14 maggio 2021 ore: 14:36
Società

Etiopia, Human rights watch: minimizzate le violenze ad Axum

La Procura generale etiope starebbe giustificando le stragi in corso come azioni contro combattenti. Ma la ong denuncia l'uccisione di persone con disabilità, anziani e donne, inclusa una madre di cinque figli

ROMA - "La Procura generale dell'Etiopia non sta dando atto di volersi assumere la piena responsabilità" circa le violenze che a fine 2020 si sono verificate nella città di Axum, ma starebbe cercando di "giustificare gli abusi, facendo passare il messaggio che questi crimini sono autorizzati". Lo ha dichiarato in una nota Laetitia Bader, responsabile per il Corno d'Africa di Human Rights Watch.

"L'ufficio del procuratore generale dell'Etiopia- viene riferito nella nota dell'ong- ha rilasciato le sue osservazioni sulle accuse di atrocità commesse dalle forze etiopi ed eritree nella storica città di Axum, nel Tigray, alla fine di novembre 2020", nell'ambito dell'offensiva che l'Etiopia aveva lanciato contro la regione, per rimuovere il governo locale, accusato di elezioni illegittime. Per la responsabile dell'ong è grave che la Procura ora giustifichi quelle stragi col fatto che "la maggior parte delle vittime erano combattenti rimasti uccisi negli scontri con le truppe eritree e non dei civili".

Secondo un rapporto realizzato dall'ong, però, "giovani, alcuni dei quali armati, si sono uniti a un piccolo gruppo di milizie del Tigray per tendere un'imboscata alle truppe eritree in cima alla collina May Quho".

Secondo Bader, "ciò che è più indicativo nel comunicato del procuratore generale è che sorvola sul diffuso saccheggio che si è verificato la settimana in cui le forze etiopi hanno preso il controllo della città e l'orribile massacro delle forze eritree che si è svolto nell'arco di 24 ore, dal pomeriggio del 28 novembre fino al pomeriggio del 29".

Secondo la responsabile di Human Rights Watch quindi, "il governo etiope dovrebbe spiegare perché è rimasto in silenzio durante quelle 24 ore" e anche "molto tempo dopo la fine degli scontri, quando le forze eritree hanno giustiziato sommariamente decine di residenti, ucciso civili nelle loro case, ucciso altri civili nelle strade e giustiziato sommariamente alcuni prigionieri". Bader ha aggiunto: "La maggior parte delle vittime erano uomini e ragazzi, ma sono state uccise anche persone con disabilità, anziani e donne, inclusa una madre di cinque figli".

La ricercatrice di Hrw sostiene che la posizione assunta dalle autorità etiopi "solleva interrogativi su come il governo etiope distingue tra combattenti e civili. Secondo il diritto internazionale umanitario, le forze militari possono attaccare i civili solo se stanno partecipando direttamente alle ostilità". Bader dichiara ancora: "I combattenti catturati e i civili detenuti devono essere trattati umanamente e mai giustiziati sommariamente o subire altri tipi di maltrattamenti".

Ad Axum, città simbolo della Chiesta ortodossa in Etiopia, in quel periodo è stata attaccata anche la chiesa di Santa Maria di Sion, luogo di pellegrinaggio in quanto custode secondo la tradizione dell'Arca dell'alleanza, la cassa di legno con coperchio d'oro contenente le Tavole dei dieci comandamenti dettati da Dio a Mosè sul monte Sinai.

Qualche giorno fa il patriarca ortodosso Abune Mathias ha denunciato che nell'assalto alla chiesa "sono stati fucilati coloro che hanno cercato di opporsi al furto" delle reliquie. Episodi del genere, secondo il patriarca, si sono verificati anche in altre chiese e monasteri del Tigray. (DIRE)

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