5 maggio 2015 ore: 16:07
Famiglia

Emilia Romagna, Garante infanzia: 200 segnalazioni nel 2014 per 223 minori presi in carico

Poche le segnalazioni dalle scuole (3), mentre 77 sono dell’Autorità giudiziaria. La maggior parte arriva da Bologna (127), solo 4 da Ravenna. Il garante: “Il fenomeno è più vasto di quanto giunge alla nostra conoscenza”
Minori, bambino con mani sugli occhi

BOLOGNA - Oltre 200 segnalazioni per un totale di 223 minori presi in carico. È quanto emerge dalla Relazione sulle attività svolte nel 2014 dal Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza presentata in Assemblea legislativa. “Non deve trarre in inganno il dato numerico, relativamente basso se rapportato ai 1.500 casi di minori in carico ai servizi sociali, – ha detto il garante Luigi Fadiga – perché rappresenta solo la punta dell’iceberg del disagio e della sofferenza dei bambini e degli adolescenti nella nostra regione, fenomeno ben più vasto di quanto giunge alla nostra diretta conoscenza”. Dalla relazione emerge una “interazione reciproca non del tutto scorrevole tra organo requirente e servizi territoriali” a cui il Garante ha cercato di rimediare ponendosi come priorità quella di faciliare i rapporti tra istituzioni e organi regionali e statali deputati all’attuazione dei diritti del fanciullo, promuovendoli là dove sono insufficienti e favorendoli dove sono interrotti o mancanti, a partire dall’istituzione del Tavolo di lavoro tra autorità giudiziaria e servizi socio-assistenziali. Su 202 segnalazioni 77 sono arrivate dall’autorità giudiziaria (Procura minorile) e riguardano le modalità di attuazione degli interventi dei servizi o la mancata adozione di interventi ritenuti necessari dall’autorità, mentre 42 hanno riguardato criticità tra servizi e autorità giudiziaria. “Stupisce il bassissimo numero di segnalazioni pervenute al nostro ufficio dalle scuole, nonostante siano un osservatorio privilegiato per rilevare casi di bambini trascurati o maltrattati e di adolescenti bisognosi di ascolto, sostegno e aiuto”, dice Fadiga. Sono solo 3 su 202 i casi in cui sono stati gli insegnanti o i dirigenti scolastici a rivolgersi al garante. In 24 casi invece sono stati i genitori o i parenti in difficoltà nei rapporti con la scuola a rivolgersi al garante. I motivi? Sovraffollamento, mancata accettazione della richiesta di trasferimento, sciopero del personale, problemi di alimentazione e di mense scolastiche.

Su 202 segnalazioni 127 arrivano da Bologna. Seguono Modena con 24 casi, Forlì-Cesena con 17, Parma e Reggio Emilia con 11, Ferrara con 10, Piacenza con 8 e Ravenna con 4. Nella maggior parte dei casi (106) all’attività istruttoria non sono seguiti ulteriori interventi del garante perché non vi erano elementi per farlo: si tratta di casi in cui il garante ha ritenuto non fosse necessario procedere oltre o di quelle situazioni in cui l’operato dei servizi è apparso adeguato e tutelante degli interessi dei minori. In 38 casi sono state inviate a chi ha segnalato informazioni e consulenze su norme e procedure di tutela e di esercizio dei diritti, ad esempio, sulle modalità di tutela in sede giudiziaria o sulla possibilità di fare ricorso alla cosiddetta “adozione in casi particolari”. In 25 casi (in genere di separazione con alto livello di conflittualità) sono state poste in essere azioni volte alla mediazione dei conflitti. In 18 sono state inviate raccomandazioni, inviti o note di segnalazione alle amministrazioni competenti. In 2 casi la segnalazione è stata inviata all’autorità giudiziaria minorile e in altri 2 è stata trasmessa a un altro garante regionale. Complessivamente sono stati effettuati 31 incontri, di cui 16 con i segnalanti e 15 con soggetti istituzionali competenti nella gestione dei casi. Altri interventi hanno riguardato la promozione dei diritti, in particolare del diritto all’ascolto, il raccordo con i servizi territoriali e con la scuola, le iniziative di ricerca, di formazione e aggiornamento degli operatori e i rapporti interistituzionali.

“In una Emilia-Romagna in cui la condizione dell’infanzia e dell’adolescenza è privilegiata”, Fadiga segnala alcune ‘zone d’ombra’, come i minori fuori della famiglia di origine per i quali suggerisce di “potenziare l’affidamento familiare, ancora minoritario in regione rispetto all’inserimento in comunità”. Sul territorio sono 313 le comunità, tra strutture di tipo familiare, educative, comunità per la pronta accoglienza, strutture per l’autonomia e comunità per gestanti e madri con bambino. “Un numero straordinariamente elevato che costituisce una oggettiva difficoltà a porre in essere adeguati controlli”. Da segnalare, inoltre, carenze “nel sistema dei servizi sociali territoriali in cui gli enti gestori sono 57, con 10 diverse tipologie di gestione”. Una situazione, conclude Fadiga, “chiaramente di ostacolo all’impiego di personale stabile e alla sua formazione e che rende problematico individuare il responsabile del servizio e difficile il raccordo con l’Autorità giudiziaria, oltre a determinare ritardi e sovrapposizioni di interventi”. (lp) 

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