9 gennaio 2020 ore: 10:00
Disabilità

Quando (50 anni fa) i ragazzi disabili irruppero sulla "spiaggia dei belli"

di Maurizio Ermisino
Nelle sale "L'estate più bella", il film di Gianni Vukaj che racconta una vicenda di mezzo secolo fa: le mamme che portano i loro figli con gravi disabilità in vacanza a Forte dei Marmi. E fra proteste e copertine, fanno la storia
locandina estate più bella.
“La nostra battaglia si è fatta. E ora si ricomincia”. A parlare sono due grintose ragazze di settant'anni, due mamme di ragazzi disabili che all'inizio della storia ne avevano venti, e la cui testimonianza è fondamentale per il racconto de "L’estate più bella", il film prodotto da Tv2000Factory, la fabbrica del racconto di Tv2000, diretto da Gianni Vukaj, e scritto insieme a Beatrice Bernacchi.

Nelle sale a Roma e in altre dieci città

Il film racconta la storia di un gruppo di persone che, 50 anni fa, scelsero di schierarsi dalla parte degli ultimi, un gruppo di ragazzi nati con disabilità gravi. E di regalare loro un’esperienza che fosse la più gioiosa possibile: una vacanza al mare. E non, come si usava al tempo, in una di quelle colonie tristi e buie, ma in un bagno in Versilia, a Forte dei Marmi, una delle spiagge più esclusive d’Italia, quella che era “la spiaggia dei belli”. Da allora quella esperienza si ripete ogni anno. "L’estate più bella", distribuito in collaborazione con Lo Scrittoio, è nelle sale dall'8 gennaio 2020, iniziando un tour di proiezioni da Roma, per poi toccare Pistoia, Alessandria, Genova, Firenze, Trieste, Bologna e, a febbraio, Torino, Udine, Ferrara e ovviamente Forte dei Marmi. È un film delicato che racconta con poesia il mondo della disabilità parlando di tutti quelli che ne sono coinvolti: i disabili, ma anche i familiari, le associazioni e i volontari. Il progetto fa capo alla Fondazione Maria Assunta in Cielo Onlus (MAiC Onlus), un ente not for profit costituito nel 1989 a Pistoia su iniziativa di un gruppo di volontari attivi fin dal 1963.

Far vivere agli "spastici" la spiaggia "dei belli"

Il filo conduttore del film è il racconto di Luigi Bardelli, anima della fondazione e allora Presidente dell’Aias Pistoia, che nel film racconta come abbia deciso di aiutare un gruppo di mamme che, a differenza di quello che si faceva all’epoca, aveva pensato di portare fuori i figli disabili, quelli che – erano gli anni Sessanta – venivano chiamati “spastici” (Aias significa appunto Associazione Italiana Assistenza Spastici). L’idea era di farli vivere il più possibile nel bello. E, siccome non si sapeva come venissero trattati a casa una volta usciti dai centri diurni, di vederli insieme alle famiglie. Da qui l’idea della vacanza: non in un posto qualunque ma in Versilia, la “spiaggia dei belli”.
“Noi non eravamo belli” scherza Bardelli, ma ricorda anche come, in seguito alla scelta di affittare per quattro mesi 20 cabine, 20 ombrelloni e relativi lettini, con regolare contratto, ci volle una sentenza del pretore, in seguito alle proteste di “comitati anti-spastici”, per riuscire a portare questi ragazzi al mare. Quei ragazzi oggi sono uomini, le mamme e le volontarie (che nel 1971 finirono sulla copertina di Famiglia Cristiana, previo ritocco per trasformare un bikini in un costume intero…) sono delle signore anziane, che continuano dolcemente ad assistere i loro figli, e sono giustamente preoccupate per il “dopo di noi”.

Un film sulla riabilitazione che si fa amore

"L’estate più bella" è un film che riunisce anziani, adulti e giovani. Ci narra anche i volontari di oggi, ragazzi e ragazze giovanissimi, che raccontano la loro esperienza come “una secchiata d’acqua fredda” quando si tratta di viverla per molti giorni invece che per poche ore, o per la paura di trovarsi di fronte, all’improvviso, a una crisi epilettica. Ci racconta la storia di una coppia di giovani ragazzi con sindrome di Down, Francesco e Vale, innamorati e litigiosi, come tutte le coppie. “Cosa metti in valigia per andare in vacanza?” viene chiesto a Francesco. “Metto in valigia l’amore vostro e delle persone che sono qua” risponde. E, dopo che gli viene fatto un applauso, si commuove. 
La chiave, suggerisce Bardelli nel film, è proprio questa. Perché ci sono ovviamente bravi professionisti, generosi volontari, perché i posti sono belli. Ma il segreto è un altro. “È una parola ormai in disuso, che si chiama amore” riflette. “È la vera forma della riabilitazione. Qui si riabilita con amore”. Ed è questa la chiave con cui Vukaj ha affrontato questa storia. Colorando il film di atmosfere anni Sessanta e gioiose tinte pastello. E lasciando spazio alle emozioni: nella scena in cui Francesco si commuove, e in quella in cui lo fa Barbara, una delle ragazze finite nel ’71 su Famiglia Cristiana, la regia non “taglia”, anche se gli intervistati non riescono a parlare per le lacrime, ma lascia scorrere la scena. E in questo modo fa fluire nel film tutta l’emozione, il sentimento. E la verità.

“L’estate più bella è uno straordinario racconto di coraggio, battaglie vinte e perse, amori, carezze, albe, tramonti, mamme e figli con disabilità” ha spiegato il regista Vukaj. “Senza nessun filtro e pregiudizio ho provato ad avvicinarmi il più possibile alle anime dei protagonisti, dimenticandomi delle loro sedie a rotelle. Io credo profondamente che la disabilità e la diversità siano temi molto importanti dove accendere la luce, oggi più che mai, in una società dove la soglia di concentrazione è di solo otto secondi. Questo film è stato pensato e girato con l’obiettivo di sensibilizzare, rallentare, per poi fare riflettere sul passato, presente e futuro del mondo della disabilità e non solo”.
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