Europa, 2 senza dimora su 3 finiscono in strada a causa dell’alcol
ROMA - La Feantsa (Federazione Europea delle associazioni che lavorano con persone senza dimora) si compiace della risoluzione adottata oggi dal parlamento europeo, una risoluzione che chiede all’Europa una nuova strategia per combattere i danni legati all’alcol, e invita la Commissione europea a manifestare un impegno politico per sviluppare rapidamente una nuova strategia di lotta all’alcol nel periodo 2016-2022.
La Feantsa sottolinea come vi sia un chiaro legame tra il consumo nocivo di alcolici e la condizione di senza fissa dimora. “Se è vero che si può diventare un senzatetto per varie ragioni, una ricerca mostra che i due terzi degli homeless affermano che una delle ragioni principali per diventare ‘senzatetto’ è l’alcol”. Non solo: c’è la prova evidente che aumenta anche l'uso di alcol come conseguenza dell’essere senzatetto: uno strumento, quello dell’alcol, spesso utilizzato come mezzo per affrontare lo stress del vivere in strada.
“La mortalità in persone senza fissa dimora (persone che vivono in strada muoiono 20 anni prima che la popolazione complessiva) – continua la Feantsa - è un esempio delle gravi disuguaglianze sanitarie e l'uso problematico di alcol è un fattore importante che contribuisce a questa diseguaglianza. Uso problematico di alcol che incide per più di un terzo di tutti i decessi tra le persone senza fissa dimora”.
“L'uso di alcol e la condizione di senza fissa dimora sono problematiche complesse che devono essere affrontati in modo integrato – continua la federazione -. È necessario un approccio multi-settore per consentire partenariati tra i diversi operatori sanitari e di assistenza sociale, in modo che possano meglio coordinare il sostegno. Mentre è importante sviluppare una varietà di trattamenti mirati per le persone senzatetto alle prese con l’uso problematico di alcol; inoltre, vi è un urgente bisogno di fornire loro altri servizi di supporto. Esperienze dimostrano che un alloggio stabile, sia durante che dopo il trattamento, è la chiave per il recupero di queste persone e può ridurre il rischio di recidiva”.