17 ottobre 2023 ore: 15:16
Società

Evacuare gli ospedali a Gaza? “Impossibile”. Le parole di una giovane palestinese

22 ospedali nella Striscia di Gaza hanno ricevuto l’ordine di evacuazione dalle forze militari israeliane, ma per molte persone rimangono l'unico luogo sicuro dove rifugiarsi. “Migliaia di persone si stanno rifugiando nell'ospedale Al-Shifa”. Il video dell'attivista di ActionAid
gaza attivista actionaid

ROMA - “Sorprendentemente, siamo ancora vivi”: inizia così la video testimonianza di Bisan Odehis, 24 anni, giovane attivista di ActionAid Palestina, dall’esterno dell’ospedale Al-Shifa. Uno dei 22 ospedali nella Striscia, il più grande a Gaza, che hanno ricevuto l’ordine di evacuazione dalle forze militari israeliane. Ma per molte persone, proprio gli ospedali rimangono l'unico luogo sicuro dove rifugiarsi. Attualmente, decine di migliaia di persone si stanno rifugiando nell'ospedale più grande di Gaza, Al-Shifa.

"Prima di diventare un rifugio, questo era uno degli ospedali più importanti e più grandi della Striscia di Gaza, che forniva servizi medici e cure per persone ferite o malate – racconta Bisan – Ora le condizioni qui sono miserabili: le persone sono senza acqua, senza cibo, senza igiene. Le persone dormono e giacciono per terra, nei corridoi e ovunque all'interno dell'ospedale. Migliaia di persone dormono ad Al-Shifa ogni giorno, in assenza di igiene e senza nessun supporto. Hanno lasciato le loro case perché considerano l'ospedale un luogo più sicuro. Dove andranno, se l'ospedale sarà evacuato?".

Come ricorda ActionAid, “l'evacuazione forzata degli ospedali non è solo una violazione del diritto internazionale, ma rappresenta anche una grave offesa all'umanità, con così tante persone ferite e già sofferenti, che necessitano di trattamenti e cure urgenti. Queste azioni aggravano ulteriormente la già disperata situazione umanitaria e mettono a grave rischio la vita dei pazienti e dei professionisti medici impegnati a curarli”. Di qui l'appello: “La comunità internazionale deve unirsi per richiedere la revoca degli ordini di evacuazione e garantire la protezione delle strutture sanitarie e dei lavoratori della sanità in questo momento senza precedenti. ActionAid continua a chiedere un cessate il fuoco e la fine di questo ciclo di ripetuto di escalation di violenze. Chiediamo anche la creazione di un corridoio umanitario sicuro per fornire assistenza e medicinali e per la protezione delle infrastrutture civili e dei civili. Gli ospedali, le scuole, le strutture umanitarie e i rifugi devono essere protetti dai combattimenti e non dovrebbero essere né occupati dai combattenti né deliberatamente presi di mira”.

Nel frattempo ActionAid rende noto che le forniture d'acqua stanno raggiungendo livelli critici in tutta Gaza a causa di un persistente blocco su carburante, acqua e cibo. La mancanza d’acqua e la minaccia di malattie trasmesse dall’acqua potrebbero causare una catastrofe sanitaria per centinaia di migliaia di persone e una minaccia allarmante per la vita delle donne in gravidanza e in allattamento e dei loro neonati. Soraida Hussein-Sabbah, Gender e Advocacy Specialist per ActionAid dichiara: "Con l'acqua che sta per esaurirsi in tutta Gaza, la situazione è critica, in particolare per le donne incinte e in allattamento. Impossibilitate ad accedere all'acqua, e in mezzo a continui bombardamenti e sfollamenti, le donne disidratate avranno difficoltà a produrre il latte di cui hanno bisogno per nutrire i loro bambini e mantenerli in vita".

Attualmente, sono disponibili solo 3 litri d’acqua per persona, con l'Unrwa che afferma che l’approvvigionamento idrico è stato ripristinato solo nella parte meridionale di Gaza, fornendo un limitato approvvigionamento solamente a metà della popolazione della città di Khan Yunis, quasi 100 mila persone. L'acqua non può essere pompata in tutta la Striscia poiché gran parte delle infrastrutture necessarie per fornire acqua alle comunità locali è stata distrutta e danneggiata durante i continui bombardamenti israeliani. Il totale collasso dei servizi igienico-sanitari in tutta Gaza aumenta anche la minaccia del colera e delle malattie diarroiche, che sono due delle principali cause di morte per i bambini sotto i 5 anni in tutto il mondo.

A Gaza vivono 50 mila donne in gravidanza, che attualmente non possono accedere ai servizi sanitari essenziali. Circa 5.500 di queste donne dovrebbero partorire nel mese prossimo, avverte ActionAid. Le scorte di carburante sono quasi esaurite e gli ospedali riferiscono che oggi resteranno senza corrente, con molti pazienti, tra cui i neonati nelle unità neonatali, in supporto vitale. "L’accesso all’acqua è universalmente riconosciuto come un diritto umano fondamentale, il che significa che il continuo blocco di Gaza rappresenta una negazione dei diritti delle donne e dei bambini in tutta l’area. Chiediamo con urgenza un corridoio umanitario verso Gaza e il pieno e ininterrotto ripristino delle forniture d'acqua da Israele a Gaza" conclude Soraida.









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