte le 9 province (13 quelli che fanno parte del Coordinamento dei centri della Regione), a cui vanno aggiunte le altre strutture d’accoglienza. Alla vigilia della festa della donna, l’assessore alle Pari opportunità Emma Petitti e la presidente della Commissione regionale Pari opportunità Roberta Mori presentano i numeri sulla situazione femminile in Regione. Nel 2014, 3.298 donne si sono rivolte ai 13 centri del Coordinamento. Si tratta in larga maggioranza di donne vittime di violenza: in totale 2.799, pari al 90 per cento; una parte di esse – il 17 per cento – continua un percorso iniziato in anni precedenti. Le donne che nel 2014 hanno preso contatto per la prima volta con uno dei centri antiviolenza indicati, a motivo delle violenze subite, sono in totale 2.474. Rispetto al 2013, anno in cui 11 centri hanno accolto 2.399 donne nuove che subiscono violenza, l’aumento è di lieve, pari al poco più del 3 per cento (74 donne). Sempre nel 2014, le donne ospitate nelle case rifugio e nelle altre strutture dei centri antiviolenza del coordinamento sono state 188; i figli 203. Rispetto al 2013 si registra un aumento tanto delle donne (25 in più, pari al 15 per cento) ospitate che dei figli (16 in più, pari al 9 per cento). In media, le notti di ospitalità sono 105 per donna o figlio. “Nel 2015 la Giunta adotterà una delibera per destinare le risorse al potenziamento dei centri antiviolenza – annuncia Petitti –. Non appena concluso il lavoro delle Conferenze territoriali potremo destinare ai Comuni sede dei centri i 346 mila euro delle precedenti annualità. Sono risorse che si vanno ad aggiungere agli 850 mila euro già liquidati nel 2014 e che saranno seguite da quelle previste dalla legge di stabilità 2015, che ha deciso di rifinanziare il ‘Fondo nazionale per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità al fine dell'assistenza e del sostegno alle donne vittime di violenza’ anche per le annualità dal 2015 al 2017. Ci sono quindi circa 9 milioni di euro all’anno che saranno ripartiti tra le Regioni”.

4 i centri per uomini maltrattanti. A Modena è attivo da tre anni il centro ‘Liberiamoci dalla violenza’, il primo esempio in Italia di struttura pubblica dedicata al trattamento di uomini autori di maltrattamenti. Dall’apertura al 31 ottobre 2014 il centro è stato contattato da 423 persone (147 uomini per avere informazioni o per richiedere un appuntamento), 60 donne (che hanno chiesto informazioni per inviare compagni o mariti), 216 persone a vario titolo interessate all’argomento (professionisti dei servizi, giornalisti, studenti universitari, avvocati, cittadini). Nel 2014 è stato avviato un centro anche a Parma, a Ferrara e Forlì è attivo il Centro di ascolto per uomini maltrattanti. In Italia sono in tutto 15.

Notizie poco incoraggianti arrivano in materia di mercato del lavoro femminile. Dopo tre anni di persistente riduzione dei posti di lavoro in Emilia-Romagna, i dati più recenti (resi noti dall’Istat lo scorso 2 marzo), segnalano un'inversione, seppur lieve, di tendenza: le persone occupate crescono di 7 mila unità nel corso del 2014 (passando da 1.904.000 del 2013 a 1.911.000 del 2014, +0,4 per cento) mentre quelle in cerca di lavoro scendono di mille (da 174 mila a 173 mila). Ma se il tasso di occupazione di chi ha tra 20 e 64 anni (indicatore scelto dalla Strategia Europa 2020) è al 70,7 per cento, quello relativo alle donne in età 20-64 anni è al 63 per cento. Le giovani sono le più colpite dalla mancanza di opportunità professionali (26,3 per cento). “Nel patto per il lavoro su cui stiamo lavorando con le organizzazioni imprenditoriali e sindacali, i rappresentanti delle istituzioni, del mondo bancario, delle Università e dell’associazionismo – sottolinea l’assessore Petitti – ci sarà un’attenzione particolare al tema dell’occupazione femminile soprattutto delle giovani donne, della parità delle retribuzioni e dell’attenzione alla maternità”. Dall’assessore l’annuncio dell’imminente apertura (in attuazione della legge quadro) del Tavolo regionale delle politiche di genere con istituzioni e associazioni “per costruire insieme il percorso che ci permetta di realizzare un salto di qualità alle politiche in un’ottica di genere nella regione Emilia-Romagna”.

“L’8 marzo va celebrato tutti i giorni e le politiche di genere vanno riconosciute come elemento di qualità del nostro sistema sociale – sottolinea la presidente Mori – . L’attuazione della legge quadro per la parità è compito prioritario di questa legislatura. Un primo risultato di questa normativa è stato aver raddoppiato il numero di donne elette in Regione, ma realizzeremo le altre misure di incentivo all’imprenditorialità femminile, per sostenere in modi più efficaci i centri antiviolenza e l’associazionismo, per introdurre la medicina di genere nei protocolli sanitari, per affermare la cultura del rispetto e delle differenze a cominciare dai giovanissimi in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale”. (Ambra Notari)

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