16 gennaio 2023 ore: 14:11
Società

Etiopia, Unione africana: nel Tigray possibili 600 mila morti

Primo bilancio del mediatore Obasanjo sui due anni del conflitto armato.  L'accordo di cessazione permanente delle ostilità siglato a inizio novembre scorso in Sudafrica ha impedito "mille morti al giorno"

ROMA - Il conflitto nella regione settentrionale del Tigray che ha colpito l'Etiopia per circa due anni e che è giunto a una tregua lo scorso novembre potrebbe aver provocato la morte di "circa 600mila persone". Il capo mediatore dell'Unione Africana, l'ex presidente della Nigeria Olusegun Obasanjo, lo ha affermato in un'intervista al quotidiano britannico Financial Times.

Quello ipotizzato dall'ex capo di Stato è il primo bilancio del conflitto formulato da una figura non appartenente alla società civile. La guerra in Tigray, combattuta dal novembre 2020 al novembre 2022 dall'esercito etiope e i suoi alleati e dalle autorità regionali del Tigray, guidate dal Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf), è stato segnato dalla quasi totale interdizione alla regione per la stampa locale e internazionale e da una lunga interruzione dei servizi di telecomunicazione locali. Questi due elementi hanno impedito una cronaca dal campo da parte di attori terzi e anche di verificare in modo indipendente i dati di volta in volta comunicati dalle parti belligeranti.

Secondo Obasanjo, l'accordo di cessazione permanente delle ostilità siglato a inizio novembre scorso in Sudafrica ha impedito "mille morti al giorno".

Un gruppo di ricercatori dell'Università belga di Gent ha avviato mesi fa un osservatorio sul conflitto che, fra le altre cose, ha cercato di elaborare un bilancio delle vittime civili. Secondo gli esperti dell'ateneo belga, due anni di ostilità potrebbero aver provocato circa 400mila morti fra quelli causati direttamente dai combattimenti, quelli periti a causa della carestia prodotta dal conflitto e quelli deceduti a causa del mancato accesso sanitario causato dalla guerra.

Ascoltato dal Financial Times, Daniel Bekele, a capo della Commissione etiopica per i diritti umani, istituto indipendente creato dal governo, ha invitato alla "cautela" rispetto a possibili "bilanci esagerati" presentati dalle parti in causa e ha affermato che "potremmo non sapere mai l'esatto numero di persone che sono morte" nel conflitto.

(DIRE)
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