7 settembre 2022 ore: 16:06
Non profit

Etiopia, Tigray senza pace. Cuamm: “Costretti a rallentare l’intervento nella regione”

L’organizzazione è impegnata a supportare 3 strutture sanitarie, fornendo farmaci, facendo formazione al personale locale e supportando nella cura e nel riferimento dei malati. “Manca tutto, e la popolazione è stremata”

PADOVA - “Da diversi giorni, purtroppo, in Tigray la situazione si è aggravata. Gli scontri tra il Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tplf) e il Governo centrale sono ripresi, facendo naufragare la speranza di un accordo di pace. A patire di più, la popolazione che è stremata da un conflitto, con violenze fisiche e psicologiche atroci, che ha causato circa 2 milioni di sfollati interni. Manca tutto: cibo, acqua, farmaci, beni di prima necessità, benzina. Gli ospedali sono in maggioranza chiusi per mancanza di equipaggiamento, staff e medicinali e quelli che funzionano lo fanno con estrema scarsità di medicine e con staff che non riceve stipendi da più di un anno. Ovunque ci sono paura e distruzione”. A descrivere la situazione in Etiopia è il Cuamm, che è impegnato in 8 paesi dell’Africa sub-Sahariana (Angola, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania, Uganda) con oltre 4.500 operatori sia europei che africani.

Alle 5 di mattina di mercoledì 24 agosto sono ripresi gli scontri e le operazioni militari. Ci sono scontri a sud, nella zona di Kobo e a ovest – racconta Riccardo Buson, rappresentante paese del Cuamm in Etiopia appena rientrato da una supervisione proprio in Tigray –. Sono stati sparati vari colpi di artiglieria. Difficile per ora determinare se sia una situazione passeggera o se sia l’inizio di un’operazione militare su larga scala. Si capirà nei prossimi giorni”.

Medici con l’Africa Cuamm, pur con gli inevitabili rallentamenti, prosegue nel proprio impegno in Tigray, grazie al sostegno dell’Unione Europea e alla collaborazione con Vis, per supportare 3 strutture sanitarie, fornendo farmaci, facendo formazione al personale locale e supportando nella cura e nel riferimento dei malati. In parallelo il lavoro continua anche a Debre Berhan, nella regione Amhara dove, secondo i dati Ocha, si sono rifugiati circa 200 mila sfollati, soprattutto provenienti dalla regione dell’Oromia. La maggior parte di loro vive con la comunità, ma molti si sono concentrati in centri di accoglienza che hanno bisogno di tutto, dai servizi sanitari a quelli nutrizionali.

Qui, grazie al sostegno di Oms/Unione Europea, il Cuamm fornisce cure primarie e assistenza sanitaria di base agli sfollati dei centri di accoglienza. Attraverso il lavoro di 4 cliniche mobili e di una ventina di operatori sanitari, ogni giorno si garantiscono visite ambulatoriali, screening nei bambini e nelle donne in gravidanza e molto altro ancora.

“In questa regione, oltre 32 ospedali e 3 mila strutture sanitarie hanno subito saccheggi o danni. Secondo le stime di Unicef, i livelli di malnutrizione severa acuta sono superiori all'8% e le vaccinazioni sono state interrotte da 8 mesi», sottolinea Fabio Manenti, responsabile dei Progetti del Cuamm.

Allo scoppio della guerra nel nord dell’Etiopia, Medici con l’Africa Cuamm, grazie al supporto della Caritas italiana, a sua volta sostenuta dalla Cei, si è attivato per portare aiuto con la fornitura di farmaci, equipaggiamento sanitario, e di beni di prima necessità oltre che per provvedere ai salari dello staff sanitario di 4 centri di salute, 1 ospedale e 1 clinica oculistica.
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