30 settembre 2015 ore: 14:51
Immigrazione

Europa, Trust fund per i Paesi africani: 1,8 miliardi contro l'immigrazione irregolare

La bozza è stata scritta il 9 settembre ma la discussione conclusiva sarà a La Valletta, al summit previsto per l'11 e 12 novembre. Destinato ai Paesi delle aree di provenienza dei migranti, si prefigge lo scopo di "promuovere stabilità". Come è ancora un mistero
Profughi in Sudafrica, rifugiati

MILANO - Tra quaranta giorni si deciderà come l'Unione europea, la Commissione e gli Stati membri vogliono gestire i flussi migratori. Appuntamento a Malta, l'11 e il 12 novembre. Ma non ci sarà solo Europa: "Devono essere coinvolti anche i Paesi di transito e di origine dei migranti", si legge nel sito del Consiglio dell'Unione europea. E l'ingaggio sarà, in primis, con aiuti finanziari: 1,8 miliardi di euro ricavati da disavanzi del vecchio Fondo europeo per lo sviluppo, più altri importi dislocati da fondi di sostegno al Sud Sudan, a Paesi del Corno d'Africa e a missioni di cooperazione. A questi si aggiungerà un importo ancora da quantificare degli Stati membri che parteciperanno, tra i quali, al momento, l'unica partecipazione certa è quella spagnola, anche se un forte interesse è già stato espresso da Francia, Danimarca, Italia e Olanda. Il fondo si chiama "Emergency trust Fund for stability and addressing root causes of irregualar migration in Africa". Da notare che nella prima bozza del 9 settembre, ormai superata, si era ipotizzato ad un tetto massimo di un miliardo da destinare a questo fondo. Attorno al quale c'è ancora una coltre di mistero rispetto all'utilizzo concreto.

Il fondo, si legge nei documenti ufficiali, sarà destinato a regioni specifiche dell'Africa occidentale (lago Chad e Sahel, fino alla Nigeria); Africa settentrionale (dal Marocco all'Egitto) e il Corno d'Africa (da Gibuti all'Uganda). Lo scopo: "favorire la stabilità delle regioni" e "contribuire ad una migliore gestione dell'immigrazione". Il modo sarà stabilito nel corso del summit di La Valletta.

L'iniziativa si inscrive nel quadro del Processo di Khartoum, un tavolo diplomatico promosso a Roma il novembre 2014 per costruire uno spazio di dialogo tra cinque Paesi europei (Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Malta)e cinque partner africani (Egitto, Eritrea, Etiopia, Sud Sudan e Sudan). Qui il primo nodo critico, sottolineato da osservatori come il professore Fulvio Vassallo Paleologo: per contrastare l'immigrazione irregolare si coopera o con regimi che causano la fuga dei migranti (come l'Eritrea o il Sudan) oppure con giunte militari che hanno perseguitato i migranti (come l'Egitto di Al-Sisi). Obiettivo evidente del Processo di Khartoum è l'esternalizzazione delle frontiere: spostare i bastioni difensivi della Fortezza Europa un po' più a sud; ad Agedez, in Niger, come a Khartoum o Addis Abeba. In che modo? La regole sono ancora tutte da stabilire. Finora tutti i documenti europei pubblicati in materia si riferiscono solo a principi generali. (lb)

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