6 luglio 2015 ore: 15:20
Immigrazione

Eritrea, i profughi dell'opposizione cercano di unirsi per il dopo regime

L'11 luglio manifesteranno a Francoforte, dopo averlo già fatto a Ginvera. Il problema, secondo Paulos Yacob, uno dei leader, è trovare una persona che si sostituisca al regime oggi. Intanto anche dall'Onu piovono critiche
Migranti e accoglienza. Tutti in fila

MILANO - "Dobbiamo unirci per il dopo Isais. Le forze dell'opposizione ora non riescono a trovare chi possa rappresentarli in futuro: è questa la difficoltà più grande che abbiamo di fronte". Paulos Yacob è un rifugiato politico che fa parte dell'opposizione al regime di Isaias Afeworki, il dittatore che ha sotto scacco l'Eritrea dal 1993, anno dell'indipendenza.

L'8 giugno una speciale Commissione d'inchiesta dell'Onu ha denunciato ancora una volta le violenze sistematiche subite dagli eritrei. Almeno 357.400 a metà 2014 sarebbero sotto protezione dall'Unhcr, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati. L'opposizione cerca di farsi valere con manifestazioni, l'ultima organizzata la scorsa settimana a Ginevra. "Il regime minaccia con i profughi l'Occidente – spiega – fa credere che senza di lui la situazione sarebbe incontrollabile e che chi scappa lo fa per cercare lavoro. La mia lotta qui, come rifugiato, è invece dire che noi scappiamo da una dittatura e abbiamo bisogno della comunità internazionale per sbarazzarcene".

Yacob ha passato oltre sei anni in Italia. Nel 2009 è stato tra i protagonisti della protesta degli eritrei a piazza Oberdan, nel cuore della piccola Asmara, il quartiere eritreo di Milano. Si è poi trasferito nel 2013 per sei mesi in Svezia e ora si trova in Germania. "Qui sto bene, mi danno 330 euro al mese, ho la possibilità di cercare un lavoro e imparo il tedesco. In Italia non ho avuto le stesse opportunità", spiega. E' in contatto con politici dei Verdi e dell'Spd per organizzare l'11 luglio a Francoforte una grossa mobilitazione dei rifugiati. "La lotta al regime possiamo combatterla anche qui, chiedendo all'Europa di riconoscerci quali profughi e non come migranti economici", aggiunge.

Isaias Afeworki, secondo fonti dell'opposizione, sarebbe sempre più malato. Soffre da anni di cirrosi epatica. Sempre l'opposizione considera i militari più ostili al regime di quanto non lo siano stati negli anni passati. Eppure la considerazione nelle cancellerie europee del dittatore eritreo resta elevata. Come ha riportato tra gli altri il Guardian di Londra, Afeworki avrebbe in corso da metà giugno negoziate con Paesi europei per impedire la fuga dei profughi verso la Libia in cambio di aiuti economici. (lb)

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